Amarcord: Torino 2002-2003, uno scempio color granata

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C’è tutto nella storia calcistica del Torino: dai grandi trionfi alle tragedie, dalle imprese epiche alle cadute più rovinose e sfortunate, senza che potesse mancare la stagione da spedire dietro la lavagna, l’onta peggiore di una tifoseria appassionata e di una società troppo spesso vilipesa.

Quello che si appresta a vivere l’annata 2002-2003 è un Torino che proviene da stagioni difficili, partite con la retrocessione del 1996, la promozione sfiorata nel 1998 con lo spareggio di Reggio Emilia perso ai calci di rigore contro il Perugia, il ritorno in serie A l’anno dopo e l’immediata retrocessione, quindi una nuova promozione e l’ottimo campionato 2001-2002 culminato con una tranquilla salvezza e la qualificazione per l’Intertoto che potrebbe riportare i granata addirittura in Europa quasi 10 anni dopo l’ultima volta. A guidare la squadra c’è Giancarlo Camolese che in un anno e mezzo di lavoro ha ottenuto buoni risultati e creato un gruppo unito e solido, consapevole di potersela giocare alla pari con il resto della serie A, senza che il peso del blasone torinista pesi oltre il lecito sulle spalle dei calciatori. In estate i colpi di mercato sono arrivati perlopiù a centrocampo con l’arrivo di Alessandro Conticchio dal Lecce e in attacco con l’acquisto dell’uruguaiano Magallanes, proveniente dal Venezia, a completare un reparto che annovera già la coppia Ferrante-Lucarelli e le riserve Osmanovski e Franco. In porta c’è l’esperienza ed il carisma di Luca Bucci, in difesa stesso dicasi per Galante, Fattori e Comotto, a centrocampo il fosforo di Conticchio si aggiunge alla velocità di Sommese e alla qualità di Scarchilli e Vergassola. I presupposti per una stagione ricca di soddisfazioni, insomma, sembrano esserci tutti ed anche la tifoseria è mediamente fiduciosa.

Ma se il buongiorno si vede dal mattino, come recita il proverbio, a Torino avrebbero dovuto capire sin da subito che qualcosa non quadrava. L’avventura nell’Intertoto, infatti, dura lo spazio di due turni, il tempo di sbarazzarsi dei modesti austriaci del Bregenz fra il 7 ed il 13 luglio (1-0 al Delle Alpi, 1-1 in Austria) e soccombere agli spagnoli del Villarreal, battuti 2-0 in casa il 21 luglio, ma rinvigoriti sei giorni più tardi col 2-0 riequilibrato dopo un’ora di gioco e la sfida vinta dagli iberici ai calci di rigore grazie agli errori dei torinisti Ferrante e Delli Carri. Pazienza, l’Europa scivola via in fretta, vorrà dire che il Torino si rifarà in campionato, provando a ripetere le gesta della stagione precedente, senza sapere che nulla di quanto visto in quei mesi verrà confermato. La serie A 2002-2003 inizia in modo anomalo, ovvero con uno sciopero dei calciatori che rinvia la prima giornata prevista per il 1 settembre e parte con la seconda il 15 dello stesso mese, dopo la pausa per le nazionali. Il Torino esordisce sabato 14 a San Siro contro l’Inter, una sfida anche piacevole, decisa da una rete del centravanti nerazzurro Christian Vieri nel primo tempo. Nessun dramma, colpa del calendario, forse debuttando in casa con il Bologna (come previsto inizialmente dal sorteggio) le cose sarebbero andate diversamente, per cui testa alla prossima per sbloccare la classifica con la sfida fra le mura amiche contro la Lazio, altro avversario comunque ostico. Torino-Lazio è gara spigolosa, nervosa, alla fine decisa da una rete di Diego Simeone a 5 minuti dal 90′, una beffa per i granata, relegati in ultima posizione ma in buona compagnia, assieme a Como, Reggina e Roma, tutte ancora al palo come gli uomini di Camolese.

La classifica va però sbloccata e lo zero tolto al più presto. E’ quanto chiede il duo Cimminelli-Romero, ovvero i capi di una società che senza accorgersene si sta dirigendo verso una strada senza uscite. Fra la seconda e la terza giornata, il Torino esordisce anche in Coppa Italia strappando un prezioso 1-1 ad Empoli col gol di Vergassola in pieno recupero, risultato buono sia per la qualificazione che per il morale, anche se poi la domenica la squadra esce nuovamente sconfitta dal campo, stavolta a Modena contro gli emiliani, vittoriosi grazie alla doppietta di Sculli che rende inutile il rigore di Ferrante che vale comunque come prima rete in campionato dei torinesi. Il 6 ottobre il Torino torna a San Siro, stavolta contro il Milan che è la formazione più in forma della fase iniziale del torneo; i rossoneri riducono a carne da macello la squadra di Camolese, distrutta da un pesantissimo 6-0 che fa pure saltare i nervi a qualche giocatore, primo fra tutti Cristiano Lucarelli, espulso dopo il sesto gol milanista di Filippo Inzaghi che esulta come un invasato nonostante il larghissimo risultato, suscitando l’ira del centravanti granata che si fa buttare fuori dall’arbitro Trefoloni urlando: “Io non mi faccio prendere per il culo“. Alla vigilia del sesto turno, dunque, il Torino è ultimo in fondo alla classifica con zero punti e già 4 da recuperare sulla zona salvezza, oltre ad aver destato l’impressione di una squadra in confusione, troppo nervosa ed incapace di tramutare la tensione in spirito battagliero. Torino-Chievo del 20 ottobre è dunque la gara in cui i granata si giocano la faccia e Camolese la panchina.

La sfida, inutile dirlo, è tutt’altro che divertente, del resto il Chievo, pur con 6 punti già in carniere, è partito male rispetto all’anno precedente ed ha bisogno di conferme e fiducia per ritrovarsi. Ma la disperazione del Torino riesce ad avere la meglio e i granata si impongono per 1-0 grazie alla rete di Magallanes nel primo tempo; è un risultato vitale per classifica ed autostima, oltre a servire come ancora di salvezza per l’allenatore, ora più saldo sulla panchina torinista. Ma passano appena 4 giorni ed ecco la prima svolta negativa dell’anno: la gara di ritorno in Coppa Italia contro l’Empoli vede i toscani avere la meglio per 2-1 con rete decisiva di Tavano al 90′ dopo un autentico svarione della difesa del Torino. Per il presidente Romero il vaso è colmo: Camolese viene esonerato nel giro di pochissime ore, segno che la decisione era presa da tempo e che il successo col Chievo era stato un semplice palliativo, e la domenica successiva a Reggio Calabria in panchina va Renato Zaccarelli in attesa che venga scelto il nuovo tecnico. Tanto per cambiare, il Torino perde anche in casa della Reggina nonostante il vantaggio iniziale di Conticchio e solo la vittoria del Parma sull’Atalanta non inchioda i granata all’ultimo posto della classifica dove restano i bergamaschi. Torino-Brescia di sabato 2 novembre 2002 diventa la gara d’esordio di Renzo Ulivieri alla guida dei piemontesi, ma la musica non cambia: i lombardi vincono per 2-0 e la crisi del Torino è acuita dal successo dell’Atalanta sul Piacenza che lascia i poveri granata ora sì in fondo alla classifica con 3 punti, frutto di una vittoria e 6 sconfitte nelle prime 7 giornate.

La partita di recupero del primo turno mercoledì 6 novembre diviene vitale per il Torino, chiamato ad ogni costo ad una vittoria per non crollare quasi definitivamente. Per la prima volta si vede carattere nella squadra, Ulivieri ha lavorato bene sulla testa dei calciatori che appaiono determinati sin da subito quando Conticchio sblocca la situazione dopo appena 2 minuti. Il pareggio del Bologna, sempre nel primo tempo, causa nervosismo nei granata che però stavolta non cedono, anzi, trovano la forza per spingersi all’attacco anche a ridosso del 90′ quando il terzino Paolo Castellini azzecca il tiro che si infila a fil di palo e regala ad Ulivieri la prima vittoria sulla panchina granata e al Torino il secondo successo in campionato ed un po’ di respiro. Il tecnico toscano afferma che ora servirà un filotto di buoni risultati per lasciare le zone calde della classifica, ma già nel turno successivo la squadra torinese cade a Perugia in una gara rocambolesca in cui gli umbri segnano nel primo tempo, Ferrante pareggia all’80’ ma l’ennesima distrazione difensiva costa cara ai granata col calcio di rigore causato e trasformato all’87’ da Ze Maria. Dopo Perugia, ecco poi altre tre sconfitte di fila, partendo col rovescio nel derby contro la Juventus, vinto dai bianconeri per 4-0, proseguendo per il ko di Piacenza (gravissimo anche per la classifica) e per un altro 0-4 casalingo, stavolta contro il Parma in una partita iniziata già con una pesantissima contestazione della Curva Maratona che espone contro il presidente Romero il duro striscione “Ti vanti dei tuoi investimenti, ma hai costruito una società di perdenti“.

Alla salvezza iniziano a credere in pochi, nonostante manchi ancora più di un girone al termine del campionato. Ma il Torino sembra spento, una piccola luce prova ad accenderla Lucarelli che con una zampata anche fortunosa rimedia l’1-1 dei granata a Udine che quantomeno tampona l’emorragia di sconfitte, immediatamente riaperta però con lo 0-1 casalingo con la Roma in cui lo stesso Lucarelli si fa parare un rigore da Pelizzoli. Il Torino arriva così alla sosta di Natale con appena 8 punti in classifica, il penultimo posto davanti al Como e 4 lunghezze da recuperare sulla zona salvezza. Nel mercato di riparazione arrivano il talentuoso centrocampista argentino Carlos Marinelli di cui in patria si dice un gran bene, il portiere austriaco Manninger e l’ex milanista Massimo Donati, prelevato dal Parma. Il 6 gennaio l’1-1 contro l’Atalanta muove appena la classifica, mentre nel turno successivo con lo stesso punteggio si chiude la sfida di Empoli che è però a dir poco rocambolesca: i granata riescono a sbloccare la situazione al 91′ grazie ad autogol di Cribari, forse il primo episodio fortunoso della stagione a favore del Toro, ma al 93′ l’Empoli butta avanti la palla della disperazione, la difesa di Ulivieri si fa un bel sonno e Rocchi agguanta il pareggio. Il tecnico in sala stampa è sconsolato: “Se non vinciamo neanche partite così...”, sembra un segnale di resa, del resto anche il popolo granata appare sconfortato, umiliato dai consueti sfottò dei cugini juventini che nel frattempo si stanno riportando in testa alla classifica apprestandosi a vincere l’ennesimo scudetto.

Il 19 gennaio allo stadio Delle Alpi va in scena Torino-Como, la sfida fra le ultime due della serie A: chi perde è spacciato, chi vince può sperare, il pari non serve a nessuno. E’ questa l’opinione comune della stampa, condivisa del resto anche da squadre e tifosi; la partita termina puntualmente 0-0, senza emozioni, senza guizzi, 22 calciatori impauriti di perdere e incapaci di provare a vincere. 10 punti in 17 giornate per i granata, 7 con zero vittorie per i lariani, l’impressione è di aver assistito ad un antipasto del prossimo campionato di serie B con ancora tutto il girone di ritorno da disputare. Un girone che non parte neanche male per il Torino che pareggia a Bologna e in casa della Lazio e perde solamente al Delle Alpi contro l’Inter, peraltro dopo aver tenuto testa ai nerazzurri per un’ora. La classifica però è desolante e i punti da recuperare sul quintultimo posto sono già 9. La sera di sabato 22 febbraio 2003 si gioca Torino-Milan e per i granata appare davvero l’ultima spiaggia per sperare ancora in una salvezza comunque improbabile; i rossoneri di Ancelotti, però, sono in lotta per lo scudetto e non intendono far sconti: dopo 2 minuti appena segna Inzaghi, poi al 42′ e al 44′ una doppietta di Seedorf chiude una gara che non riprenderà più in quanto la curva torinista esce di senno, sfonda i cancelli di protezione ed inizia una guerriglia che non produce feriti ma sgomento e vergogna per una stagione che sta naufragando in tutti i sensi. Le scene fanno male, i calciatori attoniti, i sostenitori granata con le sciarpe a coprire bocca e naso, i cappucci delle felpe tirati fin sugli occhi e tutta la frustrazione di un’annata maledetta sfogata beceramente sulla pista di atletica di fronte agli occhi sgomenti del resto dello stadio e alle forze dell’ordine che con difficoltà sedano i facinorosi.

E’ in pratica l’addio del Torino alla serie A, di sicuro l’addio del Delle Alpi visto che la giustizia sportiva è severissima coi granata, puniti con la squalifica del campo sino al termine del campionato. Addio anche per Renzo Ulivieri, torna Zaccarelli che (ri) esordisce col ko in casa del Chievo e trova anche due vittorie, entrambe sul campo neutro di Reggio Emilia, prima sulla Reggina (1-0), quindi in rimonta sul Perugia (2-1), tutte e due decise da Marco Ferrante, forse l’unico a salvarsi in una stagione completamente da cancellare. Sabato 5 aprile è in programma il derby di ritorno in cui la Juventus si presenta come capolista del torneo con 57 punti e il Torino ultimo con 19 assieme a Como e Piacenza; 38 lunghezze che la dicono lunga sul campionato delle due squadre, ma che sorprendentemente in campo non si notano. E’ vero che la Juve segna dopo 5 minuti con Trezeguet, aiutato dalla deviazione di Comotto, ma è altrettanto chiaro che stavolta il Torino non si arrenderà facilmente. Sul prato del Delle Alpi volano botte da orbi, tanto che a fine partita prima Romero accuserà l’arbitro De Santis di una direzione a senso unico, poi Luciano Moggi risponderà che i giocatori del Torino in campo hanno pensato solo a picchiare, al punto che che diversi juventini sono rientrati negli spogliatoi con ematomi e ferite. Ma il bello, o il brutto, del derby della Mole sta nella coda: è l’86’ quando un Torino ormai ridotto in 8 uomini per le espulsioni di Mezzano, Marinelli e Lucarelli ha la clamorosa possibilità di pareggiare; dopo un tentennamento della difesa bianconera, infatti, il difensore granata Fattori si ritrova solo davanti a Buffon, lo guarda, gli fa una finta, poi un’altra, il portiere ci casca, cade a terra, basterebbe solo alzare un po’ la palla per mandarla in rete, ma Fattori continua a fare finte, è nell’indecisione più totale al punto che la Juve recupera e sventa la minaccia, poi sul capovolgimento di fronte Tacchinardi sigla il 2-0 che chiude la partita.

Neanche la soddisfazione di rimontare la Juve ed ostacolarla nella corsa scudetto come l’anno precedente quando il Torino aveva rimontato i bianconeri da 0-3 a 3-3 col gusto finale del rigore fallito da Salas proprio a ridosso del 90′. Ma quella era un’altra storia, stavolta i granata vivono l’incubo di una retrocessione ormai certa e da sigillare solo con il supporto della matematica, anche perché a 7 giornate dalla fine i punti da recuperare sulla zona salvezza sono sempre 9 e la sensazione è che il gruppo abbia ormai staccato la spina. Zaccarelli lascia la panchina dopo l’1-3 casalingo contro il Piacenza (sul neutro di Parma) nella giornata in cui cadono anche le ultime speranze di rimanere agganciati al treno salvezza, i granata rimangono ultimi e i punti di distacco dalla quintultima posizione salgono a 11 con ben 4 squadre da sopravanzare. A traghettare ciò che resta del Torino verso la serie B viene chiamato dalle giovanili Giacomo Ferri che ha come unici due compiti quelli di non sfigurare e di valorizzare qualche giovane del vivaio che potrà tornare utile nella stagione successiva. Ferri esordisce nel sabato di Pasqua il 19 aprile perdendo 1-0 a Parma, quindi i granata si fanno rimontare nel finale pure a Bergamo dove vanno in vantaggio all’89’ e subiscono il pareggio in pieno recupero. La retrocessione aritmetica viene certificata sabato 3 maggio con la sconfitta interna per 1-0 contro l’Udinese a Reggio Emilia, un risultato accolto quasi come una liberazione dallo sconfortato pubblico granata. Nelle ultime tre giornate, il Torino perde in casa della Roma in una partita ricordata più per il primo gol in serie A di Daniele De Rossi che per la scampagnata romana dei granata, poi pareggia con l’Empoli regalando la matematica salvezza ai toscani, infine si gioca nell’ultimo turno la possibilità di evitare l’ultimo posto in classifica giocando a Como uno scontro diretto fra squadre fanalini di coda con 21 punti ciascuno.

Ma il Torino 2002-2003 ha deciso evidentemente di battere ogni record negativo, perde col Como 1-0 (rete dei lombardi con il giovane Benin a pochi minuti dalla fine) e chiude il campionato in ultima posizione con appena 21 punti racimolati, frutto di appena 4 vittorie, 9 pareggi e ben 21 sconfitte, 17 punti di ritardo dalla zona salvezza, peggior attacco e peggior differenza reti del torneo. A rendere tutto ancora più mesto, poi, ecco i festeggiamenti della Juventus per il suo 27.mo scudetto; Juve prima, Torino ultimo: non era mai successo in serie A, è successo in una stagione da incubo per i granata, ricordata per sempre come la più brutta nella gloriosa storia torinista e dunque, a suo modo, storica. Per sicurezza, però, non ditelo ai tifosi granata che incontrerete.

di Marco Milan

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