La sfida Alemanno – Marino: il ballottaggio passa anche dai diritti

di Simone Lettieri

E’ una sfida inedita e interessante quella che sta per concludersi a Roma e che vede in palio il posto come sindaco della Capitale. La corsa al Campidoglio è iniziata il 24 e 25 maggio scorso, quando al primo turno il sindaco uscente del PDL, Gianni Alemanno, ha raccolto il 30,27% dei voti contro il 42,60% del suo sfidante, il candidato del PD Ignazio Marino.

Una differenza di 12 punti percentuali, che non sono affatto pochi e che hanno dimostrato come in città non sia stato particolarmente apprezzato il lavoro svolto negli ultimi cinque anni dall’attuale amministrazione. La campagna elettorale non è stata per fortuna accesa e scorretta come spesso ne vediamo in Italia (a parte qualche battibecco in tv che serve solo agli autori dei talk show e all’audience), ma nello stesso tempo ha portato alla luce interessanti aspetti che ogni elettore dovrebbe prendere in considerazione.

Si parla spesso di diritti nella politica attuale, sia nazionale che locale, un argomento che viene visto come importante punto di unione fra la ripresa economica e la sconfitta definitiva della crisi in cui l’Europa è precipitata da ormai cinque anni. Il problema è che alla prova dei fatti si fa poco e niente, Roma è stata particolarmente colpita dalla crisi nei primi mesi del 2013– secondo la Camera di Commercio- ha chiuso un negozio ogni due ore, senza considerare il crollo della ristorazione e del mercato dell’auto. La presa di coscienza del difficile momento che stiamo attraversando ci avvicina sempre di più alla consapevolezza che un piano di sviluppo e di crescita economica passa anche attraverso il pieno riconoscimento dei diritti di tutti.

Vari studi hanno dimostrato che inclusione sociale e accettazione della diversità sono elementi fondamentali per avere una società innovativa, sicura di se stessa, competitiva e moderna. La prestazione lavorativa sarà davvero efficace solo in contesti in cui il lavoratore può esprimersi al meglio e senza limiti imposti, godendo a pieno della sua libertà individuale.

Ecco perché è tremendamente sbagliato gridare all’inutilità di simili provvedimenti, sostenendo che ci sono “priorità” più importanti. Un discorso che vale sia a livello nazionale che locale: cosa offrono quindi in materia di diritti i due candidati alla corsa per il Campidoglio?

Da un lato abbiamo Alemanno, con i suoi cinque anni di amministrazione, uscito a pezzi dalla gestione del problema rom, indifferente al registro delle unioni civili già intrapreso da molti comuni (ma rivelatosi un clamoroso flop), pronto a indossare la t-shirt del Gay Village e prontissimo a far visita in ospedale alla vittima di omofobia di turno, salvo poi lanciare proclami dal sapore ecclesiastico e anti-laico sulla difesa della “famiglia tradizionale”.

Nel programma che presenta ai cittadini romani il tema dei diritti è un po’ scarno: s’ impegna a lottare contro “ogni barriera architettonica in città”, forse scosso dalla lettera di un disabile di un paio di mesi fa, in cui si denunciava l’impossibilità di girare a Roma se ti trovi su una sedia a rotelle. Si impegna a chiudere progressivamente gli altri campi nomadi per garantire una “dignitosa alternativa di vita”, probabilmente dignitosa come la condizione di vita dei nuovi campi voluti dal Campidoglio in Via Salviati e Via Gordiani, che tra sporcizia e degrado sono diventati presto ricettacolo di delinquenza e degrado ambientale. C’è, infine, qualche parola sull’accettazione totale degli immigrati.

Dall’altro lato Marino, ex chirurgo donatosi alla politica, di certo non espressione piena del suo partito, quel PD ormai distrutto da mille correnti interne, un uomo che non ha votato Prodi alla Presidenza della Repubblica, che avrebbe preferito Rodotà come il Movimento Cinque Stelle, che ha votato contro l’attuale governo delle larghe intese. Uno spirito laico che vuole presentarsi come “l’alternativa”, il “nuovo”, anche se fa politica dal 2006. Sul fronte dei diritti, il suo programma abbonda di belle parole: lo sport rivalutato come diritto per la persona, sportello di ascolti e potenziamento dei consultori per violenze sulle donne, certificato di unione per lo coppie di fatto, un intero paragrafo dedicato alle tematiche LGBT, il diritto alla dignità per i carcerati.

Bene, il problema, come sempre, saranno i fatti.

Perché le probabilità che vinca Marino sono molto alte: parte con un distacco netto e ha un ampio bacino potenziale di voti, che vanno dal M5S alla lista di Marchini. Vedremo, comunque vada a finire, se Roma potrà diventare un modello a cui la politica nazionale può aspirare, un modello per completare quel processo di legiferazione sui diritti delle persone che tanto è utile per sconfiggere la crisi economica.

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