Scuola, le novità del «patto educativo» proposto da Renzi

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Rivoluzionare la scuola italiana. È l’obiettivo del Governo, inserito nel più ampio programma dei “Mille Giorni”, che il 3 settembre ha presentato il documento “La buona scuola”, corposo dossier di 136 pagine sulla scuola del futuro. Un anno di tempo per “intervenire in maniera radicale” sulle emergenze storiche e sui nodi strutturali del sistema scolastico, considerando, come si legge nella prefazione, l’istruzione “un investimento di tutto il Paese su se stesso”. Le novità che riguardano il corpo docente e i costi dell’operazione, contenute in un programma aperto a proposte da discutere in un grande dibattito pubblico, a pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico, sono i punti critici tenuti sotto osservazione dai sindacati e dalle associazioni legate al mondo della scuola, scettiche su quella che viene percepita come l’ennesima proposta di riforma del settore.

Le tappeUna scuola al passo con i tempi, profondamente diversa dal suo assetto attuale, è ciò a cui punta il Governo, che prima con il videomessaggio del presidente del Consiglio, Matteo Renzi, seguito dalla conferenza stampa del ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini e dal lancio di un sito dedicato, ha presentato i principi ispiratori e gli strumenti di attuazione della riforma, che il premier preferisce chiamare “patto educativo” per sottolineare la necessità di un nuovo progetto concepito “assieme agli studenti, ai professori, ai dirigenti scolastici, alle famiglie, al personale tecnico”. La partecipazione evocata come cardine della “buona scuola” è il caposaldo della prima tappa della scuola che verrà: 60 giorni, dal 15 settembre al 15 novembre, per confrontarsi online e dal vivo nei territori prima di attuare le misure programmate per il prossimo triennio.

Prima le consultazioni, poi un decreto legislativo all’inizio del 2015 che, nelle intenzioni dell’esecutivo, metta a regime le misure annunciate, le cui coperture, andranno trovate nella Legge di Stabilità. A partire dal Piano straordinario per assumere dal prossimo anno quasi 150.000 docenti. Dal 2015, “anno della sfida”, come si legge nel documento,  inoltre, ogni scuola pubblicherà il proprio Rapporto di Autovalutazione e un progetto di miglioramento, mentre dall’anno scolastico 2015-2016 sarà attivo il Registro Nazionale dei docenti della scuola. Nel triennio 2016-2019 verrà bandito un nuovo concorso per circa 40.000 posti, l’aspetto più innovativo e controverso della proposta Renzi – Giannini.

Le novitàPrincipale cambiamento rispetto al passato, direttamente collegato con il reclutamento dei docenti di ruolo solo per concorso a partire dal 2016, è l’esaurimento delle Graduatorie a Esaurimento (Gae), “un errore grave da non ripetere”, viene sottolineato, a proposito di uno degli elementi che ha già suscitato le prime polemiche. Nell’ottica della stabilizzazione del personale docente e dell’abbattimento del precariato storico, gli insegnanti copriranno cattedre vacanti, tempo pieno e supplenze, saranno al centro di una formazione continua obbligatoria che privilegi il merito come parametro per gli scatti di stipendio piuttosto che l’anzianità lavorativa. Previsto il potenziamento del Piano di Formazione dei docenti con l’insegnamento in lingua straniera nella scuola primaria e in quella secondaria di primo grado.

Centrale per l’assunzione dei nuovi docenti è l’adozione di un’unica procedura di abilitazione, che superi da un lato i Tirocini formativi attivi (TFA) e dall’altro i c.d. Percorsi abilitanti Speciali (PAS), rendendo immediatamente abilitante la Laurea in Scienze della Formazione Primaria. Novità anche per i presidi e il corso-concorso della Scuola Nazionale dell’Amministrazione per la loro selezione che sostituirà i concorsi regionali. Tra i temi presenti nei 12 punti per la buona scuola, l’obbligo dell’alternanza scuola-lavoro e gli strumenti per attrarre investimenti privati.

Le reazioniIl primo a dirsi scontento delle novità annunciate dal Governo è l’Unicobas, che a poche ora dalla diffusione delle linee guida sulla scuola ha diramato un comunicato stampa annunciando uno sciopero nazionale per mercoledì 17 settembre contro le proposte dell’esecutivo e il blocco degli stipendi statali anche per il 2015, confermato dal ministro della Pubblica Amministrazione, Marianna Madia. Tra gli aspetti più contestati l’organico funzionale rafforzato con inevitabili ripercussioni sull’aumento dell’orario per i docenti stabilizzati e la nota dolente della soppressione delle supplenze. Contrari alle nuove misure per l’immissione in ruolo anche gli abilitati inseriti nella seconda graduatoria di istituto. Secondo quanto dichiarato da Arianna Cipriani, del coordinamento nazionale Tfa ordinario, infatti, verrebbero esclusi circa 70.000 docenti abilitati negli ultimi due anni, che non sono mai entrati nelle Gae, bacino da cui si attingerà anche per le supplenze. Critiche dall’Unione degli Studenti, che protesta per l’assenza di riferimenti al diritto allo studio e contro la privatizzazione dell’istruzione.

Le maggiori perplessità ruotano attorno alle risorse economiche necessarie per l’attuazione della riforma, stimate in 3 miliardi di euro, con un risparmio che potrebbe arrivare a 300-350 milioni all’anno, ma ancora tutto da verificare, questione più criticata dai partiti, mentre i sindacati confederali contestano soprattutto il mancato rinnovo del contratto e il blocco degli aumenti per anzianità, nodi cruciali sui quali la partita per la “buona scuola”, che vedrà protagonisti non soltanto docenti, studenti e dirigenti scolastici, ma anche le voci dissonanti delle parti sociali e delle associazioni di categoria, è ancora tutta da giocare.

(di Elena Angiargiu)

Fonte immagine: flickr Palazzo Chigi

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