Elezione Trump, quali le relazioni future tra UE e Stati Uniti?

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All’indomani del risultato delle presidenziali statunitensi, esponenti istituzionali, rappresentanti del Parlamento europeo, diplomatici, giornalisti e analisti politici si sono ritrovati al Centro Studi Americani di Roma per commentare “a caldo” le reazioni all’elezione del nuovo Presidente USA e discutere delle future relazioni tra Stati Uniti e Unione europea sotto la nuova presidenza Trump

Gli Stati Uniti d’America hanno scelto il loro 45° Presidente. Il repubblicano Donald Trump, che ha vinto lo scontro elettorale contro la candidata democratica Hillary Clinton – favorita, secondo i sondaggi e le analisi dei comunicatori politici basate sui dibattiti presidenziali televisivi – si insedierà alla Casa Bianca dopo otto anni di presidenza Obama. Nella conferenza internazionale sul tema “Il nuovo Presidente degli Stati Uniti. Prospettive sulle relazioni tra gli USA e l’Unione europea”, organizzata dall’Ufficio d’informazione in Italia del Parlamento europeo (EPIO Roma) in collaborazione con il Centro Studi Americani e l’Ufficio del Parlamento europeo per le relazioni con il Congresso a Washington, si è parlato soprattutto di politica estera e rapporti transatlantici, del ruolo dell’Unione europea e dell’Italia, e delle ripercussioni che l’elezione di Donald Trump avrà sulle sfide globali che Europa e Stati Uniti dovranno affrontare.

Il rafforzamento delle relazioni gli States e il Vecchio Continente è stato il tema principale della conferenza.“I valori e gli impegni che Europa e Stati Uniti condividono sono molti, ma non mancano le differenze”, ha esordito in apertura Gian Paolo Meneghini, Capo Ufficio dell’EPIO Roma, aggiungendo:”Oggi, più che mai, serve un rilancio delle relazioni transatlantiche”. Dal risultato elettorale, emergono, secondo gli ospiti-relatori, sia una sostanziale continuità che una marcata volontà di cambiamento. In attesa del passaggio di consegne tra l’amministrazione Obama e la futura presidenza Trump, che avverrà formalmente il 20 gennaio 2017, Paul Berg, Ministro Consigliere per gli Affari Politici presso l’Ambasciata degli Stati Uniti di Roma, è convinto che le future relazioni tra Italia e USA proseguiranno nel segno della “continuità”, prevedendo che saranno “ancora più forti e più collaborative”.

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Un momento della conferenza presso il Centro Studi Americani di Roma

A credere che la scelta degli americani sia stata dettata dal desiderio di cambiamento è, invece, Antoine Ripoll, Direttore dell’Ufficio del Parlamento europeo per le relazioni con il Congresso, che ha rimarcato quanto la campagna elettorale sia stata “appassionata”, come mai in passato, sostenendo che la maggior parte degli americani si aspetta un cambiamento, anche se è difficile prevederne i tempi. In collegamento da Washington è intervenuto anche l’analista politico Matt Decker. “Gli americani volevano eleggere un outsider il più lontano possibile dalla Casa Bianca”, ha affermato il lobbista della Williams & Jensen, Decker, il quale, a prescindere dal vincitore, ha invitato l’Europa a concentrarsi sulla fase di “transizione” tra Obama e il suo successore.

A parlare di “cambiamento radicale” è l’ambasciatore dell’Italia negli USA, Armando Varricchio, che ha definito la scelta democratica compiuta dagli americani “una scossa salutare per tutti”. Il successo di Trump, ha osservato Varricchio, è arrivato non grazie al voto popolare, dove ha vinto Hillary Clinton, bensì dal consenso registrato nelle aree industriali del Paese, un dato interessante su cui riflettere. Se Varricchio si è soffermato sulla data del 9 novembre, definendola “uno spartiacque nella storia recente”, sia per la ricorrenza dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989, sia per gli Stati Uniti e per politica globale con l’elezione di Trump, l’ex ambasciatore italiano negli USA, Ferdinando Salleo, guarda soprattutto al 2017, un anno cruciale sul fronte dei rapporti bilaterali. L’Italia, infatti, presiederà il G7 in Sicilia, dove si discuterà di temi globali con il nuovo presidente USA, ma il 2017 è anche l’anno in cui cade il 60° anniversario della firma dei Trattati di Roma, una tappa decisiva nel processo di integrazione europea.

La conferenza ha offerto l’occasione anche per entrare nel merito della campagna elettorale condotta da Trump. Secondo Giovanna Pancheri, giornalista di Sky Tg24, dopo una campagna “divisiva e violenta” sarà interessante osservare come “Trump mitigherà le sue proposte, che hanno contribuito a creare delle ferite negli ultimi mesi”. A esprimere un punto di vista simile, la corrispondente dell’Associated Press Television New, Patricia Thomas, che ha rimarcato come la campagna del tycoon sia stata “lacerante soprattutto per le donne”. Da più parti è stato fatto notare che il “Trump Presidente” appare diverso dal “Trump candidato”, come si evince dalle parole pronunciate nel suo primo discorso presidenziale, incentrato sulla necessità di riportare l’unità nel Paese. Un cambio di registro e di toni, riscontrato anche dal Primo Presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani e dal Vice Presidente del Parlamento europeo, David Maria Sassoli.

Nel dibattito sulle future relazioni tra UE e USA, invece, Tajani sostiene che “l’Europa non possa smettere di essere l’interlocutore privilegiato degli Stati Uniti”, affermando, inoltre, che “l’Italia può giocare un ruolo importante in un’Europa che può rappresentare un ponte tra Russia e Stati Uniti”. Un altro aspetto sul quale Tajani ha posto l’accento riguarda gli interessi comuni tra Europa e Stati Uniti: dal mercato delle materie prime, prevalentemente in mano alla Cina, alla difesa della produzione industriale europea fino alla lotta al terrorismo. La ricetta è mettere in campo “una diplomazia economica comune”, più forte che in passato.

Secondo il vice presidente del Parlamento europeo Sassoli, la risposta ai problemi comuni, è l” ’integrazione e la speranza”, che devono vincere sulla paura che caratterizza “sia le periferie europee che americane”. Entrambi gli europarlamentari hanno convenuto sulla necessità di una “difesa comune europea” e di una razionalizzazione delle spese militari, è stato sottolineato più volte dai relatori. “Credo che la Nato abbia ancora un grande ruolo da svolgere, ma anche che l’Europa debba cominciare a crescere”, ha precisato Tajani. Si è parlato anche della presenza europea in Africa, nel Medio Oriente e nel Mediterraneo, con brevi cenni ad altri temi controversi, come lo stop al trattato di liberalizzazione commerciale transatlantico TTIP, dove hanno prevalso “gli interessi protezionisti americani con il no di tanta parte del radicalismo europeo”, ha affermato Sassoli.

A complicare un cammino che sembrava improntato ad una positiva collaborazione tra USA e UE, dopo le prime dichiarazioni distensive del neoeletto Presidente, potrebbe essere il tema dell’immigrazione. Se a poche ore dal primo discorso presidenziale Trump faceva appello all’unità degli Stati Uniti, ora il tycoon è tornato a parlare, in un’intervista rilasciata alla Cbs, del progetto di costruire un muro al confine con il Messico. Trump ha ribadito, dunque, la promessa fatta in campagna elettorale, annunciando, inoltre, l’espulsione di 2-3 milioni di clandestini con precedenti penali. Il pugno duro contro i migranti ha già scatenato diverse proteste negli Stati Uniti. La strada del dialogo, anche al di là dell’Atlantico, appare adesso più in salita e la cooperazione tanto auspicata un po’ più lontana.

(di Elena Angiargiu)

 

 

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