Amarcord: Ibrahim Ba, il vino frizzante di Berlusconi

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Se al gioco di alcuni allenatori particolarmente offensivi viene appiccicata l’etichetta di calcio champagne, può capitare che anche qualche calciatore venga indicato come spumeggiante e che magari le sue giocate ricordino le bollicine di un prelibato spumante. Ma essere associati ad un vino particolare è accaduto solamente ad Ibrahim Ba, la cui parabola calcistica ha oscillato tra il folklore e la disillusione di chi non ha mantenuto in carriera le premesse iniziali.

Ibrahim Ba nasce a Dakar, capitale del Senegal, il 12 novembre 1973 e dopo pochissimi anni la sua famiglia si trasferisce in Francia permettendogli di avere doppio passaporto e doppia nazionalità. Mamma e papà lavorano sodo, il piccolo Ibrahim studia e sogna il pallone, sogna di diventare un calciatore vero mentre scorrazza per parchi e strade e mentre imita i calciatori della Ligue 1 nel corridoio di casa con palloni di pezza improvvisati o con quelli in gommapiuma che dopo qualche giorno lasciano in giro i pezzi che diventano l’incubo quotidiano di ogni mamma. Ba fa però sul serio, ha un ottimo talento e tanta corsa, col pallone fra i piedi ci sa fare e viene notato dal Le Havre che lo inserisce nel proprio settore giovanile e lo fa debuttare in serie A a soli 19 anni nel 1991. I 5 anni successivi consacrano il giovane calciatore che occupa benissimo la fascia destra, arata come una trebbiatrice da un ragazzo che sgroppa su e giù, dribbla e crossa come le grandi ali del passato ma è discretamente bravo anche sottoporta. Le sue ottime prestazioni a Le Havre gli valgono la chiamata del più blasonato Bordeaux con cui disputa una stagione strabiliante nell’annata 1996-97 condita da 6 reti ed assist a ripetizione che lo fanno finire sul taccuino della nazionale francese e di diversi club europei che notano quello stravagante calciatore dalla pelle scura e gli irriverenti capelli tinti di biondo.

L’estate del 1997 è intensissima per Ba e per il suo agente: le richieste fioccano e la scelta non è semplice in quanto il ragazzo si gioca la possibile convocazione per i mondiali che un anno dopo la Francia ospiterà. Il richiamo più forte, economicamente e sportivamente, è quello del Milan, reduce sì da un’annata complicata, chiusa all’undicesimo posto della classifica, ma che promette un rilancio in grande stile. Silvio Berlusconi ha richiamato in panchina Fabio Capello dopo un solo anno al Real Madrid e che con i rossoneri ha conquistato 4 scudetti in 5 anni ed una Coppa dei Campioni (più altre due finali perse), oltre a varie supercoppe. Il tecnico friulano è apparentemente carico, anche se (e lo si scoprirà solo in seguito) la maggior parte dello spogliatoio (in particolar modo i senatori Albertini, Costacurta, Desailly, Maldini e Sebastiano Rossi) è contraria al suo ritorno, sono tutti convinti che Capello abbia spremuto per 5 anni un gruppo che ha adesso bisogno di idee e metodi nuovi. Ma Berlusconi va per la sua strada e non bada a spese, acquista Ziege, Kluivert, Bogarde, Leonardo ed anche Ibrahim Ba (quasi 12 miliardi di lire al Bordeaux) che è uno dei calciatori europei più promettenti e che per Capello è l’ideale tornante di destra a centrocampo nel suo classico 4-4-2. Il francese salta subito all’occhio per l’acconciatura, anche se davanti alle telecamere appare timido, un po’ introverso; per i tifosi è un buon colpo, Berlusconi sorride alla presentazione della squadra, anche se in privato non fa a meno di notare quei capelli ossigenati che poco gradisce. L’importante, però, è che il nuovo acquisto funzioni bene in campo, il resto fa volume.

Durante il pre campionato il Milan gioca un’amichevole a Monza e sugli spalti dello stadio Brianteo c’è anche Silvio Berlusconi. Ba gioca un’ottima partita, appare il milanista più in forma e più in palla, le sue giocate riscuotono l’applauso dell’intera tifoseria presente e a fine gara è proprio il presidente rossonero a tessere le lodi del francese: “Ba mi è piaciuto molto – afferma Berlusconi ai microfoni – è frizzante come un vino francese, direi un Beaujolais Nouveau”. Il complimento è pesante, così come le responsabilità: da quel momento Ba dovrà confermare quell’encomio di un presidente che tanto dà e allo stesso tempo toglie se le cose non vanno come dovrebbero. L’esordio in campionato avviene domenica 31 agosto 1997: il Milan a Piacenza delude e non va oltre l’1-1 finale non riuscendo a vincere la prima partita di serie A dopo oltre dieci anni, ma Ba (che sulla maglia porta il nome Ibou in omaggio a suo padre) è fra i pochi a salvarsi e l’impressione è che i rossoneri non abbiano sbagliato la valutazione su di lui. Alla seconda giornata, poi, il francese va pure in gol nello sfortunatissimo 1-1 casalingo del Milan contro la Lazio: la rete di Ba è di pregevolissima fattura, così come tutta la squadra sembra girare bene, crea occasioni da gol e viene raggiunta solo al 94′ da un calcio di rigore molto contestato. Nel 4-4-2 di Capello, Ba corre lungo tutta la fascia destra, arriva sul fondo e pennella cross alti per i centravanti Weah e Kluivert, oppure rasoterra per gli inserimenti di Leonardo, di Boban o di Albertini.

Il 9 novembre il Milan ospita a San Siro il Brescia: è l’ottava giornata ed il cammino dei rossoneri è stato sin qui disastroso con appena due vittorie, ottenute peraltro entrambe in trasferta contro Empoli e Sampdoria, mentre in casa la squadra di Capello è stata capace di perdere anche contro formazioni pericolanti come Vicenza e Lecce. Piove e fa freddo a Milano, ma i rossoneri sembrano in palla, soprattutto perché Ba svolazza sul fango di San Siro come un ballerino: sono suoi i due assist che permettono a Leonardo di siglare le due reti con cui il Milan chiude la pratica dopo nemmeno mezz’ora di partita; in entrambi i casi, il francese sguscia via sulla destra ed offre al brasiliano due comodi palloni da spingere in porta. L’annata milanista è però un calvario, la zona scudetto si allontana subito, ma anche la qualificazione Uefa diventa complicatissima: lo spogliatoio ha rigettato l’esperimento del Capello-bis e molti dei nuovi acquisti si sono rivelati inadatti ad una piazza esigente come Milano. Ba rimane però uno dei migliori e alla fine del campionato (chiuso dal Milan con un anonimo decimo posto) avrà collezionato 31 presenze su 34, con un gol e ben 11 assist. In Coppa Italia, il francese gioca tutte e 9 le partite che conducono i rossoneri sino alla finale contro la Lazio, vinta all’andata dalla formazione milanese per 1-0 e ribaltata dai biancocelesti al ritorno nonostante il vantaggio iniziale siglato da Albertini ma rovesciato dalle tre reti laziali in dieci minuti che priveranno il Milan anche della consolazione della coppa nazionale. E’ però in quella partita che si ricorda la sostituzione decisa da Capello che inserisce Ba a gara in corso per poi toglierlo dopo una manciata di minuti: “Non si muoveva come gli avevo chiesto”, dirà l’allenatore rossonero in sala stampa.

Una polemica che durerà un battito di ciglia, in quanto Capello lascia il Milan a fine stagione e in panchina arriva Alberto Zaccheroni, reduce da annate ottime a Udine, culminate col terzo posto finale nell’ultimo campionato. Il nuovo allenatore stravolge la filosofia milanista, sradica dai muri e dalle lavagne di Milanello lo storico 4-4-2 e si affida al suo collaudato 3-4-3 che inizialmente prevede Ba come titolare, ma che ben presto Zaccheroni modella inserendo un trequartista (Boban) ed avanzando Leonardo. Il francese (che deve smaltire anche la delusione per la mancata partecipazioni ai mondiali) perde il posto e viene impiegato pochissimo, chiudendo la stagione che riporta il Milan allo scudetto con appena 15 presenze (quasi nessuna dal primo minuto) e il rischio del linciaggio quando a 4 giornate dal termine, coi rossoneri in lotta con la Lazio per il primo posto, durante la gara con la Sampdoria sul 2-1 per il Milan, si mangia un gol clamoroso dopo aver smarcato perfino il portiere perdendo il passo ed andando a finire verso la bandierina del calcio d’angolo. Il successivo 2-2 sampdoriano manda su tutte le furie San Siro, ma Ba evita la contestazione solo grazie alla zampata di Ganz che al 94′ sigla il gol vittoria che risulterà poi decisivo per il sorpasso sulla Lazio proprio in extremis. Ba si laurea campione d’Italia col Milan per la stagione 1998-99 ma appare un calciatore molto diverso da quello ammirato l’anno precedente: sembra abulico, distratto, mai incisivo; è un paradosso: in un Milan inguardabile, Ba era uno dei migliori, nel Milan scudettato risulta uno dei più anonimi della rosa.

Tuttavia, Zaccheroni lo porta in ritiro nell’estate del 1999, ma dopo averlo schierato da subentrante nella Supercoppa Italiana persa dai campioni d’Italia in carica contro il Parma in agosto, la società lo manda in prestito al Perugia dove Ba, sotto la guida di Carlo Mazzone, potrà riconquistare i gradi di titolare e mettersi in mostra agli occhi di un Milan che non ha più la stessa stima di un tempo nei suoi confronti. Il debutto di Ba con la maglia del Perugia avviene alla terza giornata, il 18 settembre 1999, una data che rimarrà storica per lui e per il calcio italiano: dopo un diverbio col terzino cagliaritano Fabio Macellari, infatti, il francese reagisce con una violenta testata sul volto dell’avversario, episodio che sfugge all’arbitro Collina ma non alle telecamere, tanto che il giorno dopo il giudice sportivo squalifica Ba per 4 turni. E’ il primo calciatore di serie A ad essere pizzicato e punito dalla prova televisiva. Non era certo questo il modo con cui l’ex milanista voleva tornare a far parlare di sé ma, scontata la squalifica e scusatosi pure per le dichiarazioni successive (“Quella testata Macellari se l’è meritata“), torna in campo e segna anche il suo primo (ed unico) gol con il Perugia nella gara casalinga persa per 2-1 contro il Bari e che a suo modo sarà storica anch’essa per il colorito e in parte divertente diverbio a fine gara fra i due presidenti Gaucci e Matarrese, col patron umbro che tenta di salire sul pullman barese a suon di spinte e parolacce nei confronti del collega. L’avventura perugina di Ba vive un altro sussulto a fine ottobre quando il tornante transalpino sigla il gol del pareggio nel derby di Coppa Italia con la Ternana proprio al 90′, e si conclude a fine febbraio quando contro il Verona rimedia la rottura del tendine rotuleo della gamba destra chiudendo anzitempo una stagione fatta di 14 presenze ed un gol in campionato, 4 apparizioni ed una rete in Coppa Italia.

Troppo poco per essere confermato dal Perugia, così Ba in estate rientra al Milan dove di spazio ce n’è pochissimo. Della stagione 2000-2001, Ibou Ba conserva un solo ricordo positivo, ovvero i due assist forniti a Shevchenko nel 3-3 contro il Bologna del 17 febbraio. 5 presenze in campionato, 2 in Coppa Italia, 4 in Coppa Campioni: nulla che giustifichi una conferma, così Ba lascia il Milan ad agosto del 2001 e torna in Francia all’Olympique Marsiglia dove avrà scarsa fortuna e raramente vedrà il campo, tanto che a febbraio del 2002 il Milan se lo riprende facendogli disputare anche due spezzoni di partita e tenendolo in rosa anche nella trionfale stagione 2002-2003 che vedrà i rossoneri di Ancelotti vincere la Coppa dei Campioni e la Coppa Italia; per Ba appena 5 presenze (tre in campionato e due in Coppa Italia), un palmarès aggiornato ma la consapevolezza che a trent’anni è poco più di un calciatore dimenticato. Altro che vino frizzante, altro che sgroppate sulla fascia, ormai il francese (che ha perso anche il segno distintivo dei capelli ossigenati tornando al naturale) è quasi la mascotte del Milan, Berlusconi lo tiene in simpatia ma non lo valuta più come elemento in grado di fare la differenza in campo. Orgoglio e voglia di dimostrare che non sia un calciatore finito portano Ba a scegliere l’Inghilterra, il Bolton: altro buco nell’acqua con 9 presenze in campionato ed un’altra cessione a fine anno. Nel 2004-2005 l’ex milanista gioca in Turchia nel Rizespor dove disputa appena 2 spezzoni e a febbraio va in Svezia al Djurgarden dove realizza l’ultima rete della sua carriera e vince campionato e coppa nazionale con la squadra scandinava.

Penalizzato da un grave infortunio alla caviglia che lo tiene fuori per quasi un anno, Ba è solo e senza squadra, vuole recuperare ma nessuno si offre di aiutarlo. In suo soccorso arriva Sean Sogliano, suo ex compagno di squadra al Perugia ed ora dirigente del Varese che milita in C2 e che permette a Ba di allenarsi e riacquistare tono muscolare. Ma il club lombardo non ha nessuna intenzione di tesserare il francese, il presidente accoglie la richiesta di Sogliano ed offre a Ba vitto, alloggio ed allenamenti con la squadra, ma nessun contratto. Nel 2007 lo abbraccia il Milan nuovamente, offrendogli un accordo di 200.000 euro l’anno, anche se Ba è fuori dai piani tecnici di Carlo Ancelotti che lo convoca una sola volta nella trasferta di Napoli alla penultima giornata, mandandolo comunque a sedersi in tribuna accanto a Galliani e Braida. Il 21 maggio 2008, il calciatore appende gli scarpini al chiodo a 35 anni, senza prospettive tecniche e senza più freschezza atletica ed entusiasmo; meglio fermarsi, allora, dire addio e cercare nuove avventure, come quella di osservatore del Milan in Africa, ruolo apprezzato dal club rossonero, diventato negli anni la casa di un ragazzo buono e volenteroso ma mai più in grado di farsi valere in campo per il suo talento dopo un inizio di carriera folgorante, le stimmate di predestinato e l’ingenerosa classificazione di bidone all’italiana, alla pari di un Luis Silvio Danuello, di un Andrade o di un Marciano Vink qualsiasi.

Qualcuno sostiene che Ba abbia pagato nella sua carriera l’enorme delusione di essere nella lista iniziale dei convocati a Francia ’98, salvo poi essere scartato dal commissario tecnico Aimé Jacquet. Altri, invece, parlano di quell’investitura di Silvio Berlusconi, quell’etichetta di vino francese frizzante che gli è pesata come un macigno e che lo ha portato a perdersi progressivamente per strada. Un vino che ha perso presto tutte le sue bollicine, scomparse come quei capelli ossigenati di biondo che aveano reso Ba come uno dei calciatori più istrionici e ribelli del calcio di fine anni novanta e che, una volta tornati del loro colore naturale, hanno fatto rientrare anche il personaggio in quell’anonimato da cui non è più riemerso.

di Marco Milan

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