Il commento di un lettore, “La soluzione è la Boldrini al Quirinale”

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il commento di un nostro lettore, Vittorio Fabbricatti

di Vittorio Fabbricatti

Certo è che se Napolitano l’ha fatto apposta, è stato un vero colpo da maestro. Lui ha detto che l’istituzione delle due commissioni di saggi non è una perdita di tempo, ma (sottinteso) un guadagnar tempo, sapendo in anticipo che da esse niente di miracoloso potesse venire. Cioè quello di consentire alle forze politiche di consultarsi, intanto sull’elezione del nuovo capo dello stato, potrebbe significare lo snodo per qualsiasi altra soluzione. Provo a vedere in che modo ciò potrebbe accadere. Sappiamo che Berlusconi in particolare annette alla “conquista” del Colle importanza vitale per se stesso. Ciò spiega la preferenza per D’Alema, che gli assicurerebbe un salvacondotto futuro, più che per Prodi. Ovviamente, lamentandosi per l’occupazione istituzionale che il PD starebbe mettendo in atto, preferirebbe un esponente della sua stessa area politica. E meno male che, almeno esplicitamente, non pensa a se stesso. Per accontentarlo, per non farlo passare agli occhi degli italiani una vittima, la soluzione c’è. Basta liberare una delle due posizioni occupate ora da Grasso e dalla Boldrini, candidandole alla presidenza della Repubblica e lasciando la poltrona libera a un esponente della sua parte politica. La Boldrini, capo dello stato, risponderebbe, tra l’altro a quella richiesta che trasversalmente viene fatta di avere, finalmente, una donna al Quirinale. Esaurita questa fase, la parte più difficile e dilaniante dovrebbe affrontarla il PD. Certo che è duro esprimere, per l’osservatore comune quale io sono, un’opinione. C’è il cuore che vorrebbe, senza “se” e senza “ma”, veder primeggiare la sua parte politica. Ma che contrasta con la ragione, cioè con i numeri che nella loro stessa freddezza trovano eloquenza e significato. E i numeri dicono che “sto benedetto popolo sovrano” ha consegnato alla politica una matassa che più ingarbugliata non poteva essere. Tre “deboli” forze che non possono da sole aspirare al governo e nemmeno lo possono aggregandosi, tanto differenti sono l’una dalle altre. L’inciucio è dietro l’angolo, e Machiavelli sta fregandosi le mani nella sua tomba in Firenze. Ed ecco la “ragion di stato”, esercizio difficilissimo e straniante al quale pur bisogna mettere mano se, finalmente, si vuole tentare di dar al Paese un governo. E per quanto dolorosa questa scelta possa essere, io non ne vedo altre, se vogliamo salvare capra e cavoli. Cioè quella che, ringraziato Bersani per essersi speso sino al sacrificio personale, passare la mano a Matteo Renzi. Ora, per quanto fantapolitica possa esserci in un tale scenario, bisogna pure riflettere che, secondo politologi e commentatori più accreditati di me, Renzi potrebbe essere l’unico a rompere il muro generazionale che affligge la politica e tentare di coagulare intorno alla sua discesa i voti di 5 Stelle e mettere, forse definitamente Berlusconi, se non il PDL nell’angolo della opposizione. Dal quale tra 5 anni potrebbe uscire soltanto se il PD e Renzi avessero demeritato e nel frattempo nel PDL fosse venuto fuori qualche statista.

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