Amarcord: gli anni della Fidelis Andria in serie B

Un urlo impazzito, un’apoteosi di festa che mai nessuno si sarebbe aspettato in una città come Andria che calcisticamente aveva conosciuto da pochi anni la serie C e da appena due la C1. Il 31 maggio del 1992, invece, il piccolo stadio Degli Ulivi celebra la prima storica promozione dei pugliesi in serie B dopo l’1-0 sul Chieti e quel punto di vantaggio mantenuto sul Perugia e che consente ai biancoazzurri di staccare il biglietto verso un Paradiso che durerà per 6 indimenticabili stagioni.

La festa ad Andria è appassionante ed appassionata, l’artefice dell’impresa è il tecnico Mario Russo che ha condotto una buona squadra alla promozione in serie B avendo la meglio di una corazzata come il Perugia, ma anche di altre formazioni più blasonate come Catania e Salernitana, messe in riga dall’undici pugliese, tipico ritratto dell’Italia del calcio di provincia che si fa largo fra i colossi miliardari di inizio anni novanta. Il presidente della Fidelis Andria, Giuseppe Fuzio, mantiene la stessa ossatura che ha vinto la serie C1, a partire dal tecnico Russo: la squadra biancoazzurra si poggia sull’asse portante formato dal portiere Imparato, dai difensori Monari, Ripa e Quaranta, dal centrocampista Cappellacci e dal centravanti Vittorio Insanguine a cui tutta la città chiede i gol per la salvezza. Il campionato di serie B 1992-93 si presenta duro ed impegnativo per un’esordiente assoluta come l’Andria che fino a tre anni prima non aveva mai neanche calcato i campi della C1 e che appena nel 1978 era stata radiata a seguito di incidenti durante la gara contro il Potenza, culminati con una spaventosa aggressione all’arbitro della partita, finito in ospedale con vistose ecchimosi. Andria si stringe intorno alla squadra di calcio, a partire dall’estate, nessuno vuole che quell’esperienza duri appena un anno, la speranza è che l’organico a disposizione di Russo possa giocarsi la permanenza in serie B, anche se, almeno ai nastri di partenza, i pronostici sono tutti contro il sodalizio pugliese, ritenuto debole ed inesperto.

Il 6 settembre 1992 la Fidelis Andria debutta in serie B nello stadio casalingo pareggiando 1-1 con la Lucchese, un risultato accettato tutto sommato positivamente da una piazza che si accorge però in fretta di quanto sia dura la serie B: i biancoazzurri, infatti, racimolano la miseria di un punto nelle successive cinque giornate di campionato, perdendo contro Cosenza, Pisa, Cremonese e Lecce (nel primo derby pugliese della storia andriese in B) e pareggiando a Bologna. Alla vigilia del settimo turno, che la Fidelis giocherà in casa contro il Monza, la panchina di Mario Russo scricchiola già: il presidente Fuzio non è soddisfatto, manca la prima vittoria, manca il coraggio; e nulla accade neanche nella gara coi brianzoli, timidamente giocata dai pugliesi e terminata 1-1. Russo viene esonerato e al suo posto la dirigenza chiama l’esperto Giorgio Rumignani che esordisce con due 0-0 di fila contro Padova e Bari, utili a muovere la classifica e a restituire un po’ di fiducia ad un gruppo in difficoltà. L’Andria pareggia anche contro Modena, Cesena e Ternana, perde contro la Spal e continua a rimandare l’appuntamento con la vittoria, mancanza che pesa come un macigno nella psicologia dello spogliatoio. Ma Rumignani predica calma ed ha in mente un bel regalo di Natale per la città: il 20 dicembre, infatti, la sua squadra gioca una partita gagliarda, tenace e caratteriale nel derby contro il Taranto che è forse ancor più in crisi dei biancoazzurri; il 2-0 finale firmato da Insanguine e Caruso consegna il primo successo in campionato e in serie B agli andriesi e restituisce gioia e speranza ad un pubblico che pareva rassegnato.

Restare in B, è chiaro, sarà difficilissimo, ma la Fidelis Andria inizia a prendere confidenza col campionato cadetto, soprattutto dopo aver tolto lo zero dalla voce vittorie, tanto che nel turno successivo, il primo del 1993, gli uomini di Rumignani sbancano 2-0 Ascoli vincendo in casa di una formazione che lotta per la promozione. Nel girone di ritorno, l’Andria pareggia 7 delle prime 8 partite, vincendo però clamorosamente a Lecce 1-0 in una gara che ancora oggi fa venire gli occhi lucidi agli andriesi, anche perchè i salentini sono una delle squadre migliori del torneo e a giugno festeggeranno la promozione in serie A. La gara decisiva per la salvezza si gioca, probabilmente, il 2 maggio allo stadio Degli Ulivi quando la Fidelis batte 1-0 la Spal, la diretta concorrente maggiore per la permanenza in B; i pugliesi vincono 1-0 una partita spigolosa e nervosa, candidandosi per una salvezza che fino a qualche mese prima appariva impossibile. Il 4-0 al Venezia ed i pareggi contro Taranto, Ascoli e Piacenza consegnano il destino nelle mani dell’Andria che all’ultima giornata ospita la già promossa Reggiana e che, vincendo, manterrebbe quell’unico ma decisivo punto di vantaggio sulla Spal. L’1-0 finale firmato ancora da Insanguine (bomber stagionale con 6 reti) regala ai pugliesi una salvezza insperata, festeggiata forse ancor più della promozione dell’anno prima; Rumignani è portato in trionfo, l’Andria è ancora in serie B e potrà affrontare il campionato 1993-94 con più esperienza ed una città grata e felice per due anni leggendari.

La società sceglie di cambiare e affida la panchina ad Attilio Perotti. Sarà una stagione entusiasmante, iniziata con un pareggio casalingo col Brescia, ma in crescendo nei mesi successivi: i pugliesi fermeranno in casa la capolista Fiorentina (dominatrice assoluta del torneo) e vinceranno 3-0 a Pescara in due settimane che li conducono vicini alla zona promozione, seguiti dall’1-0 in casa sul Vicenza. Un campionato che vedrà la Fidelis Andria conquistare ben 23 pareggi nell’ultimo torneo con 2 punti a vittoria, chiuso all’ottavo posto a sole 4 lunghezze dal quarto posto e che risulterà il miglior risultato della storia andriese in serie B. I biancoazzurri si rivelano una formazione solida e compatta, organizzata nonostante la mancanza di un vero goleador (i cannonieri saranno un difensore, Ripa, e un centrocampista, Masolini, entrambi autori di 6 reti). Ormai l’Andria sembra una realtà affermata della serie B e, nonostante la dirigenza cambi ancora tecnico nell’estate del 1994 con Bellotto a sostituire Perotti, i pugliesi sembrano giocare a memoria ed iniziano bene il campionato 1994-95, tanto che nelle prime dieci giornate si ritrovano vicini alla lotta per la serie A, con il picco raggiunto il 25 settembre dopo il 3-1 sull’Ascoli ed un pubblico che accompagna negli spogliatoi i calciatori al coro di “saliremo in serie A“. Impossibile, è chiaro, ma l’entusiasmo ad Andria è lampante e il 12.mo posto finale con calo nella seconda parte, certifica che l’Andria ha ormai capito la serie B ed è capace di raggiungere la salvezza con relativa facilità.

Forse, però, qualcuno si illude che tutto sia scontato, qualcuno in città inizia addirittura a chiedere al presidente Fuzio che l’Andria lotti per la serie A. Comincia così il campionato 1995-96 e comincia male per la Fidelis Andria, battuta in casa all’esordio dal Bologna e capace di cogliere una sola vittoria nelle prime 6 giornate. A guidare i pugliesi c’è un nuovo tecnico, Giuliano Sonzogni, reduce da ottime esperienze in serie C, tipo eccentrico ma grande conoscitore del calcio, amante del pressing e con una spiccata personalità. Sonzogni rialza la Fidelis che è meno efficace dei due anni precedenti, ma appare comunque in grado di lottare per la salvezza; è un campionato strano, perchè c’è una neopromossa come il Bologna che è ai vertici della classifica e ci sono diverse formazioni che inizialmente partivano con ambizioni da primato e che si ritrovano invece impelagate nella lotta per non retrocedere, come Brescia, Foggia e Venezia. Solo la Pistoiese si stacca subito dalla graduatoria ed appare condannata alla serie C sin dal principio, mentre per il resto la bagarre è fitta e la Fidelis Andria combatte insieme alle concorrenti. Nel girone di ritorno, i pugliesi alternano gare di rilievo come il successo nel derby di Foggia a prestazioni scialbe come il 5-1 rimediato a Pescara a tre giornate dalla fine e che costa a sorpresa la panchina a Sonzogni, sostituito dall’esordiente Boggia che altro non può fare se non tentare di salvare il salvabile; alla penultima giornata, l’Andria vince col Cesena e spera ancora, giocandosi tutto nell’ultima sfida in casa del Genoa che è ormai fuori dalla lotta per la serie A. Ma i biancoazzurri disputano la sfida con le gomme sgonfie, non si rendono mai pericolosi e lasciano l’iniziativa ad un Genoa che, imbottito di riserve, nel secondo tempo segna le due reti che decidono la gara e condannano la Fidelis Andria alla retrocessione in serie C dopo quattro stagioni di fila in B.

Sembra tutto finito, il sogno svanito, Andria si risveglia col magone e con il timore che quella fantastica avventura sia irripetibile. Niente di più sbagliato, perchè Fuzio chiede scusa per la retrocessione ma promette che allestirà una rosa competitiva per tornare immediatamente fra i cadetti. Il presidente è di parola, affida la squadra a Giuseppe Papadopulo che conduce i pugliesi ad un torneo trionfale, dominato e vinto col miglior attacco del campionato e il maggior numero di vittorie. La Fidelis Andria, dopo una sola stagione, si ritrova in serie B e l’aria che si respira attorno al club biancoazzurro è che sia tornata in B una formazione ormai conoscitrice del campionato cadetto e fermamente convinta a mantenere la categoria. Papadopulo viene confermato in panchina e l’organico viene rinforzato, la stella della squadra è il regista Oberdan Biagioni, un passato in serie A col Foggia, leader del gruppo, elemento preposto a calciare rigori e punizioni, colui che sarà il capocannoniere dell’Andria con ben 15 reti all’attivo. La Fidelis Andria parte male perdendo 4-1 a Perugia, ma i due successivi successi consecutivi contro Chievo e Pescara fanno capire come i pugliesi siano formazione in grado di salvarsi senza soffrire più del dovuto. All’inizio del girone di ritorno, i biancoazzurri perdono tre gare di fila con Lucchese, Monza ed Ancona, ma i punti accumulati in precedenza rendono tranquillo Papadopulo, consapevole che la salvezza sia a portata di mano. Nelle ultime 6 giornate, la Fidelis Andria non perde mai, ottiene 4 pareggi e 2 vittorie, guadagna la salvezza con 48 punti e il 12.mo posto finale, meglio del Pescara e ad un sol punto dalla Reggiana, una delle formazioni candidate alla promozione.

L’Andria appare matura e pronta a migliorare anche nel campionato 1998-99 quando la panchina viene affidata ad un debuttante in serie B, lo svizzero Roberto Morinini, allenatore dalle buone idee tattiche ma dalla scarsa esperienza in un contesto che lo risucchia inesorabilmente: nelle prime 11 giornate, infatti, i pugliesi vincono una sola partita (1-0 alla Lucchese) e si ritrovano inchiodati in fondo alla classifica. Dopo il ko in casa del Verona, la società cambia la guida tecnica e fa tornare in panchina Giorgio Rumignani, accolto come un salvatore della patria e convinto di poter condurre la squadra alla salvezza come già accaduto qualche anno prima. Ma le cose non sembrano cambiare, l’Andria continua a perdere ed ottiene la sua seconda vittoria in campionato solo nell’ultimo turno di andata, 2-0 alla Ternana, seguito però dal rocambolesco successo per 3-2 col Ravenna la settimana successiva; forse c’è ancora speranza e la Fidelis Andria incamera vittorie in serie, batte Cremonese, Cosenza, Lucchese, Chievo, Napoli e Treviso, vince indistintamente contro rivali per la salvezza e contro avversari in lotta per la serie A. Rumignani ha ridato un’anima alla squadra, i pugliesi hanno rosicchiato punti e posizioni in classifica, l’arrivo di un attaccante esperto come lo sloveno Matjaz Florijancic, un passato in serie A a Cremona, ha sbloccato un attacco anemico, riportando l’Andria a sperare in una salvezza non più impossibile. Alla vigilia dell’ultimo turno di campionato, la Fidelis ha 40 punti ed occupa il quart’ultimo posto dell graduatoria, mentre la Ternana è quint’ultima a 42; in programma c’è proprio Ternana-Fidelis Andria, agli umbri basta il pari, ai pugliesi serve la vittoria per acciuffare la permanenza in B.

E’ il 13 giugno 1999 quando allo stadio Liberati di Terni scendono in campo sotto un sole cocente Ternana e Fidelis Andria, un autentico spareggio salvezza. Lo stadio è pieno, i tifosi dell’Andria riempiono lo spicchio destinato agli ospiti e credono fortemente nel successo; ma la Ternana appare sin da subito più tranquilla, l’obbligo di vincere pesa troppo per un’Andria che va sotto per il gol del centravanti Borgobello. La reazione dei pugliesi è veemente, Florijancic al termine di una splendida azione personale, beffa difesa e portiere umbro e sigla il gol del pareggio; la speranza non è ancora morta. La gara si fa ancora più tirata e nervosa, l’arbitro è costretto ad espellere un calciatore per parte, Mei e Mercier, per reciproche scorrettezze, poi va fuori anche Corrado che scalcia senza motivo un avversario e lascia la Fidelis in nove contro dieci, costretta a scoprirsi per trovare il gol vittoria. A raggiungere il 2-1 è invece la Ternana, in contropiede, ancora con Borgobello: è la rete che decide gara e salvezza a favore dei rossoverdi, condannando alla retrocessione una Fidelis Andria distrutta e a cui neanche un’epica rimonta nel girone di ritorno ha regalato una salvezza buttata a causa di un inizio di campionato disastroso. 9 vittorie totali, quasi tutte nella seconda parte di stagione, non abbastanza per salvarsi, non abbastanza per regalare ai pugliesi l’ennesimo sogno. Ternana-Fidelis Andria è ad oggi l’ultima partita giocata dai biancoazzurri in serie B, a chiudere il decennio più glorioso dell’intera storia andriese.

La favola di Andria finisce così, i calciatori in ginocchio, stremati dal caldo e dalla retrocessione patita, la società che stavolta tace e non programma un futuro che in breve porterà i biancoazzurri prima in C2 e poi addirittura al fallimento. 6 stagioni in serie B, le uniche e le più belle della Fidelis Andria, seppellita negli anni da Bari e Lecce che occupavano le prime pagine pugliesi per la loro militanza in serie A e B, ma capace di emergere in un decennio che ha scritto la storia del calcio andriese. Una storia aperta e chiusa in uno spazio breve ma che ancora oggi resta indelebile in una città che aspetta il ritorno a livelli che negli anni novanta per Andria erano diventati la normalità.

di Marco Milan

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