Amarcord: Giorgio Bresciani, un anno da star

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Fra le tante massime che circolano nel mondo del calcio si dice che più che vincere la vera difficoltà sia ripetersi. Squadre che compiono imprese più grandi di loro e sono poi incapaci di concedere il bis, o molto più semplicemente calciatori che in una stagione sembrano baciati dalla fortuna, attirano le luci della ribalta, salvo poi perdersi nello stesso anonimato da cui erano sbucati. A Giorgio Bresciani è andata più o meno così, anche se i suoi gol ancora oggi restano indimenticabili nel cuore e nella mente di chi ha vissuto ascesa e declino di un attaccante normale.

Giorgio Bresciani nasce a Lucca il 23 aprile 1969 e non ha ancora finito le scuole medie quando capisce che il calcio potrà diventare il suo mestiere. Quando gioca con gli amici ha più grinta, più passione, più precisione di loro, ma soprattutto vuole segnare sempre, tira da ogni posizione, mostra qualità che gli altri non hanno e sembra essere davvero in grado di fare strada nel calcio. Viene scoperto da alcuni osservatori locali che lavorano per il Torino, il club granata lo fa visionare un altro paio di volte, poi lo inserisce nei quadri del proprio settore giovanile dove Bresciani fa tutta la trafila sino ad essere convocato da Luigi Radice per il ritiro pre campionato nell’estate del 1987 quando ha 18 anni e tanta voglia di fare. Bresciani è un attaccante rapido, non altissimo (1 metro e 73) ma abile a giocare assieme ad un centravanti classico; al Torino c’è l’austriaco Tony Polster da cui in allenamento il ragazzo delle giovanili prova ad apprendere trucchi e movimenti, pur non essendo una prima punta pura. Il 30 agosto i granata giocano ad Arezzo per la prima fase di Coppa Italia contro la locale squadra toscana che milita in serie B: il Toro sembra ben rodato, vince 5-1 e l’ultima rete all’89’ la firma proprio Bresciani a cui Radice ha concesso l’esordio in prima squadra. Il 20 settembre 1987 alla seconda giornata il Torino ospita al Comunale la Sampdoria e col risultato sul 3-1 a favore dei piemontesi, Radice spedisce in campo Bresciani al minuto 81 al posto di Tullio Gritti; il tempo di capirci qualcosa, di rendersi conto che davvero il campo calcato sia quello della serie A che il giovane attaccante assiste al quarto gol granata siglato da Polster. L’esordio è indimenticabile, forse più del gol in Coppa Italia, segnato fra gli sbadigli dei pochi intimi aretini e la poca rilevanza mediatica in un’Italia ancora sotto l’ombrellone. Stavolta è campionato, stavolta è serie A, stavolta il boato del pubblico è quello vero.

Indimenticabile l’esordio, ancor di più il primo gol nella massima serie: è il 28 febbraio 1988 e al Comunale va in scena Torino-Cesena; sembra una partita stregata per i granata, sotto per 2-0 già alla fine del primo tempo. Al minuto 64, col Torino all’assalto, Radice toglie l’ala Fuser ed inserisce Bresciani. Passano cinque minuti e la squadra usufruisce di un calcio di rigore che Cravero trasforma per l’1-2 che riaccende qualche speranza. All’86’, poi, su sponda di Polster, Bresciani aggancia la palla in piena area, si destreggia in mezzo alle marcature dei romagnoli e, spostato leggermente sulla destra, lascia partire un diagonale rasoterra che si infila all’angolino: 2-2, pubblico impazzito e Bresciani, maglia numero 15, corre con le braccia in alto a far festa sotto la curva Maratona. I tifosi apprezzano quell’attaccante rapido e determinato, così come Radice che gli concede sempre più minutaggio in un campionato che per il Torino vale la lotta per un posto in Uefa. Il 13 marzo, due settimane dopo la rete al Cesena, Bresciani si ripete ancora, sempre in casa, stavolta addirittura contro il Milan di Arrigo Sacchi, futuro campione d’Italia; Torino-Milan viaggia sullo 0-0, ma al 78′ proprio Bresciani trova lo spazio giusto per battere Giovanni Galli e portare in vantaggio i granata. Il Milan pareggerà meno di un minuto dopo con Ancelotti, ma a Bresciani basta per essere ampiamente soddisfatto. Il campionato del Torino si concluderà con 2 reti per l’attaccante toscano, più quella in Coppa Italia dove i granata si arrenderanno solo in finale contro la Sampdoria e perderanno l’accesso alla Coppa Uefa per mano della Juve che ai rigori vincerà lo spareggio (Bresciani siglerà dal dischetto una delle reti granata).

La conferma è scontata per Bresciani che nella stagione 1988-89 si ritaglierà più spazio, anche se a Torino cambia moltissimo, la società sbaglia campagna acquisti, affiora il nervosismo, la squadra si ritrova coinvolta nella zona bassa della classifica da cui non riemergerà più retrocedendo in serie B dopo trent’anni e a quaranta esatti dalla sciagura di Superga. Bresciani segnerà 3 reti in campionato (contro Cesena, Como e Milan) ed una in Coppa Italia che vale il successo per 1-0 contro il Milan in una delle poche giornate felici di un’annata da dimenticare. Nell’estate del 1989 il Torino presta Bresciani all’Atalanta e l’attaccante può così rimanere in serie A in una compagine ben attrezzata e che a fine campionato conquisterà un’insperata qualificazione in Coppa Uefa grazie anche alle vittorie del Milan in Coppa dei Campioni, della Sampdoria in Coppa delle Coppe e della Juventus in Coppa Italia e che liberano posti europei in classifica. A Bergamo Bresciani è la riserva della coppia Caniggia-Evair, si adatta al ruolo e segna 4 reti, la prima decisiva nell’1-0 contro l’Ascoli alla nona giornata e che vale per i nerazzurri il terzo successo consecutivo, così come la seconda che permette ai bergamaschi di superare l’Udinese, quindi la terza sul campo del Verona che consente ai nerazzurri di raggiungere il pareggio, infine sigla il terzo dei quattro gol con cui l’Atalanta seppellisce la Lazio. Alle 4 marcature in campionato, poi, va aggiunta l’ormai consueta rete al Milan in Coppa Italia, coi rossoneri che diventano la vittima preferita di Bresciani che, nell’estate del 1990 torna al Torino dopo che i granata hanno stravinto il campionato di serie B. Nessuno lo sa ancora, ma la vigilia della stagione 1990-91 sarà l’antipasto del piatto più goloso della carriera per Giorgio Bresciani che vivrà un’annata irripetibile e, sotto certi versi, quasi inspiegabile.

In panchina al Torino non c’è più Eugenio Fascetti, artefice della promozione, bensì Emiliano Mondonico che proprio assieme a Bresciani compie il viaggio Bergamo-Torino. Il tecnico lombardo conosce ed apprezza l’attaccante, e non è così sicuro di fargli fare la riserva anche stavolta; il centravanti titolare è il brasiliano Muller, mentre ad agire accanto a lui c’è lo jugoslavo Skoro che però non offre particolari garanzie dal punto di vista della continuità. Il Torino parte bene, alla terza giornata batte l’Inter 2-0, poi la Roma, non sembra una neopromossa e la classifica, infatti, dimostra che i granata possono ambire a ben altro rispetto alla salvezza sbandierata prudentemente da Mondonico in estate. Il 21 ottobre 1990 i piemontesi giocano a Cagliari contro l’ultima in classifica, in panchina non c’è Mondonico che si trova in ospedale a farsi operare di appendicite, in campo però la squadra è arzilla e combattiva e rimonta dallo 0-1 al 2-1 grazie anche al primo centro stagionale di Bresciani che da qui in poi non si sfilerà più la maglia da titolare. L’apporto dell’attaccante diventa fondamentale nello scacchiere tattico dei granata, oltre al fatto che l’ex atalantino inizia a segnare senza fermarsi: va in gol anche la settimana successiva nel 2-2 di Cesena, quindi a Napoli, fino ad arrivare al giorno di gloria per il Torino, ovvero al 6 gennaio 1991 quando la formazione di Mondonico sbanca Marassi in casa della Sampdoria (che vincerà lo scudetto) grazie alla doppietta proprio di Bresciani che stende i blucerchiati e gioca un tiro più che birbone ai futuri campioni d’Italia. Sulle ali dell’entusiasmo, la punta torinista si ripete anche la giornata successiva nell’1-1 contro la Fiorentina e poi ancora a Bergamo quando decide la gara contro la sua ex squadra. La prima doppietta in serie A arriva il 3 febbraio nel 4-0 contro il Bari; Bresciani è uno dei migliori bomber del campionato, un ruolo inedito per lui ma che sembra svolgere al meglio, grazie al lavoro della squadra e alla fiducia di Mondonico che gli ha ormai assegnato le chiavi dell’attacco granata.

Bresciani segna ancora nel 4-1 rifilato dal Torino al Bologna, poi va in gol nel 5-2 al Genoa in una sorta di spareggio per entrare in Uefa, a dimostrazione dell’ottimo campionato dei granata e di quello superlativo di un attaccante in evidente stato di grazia. Non ha il fascino del centravanti di razza, Bresciani, segna reti comuni a molti attaccanti, ma ha il pregio di farsi trovare al posto giusto nel momento giusto e a capitalizzare al massimo i palloni che gli capitano durante i 90 minuti; è l’incidenza, infatti, il punto a favore della punta torinista che riesce a sfruttare quasi il 100% delle azioni in cui viene chiamato in causa. Dopo l’epico successo nel derby contro la Juventus, il Torino batte pure il Pisa e si accontenta dell’1-1 casalingo contro la Sampdoria quasi scudettata, partita assai”chiacchierata” e sulla quale puntano l’indice le rivali dei doriani e quelle dei granata per la corsa Uefa, asserendo che le due squadre si siano accontentate del pareggio, firmato dai gol di Invernizzi e Bresciani su rigore. E’ l’ultima rete in campionato per l’attaccante toscano che chiuderà l’annata con ben 13 reti in 27 presenze e l’unico neo di aver sbagliato uno dei rigori nella sfida contro la Sampdoria ai quarti di Coppa Italia. Poco male, il Torino si piazza quinto in serie A e guadagna l’accesso in Coppa Uefa, per Bresciani è la consacrazione dopo anni a fare da riserva e a subentrare nelle mezzore finali, magari quando la sua squadra doveva rimontare. Stavolta è stato il protagonista, i tifosi che ascoltavano le partite alla radio bisbigliavano fra di loro: “Chi ha segnato? Ancora Bresciani?“. Giorgio Bresciani è l’uomo dell’anno nella Torino granata, assieme a Gianluigi Lentini che al popolo torinista ricorda Gigi Meroni per look, intraprendenza e talento.

Scontato che Bresciani sia un punto fermo del Torino 1991-92, anche se in granata arriva il brasiliano Casagrande che dopo gol a grappoli ad Ascoli vuole confrontarsi con una piazza più esigente. Il nuovo Torino sembra ancora più forte del precedente, in rosa c’è anche il talento di Scifo e la squadra si mantiene in zona Uefa già dall’avvio. A mancare all’appello, però, è proprio Bresciani che non riesce a ripetere l’exploit dell’anno prima, non trova la via del gol ed incomincia ad innervosirsi, in campo non passa la palla ai compagni perché vuole segnare, vuole sbloccarsi e non ci riesce. Al 2 ottobre, Bresciani ha segnato un solo gol, in Coppa Italia contro l’Ancona; quella sera, invece, ritrova la rete in Coppa Uefa aprendo le marcature nel 6-1 contro gli islandesi del KR Reykjavík. Il 20 ottobre giunge pure il primo gol in campionato, realizzato contro la Roma, poi più nulla fino all’ultima giornata del girone d’andata quando i granata vincono 4-0 ad Ascoli e a Bresciani viene concesso il sigillo finale su calcio di rigore al 90′, proprio per mandarlo in gol e calmare quell’animo un po’ insoddisfatto. Bresciani sente che oltre al gol manca la stessa fiducia dell’anno prima, il pubblico granata si gode le prodezze di Casagrande e sembra aver dimenticato colui che la stagione precedente aveva trascinato la squadra a suon di gol. Certo, le colpe sono anche sue, quando scende in campo è nervoso e si incaponisce per trovare la rete e dimostrare che non ha fatto tanti gol per caso. Il Torino chiuderà il campionato con un eccellente terzo posto e la finale di Coppa Uefa persa con sfortuna e rammarico contro l’Ajax, mentre Bresciani terminerà la stagione con 4 gol in campionato, segnando nelle ultime giornate prima al Genoa e poi all’Atalanta, oltre ad un’altra rete in Coppa Uefa ad Atene contro l’AEK. In totale 7 gol, sommando tutte le competizioni, quasi la metà di quelle messe a segno solo in campionato l’anno prima. Giorgio Bresciani è forse una delle delusioni dell’anno, in molti iniziano a chiedersi se quella stagione 90-91 non sia stata un unicum per un attaccante tutto sommato normale.

Quello che Bresciani spera sia l’anno del riscatto si trasforma nell’inizio della decadenza per lui che in estate fa le valigie e si trasferisce al Cagliari dove però dopo appena 4 spezzoni giocati e la certezza di vedere il campo col contagocce, a novembre passa al Napoli dove però non segna mai. Confermato anche per la stagione successiva, Bresciani parte bene e Marcello Lippi, nuovo tecnico dei partenopei, lo lancia titolare ad inizio campionato e l’ex torinista va in rete all’esordio nella sconfitta casalinga contro la Sampdoria. Sarà l’unico acuto di un campionato che lo vedrà impiegato solamente 11 volte nonostante l’ottimo torneo dei campani che raggiungeranno la qualificazione in Coppa Uefa. Nell’estate del 1994 Bresciani si accasa alla Reggiana, sempre in serie A, in una squadra che andrà incontro ad una retrocessione quasi annunciata. Gli emiliani perdono le prime 5 partite di campionato, poi alla sesta, il 16 ottobre 1994, ospitano la Fiorentina: proprio Bresciani porta avanti i suoi al 39′, quindi nella ripresa i toscani pareggeranno con Batistuta ma la Reggiana riuscirà comunque a portare a casa il primo punto della stagione. Sarà l’ultima annotazione in serie A per Bresciani che a novembre lascia Reggio Emilia ed accetta la corte del Bologna che è in serie C1 ma sta dominando il campionato; in rossoblu, l’ex torinista vivrà una bella parentesi, prima contribuendo al ritorno in B andando anche in gol 4 volte, poi prendendo parte alla splendida cavalcata dei felsinei che nel campionato cadetto 1995-96 saranno protagonisti assoluti con una promozione da record ed un cammino praticamente perfetto. Bresciani non è titolare in quel Bologna ma si sente ugualmente importante, l’allenatore Renzo Ulivieri lo tiene molto in considerazione e lo manda spesso in campo. I gol alla fine saranno ancora 4, ma soprattutto a Bologna ricordano quanto accaduto il 2 giugno 1996 quando uno stadio Dall’Ara stracolmo assiste alla spigolosa gara contro il Chievo, decisa al minuto 95 da un colpo di testa proprio di Bresciani che vale l’aritmetica promozione in serie A e che ancora oggi è uno dei più amati dalla tifoseria rossoblu.

Bresciani lascia Bologna al termine di quel favoloso campionato e sembra rinfrancato, del resto non ha ancora 30 anni e può ritagliarsi ancora qualche ruolo importante in una carriera che sembra concedergli forse qualche altra possibilità. Sbaglia scelta, però, si accasa alla Cremonese, una squadra appena retrocessa dalla serie A che programma l’immediata risalita incappando invece clamorosamente in un’altra retrocessione; Bresciani va in gol 4 volte, ma non evita la caduta dei grigiorossi e non è immune dalle contestazioni di un pubblico inferocito. Intorno a Bresciani inizia a serpeggiare pessimismo, la retrocessione della Cremonese non è certo colpa sua, ma il suo nome sembra scomparire dai taccuini dei dirigenti, nell’ambiente non sono in pochi a considerarlo un calciatore ormai finito. Trova un ingaggio in serie B ad Ancona ma realizza soltanto una rete in campionato e vive un’altra stagione disgraziata dal momento che pure i marchigiani retrocedono in C1; è l’ultima esperienza in B, dato che Bresciani spara le restanti cartucce di carriera in serie C, prima in C1 a Siena (3 reti) e nella stessa stagione in C2 a Trento dove trova la terza retrocessione in altrettante annate. Le esperienze alla Sangiovannese e alla Juve Stabia non lasciano alcun segno e la carriera di Giorgio Bresciani termina nel 2006 fra i dilettanti a Colle di Val d’Elsa (Siena) nella locale formazione della Colligiana di cui poi diventerà dirigente per un paio d’anni, prima di chiudere definitivamente col mondo del calcio.

Oggi Giorgio Bresciani vive a Bologna, è titolare di una società che presta servizi alle imprese (la G&L Group) e dice di non avere rimpianti, il calcio non gli manca anche se spesso va allo stadio a vedere il suo Torino, la squadra di cui è rimasto tifoso ed appassionato, quella che gli ha regalato l’annata più gloriosa della sua carriera, chiusa con 28 reti in serie A, 2 presenze e 2 gol nella nazionale under 21 e l’amaro in bocca per un trampolino di lancio da cui è riuscito a tuffarsi una volta sola. A lui è legato il ricordo di un Torino e di un Bologna ambiziosi ed affamati di rivincite, ed è bello pensare che la loro riscossa sia nata dai gol di Bresciani che forse non evocherà le gesta trionfali di un campione ma che probabilmente resterà immortale nel cuore dei veri appassionati.

di Marco Milan

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