Basilicata avvelenata. Dal petrolio, dagli idrocarburi e dalla malapolitica

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Basilicata. Terra che piange protezione e si ritrova invasa, torturata, offesa dagli interessi di chi spera di sfruttare l’ambiente fino all’ultima goccia di petrolio. Sì perché quando gli interessi delle multinazionali si intrecciano con quelli di una politica che non riesce a esprimere il suo secco “no”, a soccombere sono sempre i territori e chi li abita

La Basilicata o comunemente chiamata Lucania è la regione italiana con la più bassa densità abitativa. Terra di pietre, laghi, parchi naturali. Terra ricca di bellezze con le sue Matera, Melfi, Maratea. Terra che piange protezione e si ritrova invasa, torturata, offesa dagli interessi di chi spera di sfruttare l’ambiente fino all’ultima goccia di petrolio. Sì perché quando gli interessi delle multinazionali si intrecciano con quelli di una politica che non riesce a esprimere il suo secco “no”, a soccombere sono sempre i territori e chi li abita.

Il lago del Pertusillo in Val d’Agri, l’area dell’Alto Sauro dove è situato il giacimento di idrocarburi “Tempa Rossa” sono aree ad alto valore naturalistico e allo stesso tempo sono zone con la più alta concentrazione di pozzi petroliferi. Ma l’acqua, ormai inquinata, del Pertusillo è anche quella “potabile” consumata dalla popolazione. La stessa che bevono i pugliesi. Albina Colella, prof.ssa ordinaria di geologia presso il Dipartimento di Scienze dell’Università degli Studi della Basilicata svolge da anni attività di ricerca e di denuncia sul preoccupante inquinamento dell’invaso del Pertusillo.

Altra ricchezza della Basilicata: il giacimento di idrocarburi “Tempa Rossa”. Scoperto nel 1989, è considerato un’importante risorsa energetica del nostro Paese, con riserve accertate per 400 milioni di barili di olio equivalente. A oggi vi sono cinque pozzi già perforati e uno in fase di realizzazione, localizzati nei Comuni di Corleto Perticara e di Gorgoglione, in provincia di Potenza, con una capacità giornaliera a regime di circa 50 mila barili di petrolio, 250 mila metri cubi di gas naturale, 267 tonnellate di GPL e 60 tonnellate di zolfo.

I ritrovamenti in Basilicata costituiscono il più grande giacimento petrolifero d’Europa onshore e con circa 40 pozzi di produzione in Val d’Agri garantiscono l’80 per cento della produzione nazionale di petrolio. All’epoca dei ritrovamenti si promettevano migliaia di nuovi posti di lavoro. Invece ad essere cresciuto è stato il numero di tumori causati a causa delle attività estrattive del petrolio e il numero di giovani cha hanno lasciato questa terra per cercare fortuna altrove.

Ma lo scandalo Tempa Rossa, al centro dell’attenzione dei media negli ultimi giorni, scoppiato in seguito alla pubblicazione delle intercettazioni, è legato a un emendamento che ha portato alle dimissioni l’ex ministra dello Sviluppo economico Federica Guidi. In realtà dietro quell’emendamento, si celerebbero, come svela un’inchiesta del Fatto Quotidiano di qualche giorno fa, chiare intenzioni politiche del Pd e dello stesso premier Matteo Renzi, propenso ad assecondare le pressioni delle lobby del petrolio by-passando le Regioni Basilicata e Puglia. Attraverso queste terre e senza il coinvolgimento delle realtà locali si sarebbe favorita l’esportazione del petrolio. Infatti, Taranto sarebbe stata utile per lo stoccaggio del greggio. Per questo sarebbe stato necessario prolungare il porto di Taranto, la sua banchina, per consentire alle petroliere di potersi rifornire, appunto, di greggio.

Da qui il passo verso la spaccatura all’interno del Partito democratico è stato molto breve. Lo scandalo arriva proprio nei giorni in cui imperversa la polemica sul referendum abrogativo sulle trivellazioni, sul quale il Pd predica l’astensione. E ancora, l’emendamento, che ha saltato l’occasione del decreto Sblocca Italia, nella legge di stabilità, viene preso in carico dallo staff della ministra Boschi. Il primo a esultare è Gianluca Gemelli, compagno della Guidi che, sfruttando il nome del ministro, nel frattempo, riesce a ingraziarsi la Total e a incassare un subappalto, nella Lucania della Tempa Rossa, da ben 2,5 milioni di euro. Oggi Gemelli è accusato di traffico di influenze perché – scrivono i giudici- “sfruttando la relazione di convivenza che aveva con il ministro allo Sviluppo Economico, indebitamente si faceva promettere e quindi otteneva da Giuseppe Cobianchi, dirigente della Total, vantaggi patrimoniali”.  Mentre la Guidi, ascoltata dai magistrati della Procura di Potenza, risulta “parte offesa”, neppure indagata, ma coinvolta, forse raggirata dalle pressanti richieste del compagno.

Intanto martedì 19 aprile saranno discusse e votate in aula, a palazzo Madama, le mozioni di sfiducia al governo. La prima è a firma del M5S e la seconda è stata siglata dal capogruppo di Fi Paolo Romani insieme a quello della Lega, Gian Marco Centinaio e a Cinzia Bonfrisco, presidente dei Conservatori e Riformisti.

(di Anna Piscopo)

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