Amarcord: la Salernitana di Delio Rossi, la squadra che affascinava l’Italia

Ha riportato a Salerno entusiasmo e passione, sempre presenti allo stadio Arechi ma sopiti e nascosti dopo anni bui e privi di soddisfazione. La storia di Delio Rossi con la Salernitana è stata piena di amore e successi, gloria e vittorie, durata quasi 6 anni ed ancora negli occhi e nel cuore degli appassionati granata.

E’ una Salernitana tutta nuova quella che si appresta ad affrontare il campionato di serie C1 1993-94: la società vuole a tutti i costi riconquistare la serie B persa tre anni prima e per farlo la presidenza campana non bada a spese acquistando calciatori funzionali per la categoria, sommati a giovani promesse da lanciare; in porta arriva Antonio Chimenti, nipote di Vito, un grande bomber di serie B degli anni sessanta e settanta, e figlio di Francesco, altro attaccante cadetto abbastanza noto agli appassionati. In difesa ci sono i giovani talenti Salvatore Fresi e Gianluca Grassadonia, a centrocampo il tecnico fantasista Pietro Strada e le ali Paolo Rachini e Carlo Ricchetti, in attacco il capitano e centravanti Giovanni Pisano, colui che diventerà il simbolo della rinascita salernitana. In panchina, poi, la grande sorpresa: al posto di Giuliano Sonzogni, infatti, la dirigenza ingaggia l’esordiente tecnico Delio Rossi, 33 anni appena, alle spalle una non fortunata carriera da calciatore terminata a nemmeno 30 anni, e quella da allenatore iniziata a Foggia guidando la formazione Primavera e studiando schemi e metodologie di Zdenek Zeman, il tecnico che ha stregato Rossi sulla via dello Zaccheria e dal quale il debuttante riminese vuol prendere spunto per allenare una compagine ambiziosa come la Salernitana che ha voglia di vincere ed è spinta e sospinta da un pubblico caldo, affamato di successi e molto esigente. Ma non sarà facile vincere il girone B della C1 nella stagione 1993-94: Perugia, Reggina, Avellino e Juve Stabia sono avversarie di tutto rispetto per la formazione granata, reduce da due quinti posti consecutivi che nelle stagioni precedenti erano risultati come piazzamenti inutili, ma che proprio dal torneo che sta per iniziare potrebbero valere la qualificazione ai playoff, gli spareggi promozione istituiti proprio quell’anno.

La Salernitana parte a singhiozzo: nelle prime quattro giornate raccoglie due pareggi, una vittoria ed una scofitta (0-0 all’esordio casalingo contro il Leonzio, 0-0 a Matera, 1-0 con l’Ischia e ko per 2-0 a Reggio Calabria); inoltre in estate Delio Rossi aveva promesso spettacolo, gioco offensivo e gol a grappoli, ma dopo un mese di campionato non si vede nulla di tutto ciò, un solo gol all’attivo ed un’organizzazione ancora in fase emrbionale. Qualcuno a Salerno inizia a storcere la bocca: “Questo allenatore ha capacità e competenza, ma è troppo inesperto”, afferma qualcuno. “La piazza di Salerno è troppo esigente per un debuttante”, sostiene qualcun altro. Rossi è poi persona schiva, parla poco e sembra avere l’aria un po’ dimessa, in gergo si dice che sa vendersi male, ma è un tecnico che lavora e pensa al calcio ventiquattr’ore al giorno, oltre ad avere un’idea ben precisa dell’atteggiamento che la sua Salernitana deve adottare: attaccare, pressare, sfruttare fasce ed inserimenti laterali per rifornire il centravanti Pisano. Il girone d’andata scorre tuttavia fra alti e bassi col picco negativo della sconfitta per 3-0 rimediata a Perugia alla vigilia di Natale; ma nella seconda parte di stagione per la Salernitana suonerà tutta un’altra musica: dal 13 febbraio al 13 marzo arrivano quattro vittorie consecutive in cui spicca il 5-1 casalingo sul Chieti e l’1-0 nel derby di Avellino grazie ad una rete del regista di centrocampo Breda, abilissimo nei calci piazzati e nelle conclusioni dalla lunga distanza. Nel girone di ritorno i campani non perdono mai, arrivano terzi e sono pronti a giocarsi la promozione in serie B ai playoff, un risultato fortemente voluto dalla società granata fin dall’inizio dell’anno. In semifinale gli uomini di Delio Rossi affrontano la grande rivelazione del torneo, la Lodigiani, ovvero la terza squadra di Roma, seguita da un tifo fatto di pochi intimi ma con una dirigenza solida e brava a scovare i migliori talenti su piazza fin da bambini; l’andata si gioca allo stadio Olimpico di Roma, ma sembra di essere all’Arechi, tanti sono i tifosi salernitani che tremano all’iniziale vantaggio dei biancorossi romani, ma si tranquillizzano col pareggio su rigore di Giovanni Pisano. Nella gara di ritorno, alla Salernitana basta poco per imporsi di fronte ad un pubblico da serie A: dopo neanche mezz’ora, infatti, i granata sono già sul 2-0 e la partita terminerà 4-0 proiettando i campani alla finale che si giocherà in campo neutro a Napoli contro i corregionali della Juve Stabia; un derby caldo e sentito, giocato di fronte a 40 mila spettatori ma che sin dalle prima battute fa capire di avere un unico padrone, la Salernitana di Delio Rossi che domina in lungo e in largo e nella ripresa trova le reti che determinano il 3-0 finale e il ritorno in serie B dei granata dopo tre anni. Alla fine Rossi è portato in trionfo sotto la curva dei festanti tifosi salernitani e si lascia andare pure alla commozione: le sue lacrime di fronte ai tifosi granata sono ancora oggi una delle immagini più toccanti della storia campana.

La Salernitana è dunque di nuovo in serie B e per la stagione 1994-95 non vuole farsi trovare impreparata; matricola sì, matricola sprovveduta no. La società rinforza l’organico e mette a disposizione di Delio Rossi i nuovi difensori Iuliano e Bettarini, ma lascia inalterato quasi tutto l’impianto del tecnico romagnolo. L’inizio di campionato è incoraggiante e già alla prima giornata, il 4 settembre 1994, i granata vincono 2-0 contro l’esperto Ancona, conquistando due vittorie nei primi quattro turni. Tre sconfitte consecutive in ottobre (3-0 a Cesena, 0-1 all’Arechi col Chievo e contro il Piacenza) minano qualche certezza nell’ambiente, ma non in Rossi che continua dritto per la sua strada, sicuro che col lavoro e il gioco i risultati torneranno ad arrivare; il tecnico riminese non modifica nulla, si fida dei propri calciatori che ormai giocano a memoria, innescando quel favoloso bomber che è Giovanni Pisano, 21 reti l’anno precedente, capocannoniere anche all’esordio in B. E i risultati buoni tornano, in effetti: quattro successi di fila (2-0 all’Ascoli, 3-1 ad Acireale, 5-2 al Cosenza e 4-1 a Pescara) riportano i granata nelle zone alte della classifica in un campionato in cui le grandi favorite di inizio stagione (Verona ed Atalanta su tutte) stanno stentando più del dovuto e in cui credere nei sogni è possibile molto più di altre stagioni; compiere il doppio salto in un anno dalla C alla A, insomma, può non essere impresa impossibile per la Salernitana, ormai dipinta da tutti come la squadra più divertente ed affascinante d’Italia, più bella della Juve di Lippi, della Lazio di Zeman e del Milan di Capello. Il campionato di serie B, intanto, a parte il Piacenza che sta dominando senza rivali, è piuttosto equilibrato in alto: l’Udinese è forte e solida, ma viaggia a fasi alterne nonostante un organico di caratura superiore, il Vicenza e la Salernitana sono le grandi rivelazioni, mentre Cesena, Verona ed Atalanta, favorite della vigilia, hanno perso punti e faticosamente si stanno riproponendo ai vertici; le sorprese di inizio stagione, Fidelis Andria e Venezia, infine, sono rientrate in fretta nei ranghi del centro classifica. La Salernitana nel girone di ritorno è squadra spettacolare e costante, nonostante qualche battuta d’arresto scioccante come il 5-0 patito in casa della capolista Piacenza, ma in grado anche di rifilare goleade un po’ a chiunque, vedi i 4-1 a Como e Verona o il 5-2 al Cesena. Alla vigilia dell’ultima giornata, Piacenza, Udinese e Vicenza sono aritmeticamente in serie A, mentre al quarto posto (l’ultimo valevole per la promozione) c’è l’Atalanta (autrice di una rimonta strabiliante nel girone di ritorno) a quota 63 punti e al quinto la Salernitana a 61; l’ultimo turno, scherzi ed ironia del calendario, cosa prevede? Atalanta-Salernitana, uno scontro diretto che sa di spareggio: ai bergamaschi di Mondonico basta un pari per tornare in serie A, ai campani di Delio Rossi occorre necessariamente vincere per riconquistare la massima serie dopo l’unica partecipazione datata 1948.

Atalanta-Salernitana dell’11 giugno 1995 è la partita più importante forse dell’intero campionato cadetto, tanto che ad arbitrarla viene inviato un fischietto importantissimo come Marcello Nicchi. La formazione lombarda, più esperta e con un organico più completo, fa capire subito che non vuole alzare i ritmi, ma che segnarle sarà complicato, anche per una compagine arrembante come quella campana che prova a sviluppare il suo gioco veloce e guizzante, ma con scarsi risultati. Al 21′, poi, l’Atalanta va in vantaggio con Ganz e all’inizio del secondo tempo raddoppia col difensore Valentini, un gol che è una mazzata sulle speranze della Salernitana che sembra affogare sul campo bagnato dall’inedita pioggia estiva che quel pomeriggio cade su Bergamo; la rete di Strada alla mezz’ora della ripresa rianima gli uomini di Delio Rossi, ma non cambia la storia: l’Atalanta vince 2-1 e torna in serie A, la Salernitana chiude quinta ad un soffio dalla promozione, con tanto rammarico, delusione, ma con la certezza che ciò che Rossi sta costruendo porterà molto lontano. I campani, inoltre, si consolano coi 21 gol di Pisano (stesso bottino di un anno prima) che valgono al centravanti siciliano il titolo di capocannoniere del torneo. Per la stagione 1995-96, la Salernitana si prepara a dare battaglia, a tramutare in rabbia la delusione per la mancata promozione, diventando una delle pretendenti al salto di categoria, con un anno di esperienza in più e quel gioco ormai assimilato ed assorbito alla perfezione dai calciatori in maglia granata. Ma la notizia che nessuno si aspetta arriva all’improvviso: Delio Rossi lascia Salerno e si fa sedurre dal fascino del ritorno a Foggia, chiamato a riportare i pugliesi in serie A dopo la retrocessione e convinto da un progetto che la società foggiana gli promette ma che a conti fatti non manterrà; la Salernitana si affida così a Franco Colomba che sfrutta il lavoro di Rossi, riequilibra la squadra e la guida ad un altro quinto posto finale, un risultato ancora deludente ma prestigioso perchè i campani fanno a meno del bomber Pisano per quasi tutta la stagione, segnano poco (lo stesso Pisano e Ricchetti saranno i cannonieri della squadra con 8 reti ciascuno) e chiudono il campionato a soli 3 punti dalle promosse Reggiana e Perugia. Delio Rossi, nel frattempo, vive una stagione tribolata a Foggia, i proclami della società rossonera sono naufragati ben presto e il tecnico riminese viene esonerato, ironia della sorte, a marzo dopo la sconfitta casalinga per 3-1 proprio contro la sua Salernitana.

La stagione 1996-97 è tribolata per la Salernitana, indebolita dalla cessione di Pisano e con un vuoto di ambizioni che relega la squadra in zona retrocessione; Colomba viene esonerato a febbraio, il nuovo tecnico Franco Varrella traghetta i granata alla salvezza con un 15.mo posto finale che a Salerno non scalda nessuno. E così nell’estate del 1997 il presidente Aliberti decide di riportare sulla panchina Delio Rossi e riprendere idealmente da quel giugno del 1995, dalla sconfitta di Bergamo e da quella serie A tanto sognata, accarezzata e sfuggita per un nulla. Rossi torna a Salerno nel tripudio generale e con grandissime ambizioni: vuole concludere e portare a termine ciò in cui aveva sperato quasi tre anni prima, ovvero portare quella squadra e quella città in serie A. La società supporta il tecnico e lo accontenta nelle richieste di mercato: arriva il centravanti romano Marco Di Vaio che in carriera ha sempre segnato poco ma a cui Rossi vuole affidare l’attacco, avvalendosi del lavoro del bravo e generoso Edoardo Artistico; in porta ecco Balli, reduce dalla promozione ottenuta ad Empoli. Rossi promette una Salernitana da prime posizioni, il pubblico è in fibrillazione e sottoscrive quasi 15 mila abbonamenti, sfiorando le 30 mila presenze allo stadio Arechi nelle gare di cartello. I granata vincono cinque delle prime otto partite e restano imbattuti per quasi tutto il girone d’andata, risultando la formazione più forte del campionato, gol a raffica, spettacolo garantito in ogni partita: il 5-3 di Castel di Sangro, il 5-1 al Pescara o il 4-0 alla Reggiana sono esempi emblematici della potenza e della forza d’urto dei campani, ma è la gara di Venezia del 14 dicembre 1997 a diventare il simbolo dell’annata granata: la Salernitana gioca contro la rivale numero uno per il primo posto, il forte Venezia di Novellino, avversario schiantato dai campani che non hanno avversari sul loro cammino; al Penzo finisce 3-0 per i granata con doppietta di Di Vaio e gol dell’altro attaccante Greco. E’ la dimostrazione che la Salernitana non ha intenzione di fermarsi di fronte a nessuno, Rossi ha costruito una macchina perfetta che ha come terminale un formidabile Di Vaio, bomber implacabile, proprio come il tecnico aveva preventivato. La prima sconfitta dei campani arriva il 10 gennaio 1998 (2-0 a Foggia, proprio a casa di Rossi), ma non scalfisce un cammino quasi immacolato, coronato dalla matematica promozione il 10 maggio contro il Venezia in uno stadio Arechi gremito e in festa: 38 mila spettatori per lo 0-0 contro i lagunari che riporta la Salernitana in serie A dopo 50 anni di attesa; 72 punti in 38 giornate, 65 reti all’attivo con Di Vaio capocannoniere del torneo con 21 gol, proprio come Giovanni Pisano nel 1995. Ma stavolta la promozione arriva, stavolta Rossi trionfa e si prepara al suo esordio in serie A con un’intera città ai suoi piedi.

La serie A 1998-99 è durissima, a Salerno lo sanno e tutto l’ambiente si stringe attorno alla squadra che dopo mezzo secolo è di nuovo nella massima serie e vuole combattere con tutte le sue armi a disposizione per mantenere la categoria. Aliberti acquista il difensore camerunense Rigobert Song, protagonista con la sua nazionale ai mondiali di Francia nello stesso girone dell’Italia, ma anche il giovane mediano Gennaro Gattuso, carisma e grinta da vendere, gli attaccanti Di Michele e Giampaolo, oltre al prestito di Raffaele Ametrano, centrocampista della Juventus. Di Vaio è il centravanti titolare, a lui vengono chieste le reti per la salvezza. Sabato 12 settembre 1998 la Salernitana esordisce in serie A allo stadio Olimpico di Roma contro i giallorossi di Zdenek Zeman, proprio il mentore di Delio Rossi, nel classico scontro fra il maestro e uno dei suoi allievi; i campani, seguiti nella capitale da migliaia di sostenitori, segnano col neoacquisto Song alla fine del primo tempo, ma nella ripresa la Roma rimonta e vince 3-1. Sconfitta sì, ma onorevole e al cospetto di una delle compagini migliori del campionato; nel secondo turno, debutto allo stadio Arechi, arriva il Milan. Il calendario, insomma, non dà una mano ad una Salernitana volenterosa ma inesperta che viene trafitta due volte in pochi minuti nel secondo tempo da Bierhoff e Leonardo, prima della rete della speranza di Breda: 1-2, altra sconfitta onorevole, altri complimenti, ma ancora nessun punto. E di punti non ne arrivano neanche al terzo turno quando i campani perdono 2-0 ad Udine; la settimana successiva la Salernitana muove la classifica con l’1-1 casalingo contro l’Empoli, prima di altre due sconfitte rimediate nelle trasferte di Parma e Firenze; il primo successo giunge il 1 novembre contro la Lazio, battuta da una rete di Giacomo Tedesco al 90′. E’ la scintilla che sveglia e sblocca gli uomini di Delio Rossi, paralizzati dall’avvio negativo; dopo un ko in casa della Sampdoria, infatti, i granata vincono due gare di fila all’Arechi contro Perugia e Venezia, nella gara contro gli umbri segna una doppietta Di Vaio, ai primi gol in un campionato che per l’attaccante romano sarà condizionato da troppi infortuni. Neanche la fortuna sorride ai campani, battuti a San Siro dall’Inter 2-1 dopo essere stati in vantaggio fino ad un quarto d’ora dalla fine e rimontati sul 2-2 in casa dal Bari che pareggia al 90′ col danese Knudsen. Il girone d’andata si chiude male per la Salernitana con tre sconfitte nelle ultime quattro partite e l’emorragia frenata solo dall’1-1 contro il Piacenza in cui va in rete Salvatore Fresi, tornato a Salerno dall’Inter nel mercato invernale. Il 2-1 sulla Roma alla prima giornata di ritorno e la vittoria per 3-2 ad Empoli con tripletta di Di Vaio, sembrano vanificate dall’1-2 casalingo contro l’Udinese e dal ko rocambolesco in casa del Milan che vince 3-2 con molta fortuna e tre legni colpiti dalla squadra di un Delio Rossi che, sconsolato, non può far altro che sperare in un’inversione di rotta con una classifica preoccupante che vede i campani sempre fra la quint’ultima e l’ultima posizione della graduatoria, ma pur sempre in lotta per la salvezza.

Le settimane dal 14 marzo al 3 aprile appaiono determinanti con tre scontri diretti consecutivi per la Salernitana dopo l’umiliante 6-1 subìto in casa della Lazio nonostante il vantaggio iniziale siglato da Vannucchi. Nella prima partita gli uomini di Delio Rossi battono 2-0 la Sampdoria, ma nella seconda ecco lo 0-1 patito a Perugia in una delle peggiori uscite dei campani in campionato. Complice la sosta per gli impegni delle nazionali ed un ambiente in fermento, il presidente Aliberti esonera Delio Rossi subito dopo la sconfitta in Umbria, nonostante i calciatori fossero accanto al tecnico, convinti che solo con lui potesse arrivare la salvezza. Rossi lascia Salerno deluso e con il forte rammarico di non aver tentato l’impresa fino all’ultimo; impresa che peraltro sfugge anche al suo successore, Francesco Oddo, che nonostante un finale di campionato all’assalto con 4 vittorie nelle ultime 7 partite, giunge alla sfida finale di Piacenza all’ultima giornata con la vittoria come unica possibilità di salvezza: Piacenza-Salernitana finirà 1-1 e i granata torneranno in serie B con diversi rimpianti, qualche coda polemica e la rabbia di non averci provato col tecnico che a Salerno ha scritto le pagine più belle della storia granata e che, ad oltre vent’anni di distanza, è ancora l’incontrastato maestro di una città che mai lo ha dimenticato.

di Marco Milan

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