Amarcord: il calvario dell’ultima Fiorentina di Cecchi Gori

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Il calcio è fatto di cicli, si sa, di alti e di bassi, di momenti esaltanti ed altri nei quali è necessario tapparsi il naso ed andare avanti nonostante tutto. La Fiorentina 2001-2002, l’ultima targata Cecchi Gori, ha vissuto però una delle situazioni più tristi e dolorose nella storia del calcio italiano.

Il 26 giugno 2001, poco più di un mese dopo la conquista della Coppa Italia nella doppia finale contro il Parma, la Fiorentina si risveglia con la notizia che i sindaci revisori hanno chiesto il fallimento della società per un buco di oltre 300 miliardi di lire. Il presidente Vittorio Cecchi Gori sembra cadere dalle nuvole, ma il giorno dopo il tribunale apre l’istruttoria fallimentare. E’ l’inizio di una fosca odissea che proseguirà per quasi un anno, con un campionato da iniziare e la sua iscrizione a rischio, una campagna acquisti da organizzare ed una città da tenere a bada, pronta a rivoltarsi in nome della fede verso la squadra del cuore. Il 4 luglio, dopo le dimissioni di Mario Sconcerti, torna a fare l’amministratore delegato Luciano Luna che capisce la situazione e si attiva per le cessioni più eccellenti, unico viatico per ramazzare qualche soldino: dopo un’estenuante quanto infruttuosa trattativa col Parma, i viola cedono il portiere Francesco Toldo all’Inter ed il fantasista portoghese Manuel Rui Costa al Milan, rispettivamente per 55 ed 85 miliardi. Ciò permette alla Fiorentina di iscriversi alla serie A, ma non certo di risolvere tutti i problemi.

Il 19 agosto i toscani giocano e perdono senza opporre particolare resistenza la Supercoppa Italiana all’Olimpico contro la Roma: 3-0 per i campioni d’Italia in carica, Fiorentina assente, rimaneggiata, col suo tecnico Roberto Mancini a sbracciarsi inutilmente in panchina. La dirigenza, frattanto, prova a mettere in piedi un organico che possa ben figurare in serie A: il fiore all’occhiello della formazione gigliata è l’attaccante Enrico Chiesa, uno dei migliori nel panorama calcistico italiano, mentre il punto di riferimento, il leader dello spogliatoio e l’anima della squadra è Angelo Di Livio, tanti anni nelle fila dell’odiata Juventus ed ora simbolo di Firenze. Il 26 agosto va in scena la prima giornata di campionato e allo stadio Artemio Franchi sbarca il Chievo, debuttante assoluta nella massima serie: i pronostici pendono tutti dalla parte dei padroni di casa, considerati comunque una compagine da metà classifica, mentre agli esordienti veronesi vengono date pochissime possibilità di fare anche qualche punto in serie A. Ma la formazione veneta sorprende tutti, gioca un ottimo calcio e sbanca Firenze grazie ai gol di Perrotta e Marazzina all’inizio dei due tempi. La Fiorentina sbanda, è svagata, scollegata fra i reparti, incapace di imbastire azioni pericolose, nervosa. Se il buongiorno si vede dal mattino, insomma….

Alla seconda giornata i viola cedono fragorosamente anche in casa del Milan che vince 5-2, guidato dall’ex allenatore proprio della Fiorentina, Fatih Terim. Nel capoluogo toscano inizia a serpeggiare preoccupazione e note liete non arrivano neanche sotto l’aspetto societario perchè se è vero che Cecchi Gori firma cambiali a fiumi, ipoteca palazzi e proprietà e riesce a tamponare qualcosa, allo stesso tempo resta un debito di quasi 130 miliardi ed incomincia anche la speculazione e lo sciacallaggio di personaggi che per mettersi in mostra manifestano interesse nel voler acquistare il club, salvo poi non concretizzare mai nulla svanendo come la nebbia al primo sole. Il 16 settembre, alla terza giornata, la Fiorentina coglie i primi punti e la prima vittoria stagionale battendo 3-1 l’Atalanta grazie ai gol di Nuno Gomes e alla doppietta di Chiesa, mentre due settimane più tardi, dopo il ko in casa della Roma, subìto in extremis dopo essere passati in vantaggio per primi, i viola vivono la giornata forse crepuscolare del loro campionato, nonostante il calendario dica che il turno della serie A è solamente il quinto e il giorno il 30 settembre: gli uomini di Mancini battono 3-1 al Franchi il Venezia, Chiesa, dopo aver segnato la prima rete, si fa male, tanto male, rottura del legamento crociato e stagione praticamente già terminata. Senza il suo bomber, con una squadra non eccezionale ed una situazione societaria precaria, la Fiorentina si ritrova a navigare davvero in brutte acque, non sapendo, oltretutto, che il peggio debba ancora arrivare.

Iniziano le coppe, intanto: in Coppa Uefa i viola superano il primo turno contro gli ucraini del Dnipro, mentre in Coppa Italia vengono subito eliminati dal Como che vince entrambe le gare per 2-0 e andando in gol anche con un grande ex come Luis Oliveira. Alla sesta giornata la Fiorentina riesce a bloccare in casa la Juventus: al vantaggio bianconero di Trezeguet risponde nel finale Nuno Gomes, il pubblico si ringalluzzisce e la classifica non fa ancora piangere, anzi, dà tutto sommato qualche speranza di tranquillità ad una squadra invece allo sbando. La Fiorentina perde poi 4-1 a Lecce e 2-0 in casa contro il Verona, prima di espugnare Udine con una prova d’orgoglio e determinazione, rimontando nell’ultimo quarto d’ora l’iniziale vantaggio dei friulani. Nelle successive 5 partite, però, i toscani non vincono mai raccogliendo solamente un punto nello scialbo 0-0 casalingo contro il Torino; per il resto ecco le sconfitte in trasferta contro Bologna, Inter e Lazio, ma soprattutto quella al Franchi contro il Piacenza (1-3) che fa sprofondare la formazione di Roberto Mancini in piena zona retrocessione. A nulla serve il passaggio del turno in Coppa Uefa contro gli austriaci del Tirol Innsbruck, perchè la situazione in campionato incomincia ad essere davvero drammatica.

L’1-0 contro il Brescia del 16 dicembre, firmato da una rete di Maurizio Ganz al 94′, restituisce un piccolo squarcio di serenità ai fiorentini, falcidiati dall’ennesima istanza in tribunale a carico di Vittorio Cecchi Gori, costretto a vendere i diritti di alcuni suoi film alla Medusa, trovando così i soldi per pagare Irpef e stipendi arretrati dopo la messa in mora della società da parte dei calciatori. La squadra, intanto, chiude il girone d’andata con due sconfitte ed una classifica che fa vedere da vicino il baratro della serie B. A gennaio, nel calciomercato di riparazione, la Fiorentina può muoversi poco, senza soldi e con i debiti fino alla gola: si fa prestare dall’Inter il giovane, potente e talentuoso attaccante brasiliano Adriano Leite Ribeiro che in estate ha incantato tutti segnando al Bernabeu su punizione in un’amichevole contro il Real Madrid, ma che a Milano sta trovando poco spazio. Il nuovo centravanti viola va subito in gol all’esordio a Verona contro il Chievo dove la Fiorentina strappa un orgoglioso ma inutile 2-2 grazie proprio alla rete di Adriano al 90′; il brasiliano si ripete anche una settimana dopo al Franchi contro il Milan, raggiunto sull’1-1 sempre in zona Cesarini. Due pareggi che muovono la classifica e fanno morale, quando in panchina non c’è già più Roberto Mancini, dimissionario e rimpiazzato da Ottavio Bianchi, passato dalla scrivania di dirigente al vecchio ruolo di allenatore.

Cecchi Gori lascia intanto la carica di presidente, mentre la squadra alterna prestazioni caratteriali e coraggiose come il 2-2 contro la Roma, a gare scialbe come i ko per 2-0 rimediati a Bergamo e a Venezia. Se n’è andata poi anche la Coppa Uefa, coi viola eliminati dai francesi del Lille ai sedicesimi. Adriano si è inserito bene e fa gol con una certa regolarità, ma la classifica si fa sempre più pesante e la montagna da scalare sempre più alta. La Fiorentina perde in casa contro il Lecce, poi vince a Verona, strappa due pareggi casalinghi privi di importanza con Bologna e Udinese, quindi perde a Torino contro i granata, scoprendo una condizione ormai drammatica: la salvezza è una chimera, la squadra di Bianchi è penultima in classifica ed il ritardo dal quintultimo posto ormai abissale. Il pubblico è sfiduciato, non sa se contestare la squadra, la società o tutti e due: il 30 marzo 2002 al Franchi arriva l’Inter capolista e lo stadio è riempito in pratica solamente dai tifosi nerazzurri; la Fiorentina gioca con carattere e perde solo 1-0, rete di Christian Vieri al 62′. La spaccatura con la tifoseria ed una retrocessione ormai scontata inducono Ottavio Bianchi ad andar via (ricoprirà la vacante carica di presidente) e per le ultime tristi e penose partite in panchina arriva l’ex attaccante viola Luciano Chiarugi che aveva accompagnato 9 anni prima i gigliati all’ultima caduta in serie B nella primavera del 1993. I tifosi procedono ad una fiaccolata contro Vittorio Cecchi Gori con 30.000 persone in strada a manifestare.

La Fiorentina retrocede dopo aver perso consecutivamente le ultime 6 gare di campionato contro Inter, Piacenza, Lazio, Brescia, Parma e Perugia, chiudendo il torneo con 22 punti appena, frutto di 5 vittorie, 7 pareggi e ben 22 ko; il Brescia quintultimo si salva con 40 punti, addirittura 18 in più dei toscani. Le 6 reti di Adriano non bastano a colmare l’assenza di Enrico Chiesa: forse con l’attaccante genovese in campo qualcosa sarebbe cambiata. Ipotesi, congetture e riflessioni che il popolo viola intraprende in mezzo ad una paura e ad un terrore per ciò che potrebbe accadere dopo la fine del peggior campionato della storia fiorentina. L’iscrizione alla serie B è infatti a forte rischio, la Covisoc ha già bocciato i bilanci. Al 23 luglio, data per presentare l’ammissione alla B, la Fiorentina è esclusa ed ha tempo un’altra settimana per trovare 22 miliardi o per passare di mano. Gli ultimi giorni sono frenetici: il 25 luglio l’asta per l’acquisto del club va deserta, il giorno dopo i pochi dirigenti superstiti tentano di stilare in tutta fretta un piano finanziario che possa salvare il salvabile. La clessidra sta per consumare tutta la sabbia, i tifosi sudano freddo nonostante l’afa estiva, poi Cecchi Gori tenta il colpo di teatro: il 29 luglio iscrive la squadra alla serie B ma con riserva, assicurando che entro ventiquattr’ore troverà i soldi. Il denaro non arriverà mai e il 1 agosto 2002 la Fiorentina viene cancellata dal panorama calcistico, il consiglio federale revoca l’iscrizione e in serie B viene ripescata la Ternana.

E’ la resa definitiva, Cecchi Gori se ne va, i calciatori vengono tutti svincolati d’ufficio, la città si ritrova senza squadra, stordita, incredula. La politica del calcio prova a salvare il calcio a Firenze, l’imprenditore Diego Della Valle iscrive alla serie C2 la Florentia Viola, club nato sulle ceneri della vecchia Fiorentina della quale un anno dopo ricomprerà marchio e trofei. La storia della Fiorentina di Vittorio Cecchi Gori si chiude così senza gloria, al termine di un campionato povero, triste e angosciante, giocato in campo e forse ancor di più nei tribunali. Qualche tifoso dirà: “Dopo tante commedie di successo, il Vittorio ha saputo confezionare anche un bell’horror”. Una geniale ironia che sdrammatizza la pagina più nera della storia calcistica di Firenze.

di Marco Milan

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