Bonus maturità. Test d’ingresso al via tra le polemiche

di Emiliana De Santis

Martedì 3 sarà la volta di Architettura, il giorno seguente delle professioni sanitarie; il 9 e 10 settembre toccherà ai corsi di laurea magistrale in Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Veterinaria. Sono queste le date dei test di ingresso alle facoltà che prevedono l’accesso programmato, rimandati da luglio a settembre su disposizione del Ministro e spauracchio dei circa 115mila ragazzi che si cimenteranno con i 100 quesiti proposti.

Bagarre sul calcolo del bonus maturità, vero pomo della discordia. È proprio a causa delle iniquità provocate dal calcolo dell’80° percentile – oltre alle proteste dei diplomandi sull’eccessivo carico di studio che avrebbe comportato – che i test per Medicina e Architettura sono stati posticipati. Il bonus consiste in un punteggio premio assegnato ai diplomati con un voto compreso tra 80 e 100 e che, fino all’anno scorso, oscillava tra 4 e 10 mentre quest’anno va da 1 a 10 su un totale di 90 punti ottenibili nel complesso delle prove di accesso. La questione non sta tanto nell’assegnazione di un premio ai più meritevoli, che in linea di principio sarebbe positiva, quanto nel modo in cui è calcolato. Già prima dell’estate, il ministro Anna Maria Carrozza, spiegava: “Il nuovo decreto ministeriale punta a mitigare quelle che sono state ritenute delle criticità” – disparità regionali, diversi sistemi socio – culturali e programmi didattici che non permettono uniformità di giudizio con evidenti e pesanti conseguenze sul voto finale – “ma non può intervenire in radice in quanto vincolati dall’attuazione del decreto legislativo n.21 del 2008, i cui principi non possono essere modificati da un decreto ministeriale». Per questo motivo, in Viale Trastevere avevano deciso di insediare una commissione che, alla luce della prima esperienza applicativa, formulasse delle proposte operative, anche con modifiche alla normativa primaria e secondaria, “al fine di garantire un sistema di accesso ai corsi a numero programmato equilibrato”.

Nonostante le buone intenzioni, i nuovi criteri per la valutazione del percorso scolastico non hanno soddisfatto. Il bonus verrà attribuito esclusivamente ai candidati che hanno ottenuto un voto all’esame di stato almeno pari a 80/100 e non inferiore all’80esimo percentile della distribuzione dei voti della propria commissione d’esame nell’anno scolastico 2012/13, e non più della propria scuola nell’anno scolastico precedente. Quindi, per ottenerlo, non basta aver superato l’esame di maturità con un voto superiore all’80, occorre che questo sia pari o superiore all’80° percentile. Si creano così delle evidenti ingiustizie non più tra Regione e Regione o tra macroaree dello stesso territorio ma tra una classe e l’altra del medesimo istituto. Lo ha fatto presente una docente di Terni, attraverso una lettera aperta pubblicata sul portale Skuola.net. L’insegnante afferma che il decreto ministeriale di giugno pur correggendo alcune criticità “crea nuove mostruosità” perché “la disparità di trattamento dovuta al percentile si sposta dalle scuole alle singole commissioni”. Inoltre, poiché i voti dell’esame di stato attribuiti all’80esimo percentile di riferimento sono stati pubblicati soltanto il 30 agosto, a pochi giorni dai test, “l’effetto sarà verificabile solo dopo la conclusione degli esami, rendendo quindi la protesta e l’indignazione inefficaci” evidenzia la lettera.

Peraltro, uno studio dell’Università “Aldo Moro” di Bari e finanziato dal Miur, svela luci ed ombre dei test di ingresso. Se una buona preparazione di base aiuta ad affrontare il quizzone e a procedere negli studi con una certa facilità é altrettanto vero che, numeri alla mano, i ragazzi sono favoriti rispetto alle ragazze pur essendo il voto di maturità delle donne sempre maggiore, mediamente di circa 5-6 punti, rispetto a quello degli uomini. “”Un paradosso – spiega la professoressa Gabriella Serio del comitato scientifico del progetto di ricerca – evidentemente di fronte a un test a risposta multipla le ragazze reagiscono diversamente. Forse i ragazzi rischiano di più e tentano comunque una risposta che poi si rivela giusta, le donne riflettono di più, ma questa è un’ipotesi che azzardo”. Oltre tutto il numero di partecipanti di sesso femminile è sempre doppio rispetto a quelli di sesso maschile. Il rettore uscente dell’ateneo pugliese, Corrado Petroncelli, pensa perciò a una soluzione alternativa: “Confesso di non avere grandissima simpatia per i test usati come strumento di selezione, soprattutto per una professione delicata come quella del medico [..]. A fronte di una richiesta sempre crescente di medici, infermieri e scuole di specializzazione dobbiamo chiederci se il metodo dei test sia davvero efficace. Perché per esempio non fare un primo anno aperto a tutti che verifica le condizioni basilari come le nozioni di chimica e biologia e poi operare una selezione? Finché i test rimarranno una lotteria, non so se sarà la cosa migliore”.

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