Referendum costituzionale, D’Alema lancia il comitato del “no”

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Il Referendum costituzionale continua a dividere maggioranza e opposizioni. Data incerta e spunta il Comitato per il No lanciato da D’Alema: “Riforma: un pastrocchio che spacca il Paese”

Settembre ha già messo in archivio i suoi primi 10 giorni e la data del referendum costituzionale resta incerta mentre il Ministro Boschi ha dichiarato che la consultazione si terrà “tra la fine di novembre e i primi di dicembre”, inasprendo le già caldissime polemiche.

Dopo di lei, le parole del premier Matteo Renzi, pronunciate in conferenza stampa al termine del G20 in Cina, non hanno di certo placato gli animi: “Il referendum deve essere fissato a norma di legge entro il 13 ottobre, e a quel punto dal giorno in cui verrà fissato, decorrono tra i 50 e 70 giorni di tempo. Nei prossimi giorni, ascoltando i soggetti interessati il Cdm fisserà la data, ragionevolmente nei tempi già previsti”.

La furia delle opposizioni

La furia delle opposizioni non si è fatta attendere: “La ministra Boschi gioca a nascondino con la data del referendum. Da ottobre siamo passati a tra novembre e dicembre – sottolineano Arturo Scotto e Loredana De Petris di Sinistra italiana – L’ennesima dimostrazione di scarsa sensibilità istituzionale. Pretendiamo rispetto”.

“Renzi e Boschi giocano sporco con la data del voto, già rimandata di un mese e mezzo. Indecente, ma anche inutile. Tanto vince il ‘no’ “, dichiara il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta; la Lega, con Roberto Calderoli, invoca l’intervento del presidente della Repubblica: “Adesso basta, scenda in pista Mattarella per tirare le orecchie a Renzi e dargli un ultimatum per fissare la data”.

dalema-per-raggi-a-roma-e1465982479701Il comitato del No

Il fronte del “no” si fa sempre più agguerrito, a passare all’attacco nei giorni scorsi anche Massimo D’Alema, che dal cinema Farnese di Roma, radunando esponenti della politica, militanti, intellettuali, ha lanciato un comitato per il no al referendum, guidato da Guido Calvi.

L’urgente bisogno di una data è stato evidenziato anche da D’Alema: “è sgradevole che il governo non definisca la data del referendum e dia una sensazione di furbizia”. Quanto alla riforma parla di “pastrocchio che spacca il Paese” e che “ripropone, in alcuni casi peggiorandoli, alcuni punti qualificanti della riforma di Berlusconi” e ha anche annunciato che un gruppo di costituzionalisti sta lavorando a un’idea di revisione “limitata e condivisa”.

Il movimento generato dall’ex premier richiama la minoranza Dem a decidere da che parte stare e assicura di non puntare a “dividere il Pd” e di voler invece restare nel partito.

La vittoria del no segnerà la fine dell’idea del partito di Renzi e del Partito della Nazione, un’idea dannosa. Come si dice, non perdiamoci di vista, non solo di qui al referendum ma anche dopo”, ha sottolineato, perché “c’è un partito senza popolo e un popolo senza partito a cui non vogliamo dare un partito ma un’occasione di impegno civile e politico”.

D’Alema non sembra aver intenzione di fondare nessun nuovo partito quindi, anzi dichiara che ormai il suo lavoro a livello internazionale lo diverte, difendendosi dai mormorii che bisbigliano su una probabile volontà di scissione.

La risposta dei renziani arriva con il senatore Andrea Marcucci: “D’Alema ha battezzato il comitato del No a prescindere. Ora basta un sì per approvare le riforme, che la sua Bicamerale non ha mai fatto”.

(di Azzurra Petrungaro)

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