C’è posta per tech | Tik tok e minori. Houston abbiamo un problema

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Primo appuntamento con la rubrica che fa luce su tecnologia, data protection, cybersecurity, proprietà intellettuale

Con i suoi video divertenti, creativi e di breve durata Tik Tok si è da subito fatto strada come un social di successo tra i più giovani. Quali, però, i rischi in cui incorrono?

LE PERPLESSITÀ
Sotto il profilo della privacy e del trattamento dei dati non mancano le perplessità sull’utilizzo della piattaforma, che ha anche generato delle conseguenze negative sul piano psicologico e comportamentale dei più piccoli. Proviamo a ripercorrerle brevemente:

1. difficoltà/impossibilità di verificare l’effettiva età degli utenti ed estrema facilità con la quale il divieto di iscriversi per i minori sotto i 13 anni risulta aggirabile;

2. poca trasparenza e chiarezza nelle informazioni rese agli utenti e uso di impostazioni predefinite non rispettose della privacy: le informative ad oggi presenti sono sin troppo complicate per noi adulti figuriamoci per i ragazzini;

3. trasferimento dei dati all’estero: anche se la sede principale della piattaforma è a Dublino vi è la certezza che gran parte dei server della stessa siano ubicati in Cina. Tale circostanza comporterebbe un trasferimento di informazioni ultrasensibili verso un Paese poco avvezzo alla tutela dei dati personali. Per questo, tempo addietro, è stata avviata una formale richiesta di indagine da parte di un senatore statunitense, il quale ha ritenuto che la app costituisca un rischio per la sicurezza nazionale, perché sarebbe usata per “censurare contenuti e mettere a tacere l’aperta discussione su argomenti ritenuti sensibili dal governo cinese e dal Partito comunista” (approfondisci qui).

IL CASO
Un recente caso di cronaca ha richiamato l’intervento del Garante. Anche se ancora la dinamica dei fatti non è stata del tutto accertata, la questione origina dalla morte di una ragazza di dieci anni di Palermo: impiccatasi nel bagno di casa con la cinta di un accappatoio, stava partecipando a una blackout challenge. Si tratta di una prova di resistenza che consiste nel mostrare la propria capacità di resistere maggior tempo possibile con una cintura stretta attorno al proprio collo.

LE TAPPE DEL GARANTE ITALIANO E LA REAZIONE DEL SOCIAL
Il 22 gennaio 2021 il Garante, riprendendo una contestazione già avanzata a dicembre, è corso ai ripari disponendo nei confronti di Tik Tok la misura della limitazione provvisoria del trattamento. Con provvedimento ha vietato l’ulteriore trattamento dei dati degli utenti che si trovano sul territorio italiano e per i quali non vi sia assoluta certezza dell’età e, conseguentemente, del rispetto delle disposizioni collegate al requisito anagrafico;

Il 27 gennaio 2021 l’Autorità ha inoltre aperto un fascicolo su Facebook e Instagram – entrambi utilizzati dalla ragazza di Palermo – con l’intento di comprendere come sia stato possibile, per una minore di 10 anni, iscriversi alle due piattaforme. Nello specifico, ha chiesto ai social di fornire precise indicazioni sulle modalità di iscrizione e sulle eventuali misure adottate per verificare l’età dell’utente (leggi qui).

Il 3 febbraio 2021 Tik Tok, in risposta al provvedimento, ha manifestato l’intenzione di:
– fermare, all’ingresso, gli utenti con meno di 13 anni;
– introdurre sistemi di intelligenza artificiale per la verifica dell’età;
– lanciare una campagna informativa per sensibilizzare genitori e figli.
Pertanto, il 9 febbraio 2021 tutti gli utenti italiani saranno bloccati e dovranno indicare di nuovo la data di nascita prima di continuare ad utilizzare l’app. Se verrà identificato un under 13, il suo profilo sarà rimosso.
Leggi la determinazione qui.

IL COMMENTO. SE NON HAI L’ETÀ I SOCIAL POSSONO ATTENDERE

Sono dell’idea che vietare in assoluto agli adolescenti l’utilizzo dei social – qualunque essi siano – oltre a dimostrarsi praticamente impossibile in quanto nativi digitali, possa determinare per gli stessi un effetto ancor più devastante: il loro isolamento.
Non dimentichiamoci che per i più piccoli queste piattaforme, ormai, costituiscono la loro unica rete di relazioni.
Unitamente a ciò, ritengo che non si debba cadere nell’errore di considerare i genitori gli unici responsabili dell’accaduto ed insorgere nei loro confronti al grido di “shame, shame, shame”.
Il problema è molto più ampio e riguarda ognuno di noi, nessuno escluso.
La realtà è una sola: stiamo normalizzando ciò che ordinario non è.

Fermiamoci un attimo a pensare a quanto sia determinante anche il comportamento di chi, come me non è genitore: a quante volte, senza dar loro la possibilità di scegliere, abbiamo postato foto o video di figli di amici, fratelli, nipotini, cuginetti solo perché presi dall’irrefrenabile voglia di condividere con il resto del mondo la nostra felicità e la loro bellezza; a quante volte (non) abbiamo segnalato ai responsabili delle piattaforme tali anomalie quando, a postare questi contenuti, erano i nostri amici virtuali; a quanti cuoricini e like abbiamo dispensato a neonati e bambini inconsapevoli.

Prima di puntare il dito, dovremmo tutti riflettere e, nel nostro piccolo, porre un freno a tutto questo.
Come istituzione, nell’ottica di sensibilizzare la popolazione sul tema – anche se forse un po’ in ritardo – il Garante per la protezione dei dati personali sta facendo la sua parte e realizzato, con Telefono Azzurro, questo spot:

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