Il Cavaliere ha deciso: è game over. Paese ostaggio, ma l’aguzzino non è solo Berlusconi

di Pierfrancesco Demilito

Game over, le larghe intese sono finite. Il primo ad usare questo inglesismo è stato Matteo Renzi. Nello studio di Porta a Porta il sindaco di Firenze ha detto: “In un qualsiasi Paese dove un leader politico viene condannato con sentenza definitiva, la partita è finita: game over”. Sabato scorso, però, il Cavaliere si è preso la sua rivincita, è lui a decidere quando sul monitor devono apparire quelle due parole. Non conta il parere del Pdl, quello del suo segretario o quello dei capigruppo in Parlamento, decide solo Berlusconi e il suo cerchio magico (ovvero Ghedini, Santanchè, Verdini e Bondi).

Dopo il Consiglio dei Ministri di venerdì, quello in cui Letta in attesa della verifica parlamentare ha bloccato la sospensione dell’aumento dell’Iva, sembrava che il Pdl avrebbe atteso il voto di fiducia, previsto per martedì, prima di sferrare l’attacco al Governo. Nessuno dei ministri azzurri aveva rilasciato dichiarazioni al vetriolo dopo il Consiglio e tutti avevamo pensato di dover attendere l’inizio di questa settimana per scoprire la contromossa del Pdl.

E invece, improvvisamente, durante il pomeriggio di sabato da Arcore arriva la decisione di scatenare un week end di paura. Prima è stata diffusa la nota di Berlusconi, in cui si legge: “Ho invitato la delegazione del Popolo della Libertà a valutare l’opportunità di presentare immediatamente le dimissioni per non rendersi complici, e per non rendere complice il Popolo della Libertà, di una ulteriore odiosa vessazione imposta dalla sinistra agli italiani”. Dopo la nota, a stretto giro, arrivano le dimissioni di tutti i ministri Pdl. Il Governo Letta, di fatto, non c’è più.

La notizia coglie di sorpresa il presidente Letta ma anche alcuni illustri esponenti del Pdl. E se il segretario Alfano sembra a suo agio nel ruolo di passacarte, l’assenza di un dibattito interno ha innervosito non poco Fabrizio Cicchitto, convinto del fatto che una decisione del genere non “può essere assunta da un ristretto vertice del Pdl, in assenza sia del vicepresidente del consiglio e segretario politico Alfano, sia dei due capigruppo Brunetta e Schifani”. Cicchitto non è l’unico ad aver storto il naso e distinguo importanti arrivano anche dai ministri dimissionari. Quagliarello paragona la nuova Forza Italia a Lotta Continua e annuncia che non aderirà al nuovo progetto politico del Cavaliere. Qualche dubbio sul nuovo partito arriva anche dall’ex ministro della Sanità, Beatrice Lorenzin: “Questa nuova Forza Italia ci spinge verso una destra radicale in cui non mi riconosco”. E più o meno della stessa idea è anche il dimissionario Lupi che sbotta: “Così non va. Forza Italia non può essere un movimento estremista in mano a degli estremisti”.

Qualche tensione e alcuni distinguo si registrano anche nel Movimento 5 Stelle che, nelle ore in cui torna in voga la disperata ricerca di una nuova maggioranza, diventa nuovamente protagonista della politica italiana. E così Grillo ha ricominciato a urlare nelle piazze, circondato dalle telecamere. “Non esiste la crisi di Governo – ha detto – esiste solo la crisi degli italiani. Adesso basta bisogna tornare al voto”. Il comico genovese se ne infischia della legge di stabilità, della legge elettorale e di tutto il resto. Grillo vuole il voto subito, dice di voler sapere quanto prima se gli italiani voteranno di nuovo Pd e Pdl. “Se il Movimento 5 Stelle non avrà la maggioranza – minaccia – lascerò il Paese”. Questa, per ora, sembrerebbe essere l’unica preoccupazione di Grillo: emigrare o no. Ma alcuni suoi senatori non sono dello stesso avviso. Il primo a prendere una posizione è stato il senatore Orellana, che giorni fa s’è detto disponibile ad un Governo di scopo pur di evitare il voto con il Porcellum. Resta da capire alla resa dei conti quanti senatori a Cinque Stelle si schiereranno con Orellana e contro la posizione del leader Grillo.

Ma se Atene piange, Sparta non ride. Anche se il Pd oggi appare compatto contro la decisione di Berlusconi, il cielo all’orizzonte non appare affatto sereno. Le recenti dichiarazioni di Paolo Gentiloni, che esclude l’eventualità di un governo sostenuto da “nuovi Scillipoti”, lasciano intendere che i renziani valuteranno attentamente l’eventuale nuova maggioranza che eviterebbe il voto anticipato. E se Epifani apre all’eventualità di un Governo di scopo, Letta si dice non disponibile a presiedere questo tipo di esecutivo e si prepara a presentarsi alle Camere con un programma di ampio respiro.

In mezzo a questa confusione, “falli di reazione”, distinguo e regolamenti di conti interni c’è il Paese reale, ostaggio non solo più di Berlusconi e del suo cerchio magico, ma di un’intera classe politica (grillini compresi) accecata dalla vanità e dal protagonismo.

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