Ascolti radio, RTL 102.5 in testa alla classifica di Gfk Eurisko

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di Elena Angiargiu

L’emittenza radiofonica privata supera quella pubblica. È, in sintesi, quanto emerge dalla nuova ricerca RadioMonitor condotta da Gfk Eurisko e resa nota nei giorni scorsi, a distanza di due anni dall’ultima rilevazione Audiradio.

L’audience radiofonica – Sul podio, tre emittenti commerciali: primo posto di radio più seguita nel giorno medio per RTL 102.5 con 6.654.000 ascoltatori, che supera Radio Deejay con 5.356.000, incalzata a breve distanza da Radio 105 con 5.026.000 ascoltatori. I dati d’ascolto non premiano il comparto pubblico.

Appena al di sotto del tetto dei 5 milioni e soltanto quinta Rai Radio Uno, che dominava le classifiche Audiradio, preceduta da Rds, che conquista il quarto posto. Rai Radio Due è settima, Rai Radio Tre addirittura quindicesima. Radio Italia e Virgin Radio si piazzano in sesta e ottava posizione, staccando di poco R101 e Radio 24, al nono e decimo posto. Dodicesima, a sorpresa, m2O. Chiudono la classifica Radio Montecarlo e Radio Radicale.

Nei sette giorni si conferma la leadership di RTL 102.5. Seconda Rds, terza Radio Deejay. Nel quarto d’ora medio, Radio 105 sfiora il primato con oltre 500 mila ascoltatori.

Il pubblico della radio – Come rivela l’indagine Eurisko condotta su un campione di 52.422.000 di individui over 14, la radio si conferma un mezzo che gode di grande appeal. Oltre il 65% degli italiani, infatti, la ascolta ogni giorno e ben l’83% si sintonizza sulle frequenze radiofoniche almeno una volta a settimana.

La radio è sempre più percepita come medium personale e trasversale. Il 72% degli italiani la ascolta soprattutto con l’autoradio (64%), ma resiste ancora il classico apparecchio radio (41,5%). Il picco di ascolti (37,2%) si registra tra le 6 e le 9 del mattino e nella fascia pomeridiana (30,5%) dalle 15 alle 18. In crescita l’uso di nuovi device, dall’ascolto tramite telefono cellulare (3,7%) a quello via Internet, che supera il 3%. La tv con il 7,7% è la terza modalità di fruizione preferita dagli italiani.

La rilevazione RadioMonitor – Il sistema di monitoraggio adottato dall’istituto di ricerca Eurisko, cui hanno aderito circa 250 emittenti locali e la maggioranza dei network nazionali, applica per la prima volta alle indagini radiofoniche la rilevazione passiva dei meter al posto dei diari cartacei, integrata dalla ricerca telefonica Cati con 120.000 interviste. Altra novità rispetto all’indagine Audiradio, storica società di rilevazione degli ascolti radiofonici messa in liquidazione nel luglio scorso, è la composizione del campione: scompare la fascia d’età 11-14 anni e viene introdotta la ponderazione per titolo di studio e professione.

I dati post Audiradio svelano importanti novità sul versante degli ascolti radiofonici: una su tutte, il ridimensionamento di Radio Rai, con l’ammiraglia di Viale Mazzini che perde oltre un milione e mezzo di radioascoltatori nel giorno medio. Male anche le altre due reti Rai, mentre tra le private colpisce il tonfo di Radio Kiss Kiss (-454mila) a tutto vantaggio dell’exploit di RTL 102.5 (+1,3 milioni) e di altri network che scalano la classifica: Radio Italia (+541mila), Radio 105 (+519mila), Virgin Radio (+462mila) e m2O (+375mila).

Le reazioni – A far discutere, ancor prima della diffusione dei dati, la metodologia del sistema di rilevazione. Se per l’Agcom, che ha avviato un tavolo tecnico in attesa di una nuova organizzazione condivisa da tutti gli operatori del settore, l’indagine è da considerarsi «esclusivamente espressione del libero esercizio di attività professionali», gli operatori del comparto radiofonico si dividono sull’attendibilità della ricerca e sull’opportunità di un confronto con i dati Audiradio, mentre per la RNA – Radio Nazionali Associate inizia una «nuova era orientata alle richieste del mercato», utile al rilancio degli investimenti pubblicitari.

Di tutt’altro avviso la REA – Radiotelevisioni Europee Associate, che ha apertamente criticato l’indagine, diffidando Gfk Eurisko dal pubblicarne i risultati, per il danno che ne deriverebbe alla concorrenza del mercato, si legge in una lettera inviata all’Agcom, derivante dall’adozione di un modello di campionamento non unanimemente condiviso, a scapito della correttezza e della trasparenza della rilevazione degli indici di ascolto.


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