Arte deturpata. Dai nudi coperti per la visita di Rouhani alla colla per la maschera di Tutankhamon.

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Arte. In Italia si parla dei marmi “coperti” per la visita di Rouhani. Ma in Egitto dei restauratori pasticcioni hanno quasi rovinato definitivamente uno dei reperti storici più importanti al mondo.

Nella combo a sinistra la Venere Capitolina, e a destra la statua coperta durante la visita del presidente iraniano Hassan Rohani. Roma, 26 gennaio 2016. ANSA/Questa settimana si è parlato molto di Arte. Ma non per commentare vicende positive. La prima notizia viene dall’Italia: per la visita a Roma del presidente iraniano Rouhani, dopo l’implementation day dell’accordo che sancisce la fine delle sanzioni internazionali su Teheran, i Musei Capitolini di Roma hanno coperto, con pannelli bianchi, le statue di marmo raffiguranti corpi nudi. Il secondo fattaccio arriva da Il Cairo: è notizia di questi giorni il rinvio a giudizio dei dipendenti (otto restauratori) del Museo egizio della città, colpevoli di negligenza per aver riparato con della banale colla, il distacco del pizzetto della maschera funeraria d’oro del giovanissimo faraone Tutankhamon.

Vera e propria bufera, rimpallo di responsabilità, preoccupazione e “figuraccia mondiale”. Sono queste le impressioni che emergono dalla decisione di coprire, lunedì scorso, le statue marmoree di corpi nudi esposti ai Musei Capitolini, durante la conferenza stampa del presidente iraniano Hassan Rouhani e il premier italiano Renzi. E se l’ambasciatore iraniano a Roma nega che dal suo Paese sia partita una richiesta di tal genere Dario Franceschini, ministro della Cultura, apre la polemica parlando di “Scelta incomprensibile” e Palazzo Chigi annuncia l’avvio di un’indagine interna per individuare le responsabilità e fornire chiarimenti a forze politiche e opinione pubblica profondamente indignati. Così Franceschini su Twitter: “Io penso che ci sarebbero stati facilmente altri modi per non andare contro la sensibilità di un ospite straniero così importante senza questa incomprensibile scelta di coprire le statue” e ha ribadito che “Né il sottoscritto né il presidente del Consiglio erano stati informati di quella scelta”. Anche la Sovrintendenza di Roma ai beni culturali, si smarca da quello che sembra essere stato un eccesso di zelo: “La misura non è stata decisa da noi, è stata un’organizzazione di Palazzo Chigi non nostra”.

Dispiaciuto e preoccupato si è detto l’ambasciatore di Israele in Italia, Naor Gilon perchè “l’Iran è un elemento di destabilizzazione del Medioriente. Capisco la necessità di fare affari, che è legittima perchè le sanzioni nei confronti dell’Iran non ci sono più, ma questo approccio verso gli iraniani dovrebbe essere molto ristretto, con delle limitazioni”.

Sul caso delle statue di Roma ha scritto buona parte della stampa europea e internazionale: si è parlato di “errore”, “figuraccia mondiale”, “vergogna”.

Il M5s ha dichiarato che “Sarebbe bastato cambiare itinerario se si voleva rispettare il pudore e la moralità del presidente Ruohani e del popolo iraniano, invece anche in questa occasione il governo Renzi ha preferito prostrarsi mostrando una chiara sudditanza politico-culturale”. Dichiarazione in merito anche da parte del Ministro degli Esteri Paolo Gentiloni: “È stata una sciocchezza incomprensibile”.

Secondo i principali quotidiani, a prendere la decisione di “nascondere” i marmi alla vista di Rouhani, sarebbe stata la consigliera Ilva Sapora, capo del Cerimoniale di Stato di Palazzo Chigi. E dopo lo scandalo dei nudi, emergono altre “gaffes” delle quali sarebbe stata responsabile il funzionario italiano. Lo scorso settembre, in occasione del pranzo d’onore col premier del Kuwait per celebrare l’acquisto dei caccia Eurofighter è stato escluso il generale kuwaitiano che ha posto la firma al contratto di vendita. A dicembre, il premier Renzi non avrebbe gradito la cena offerta dal nostro Governo al re di Giordania e la moglie Rania. Infine, la rissa a Riad (Arabia Saudita) per dei Rolex che i sauditi avevano messo a disposizione della delegazione italiana. In attesa della chiusura dell’indagine interna a Berlino, per l’incontro tra Renzi e la cancelliera Angela Merkel, nella delegazione italiana che accompagnava il premier italiano, la dottoressa Sapora era assente.

Ma in questi “pasticci” culturali l’Italia non è sola. È notizia di questa settimana il rinvio a giudizio degli otto restauratori dipendenti del Museo egizio del Cairo che rischiano multe e un’azione disciplinare (incluso il licenziamento) per aver agito con “negligenza e in violazione della deontologia professionale” quando nell’agosto del 2014 incollarono con una semplice resina la barba della maschera funeraria di Tutankhamon dopo che questa si era danneggiata per uno spostamento maldestro.

La barba blu e oro di quello che è senza dubbio uno dei reperti archeologici più famosi al mondo, si staccò durante uno spostamento incauto (forse dovuto a un guasto elettrico) o una pulizia poco accorta. Portata al laboratorio di restauro del Museo i restauratori, per nascondere il danno, la incollarono sciaguratamente con della resina adatta alla pietra e non, come nel caso della maschera mortuaria del sarcofago, al metallo (il casco del giovane imperatore è fatto di oro massiccio, lapislazzuli e paste vitree). Il danno fu evidente e la foto fece il giro del mondo. La maschera, del peso di dieci chili e risalente a oltre 3.300 anni, è il pezzo più famoso della tomba di Tutankhamon, scoperta nel 1922 da archeologi britannici.

Chi era Tutankhamon? Faraone del 14 secolo a.C. salito al trono da bambino e morto a 18 anni, Tutankhamon fu imbalsamato in un tomba, ritrovata intatta nella Valle dei Re in una posizione nascosta (cioè sotto quella di Ramses VI). Il corredo funebre era costituito da più di 5 mila pezzi trovati in buone condizioni e l’intero sarcofago, d’oro massiccio, pesava più di due quintali.

La maschera, dopo il danno, è stata oggetto di un delicato restauro durato otto settimane e iniziato nel gennaio 2015. Lo scorso dicembre, l’oggetto più famoso della iconografia egiziana è tornato in mostra nella sua teca. Ora si attende il destino dei dipendenti museali per i quali la Procura amministrativa cairota ha ordinato il processo.

 

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