BCE: crescita debole, disoccupazione in aumento

di Laura Guadalupi

Economia: analisi e previsioni – Crescita economica che «resta debole» per i Paesi dell’Eurozona. È quanto si legge nel bollettino mensile di giugno della Banca Centrale Europea. Nel documento di oltre 200 pagine vengono analizzati gli andamenti economici e monetari dell’area Euro preceduti da una panoramica sull’economia mondiale, la cui ripresa viene definita «fragile», sebbene si possa avvalorare un «graduale recupero», stando alle informazioni degli ultimi mesi.

Nell’area Euro la crescita del Pil in termini reali, quindi al netto dell’inflazione, è risultata stagnante rispetto al periodo precedente, mentre se si guarda al futuro, al secondo trimestre, la Bce parla di «indebolimento della crescita» e contesto di «incertezza». Secondo le proiezioni macroeconomiche di questo mese elaborate dagli esperti dell’Eurosistema la crescita annua del PIL dovrebbe oscillare nel 2012 tra -0,5% e +0,3% e nel 2013 tra 0,0% e +2%.

Quanto all’inflazione, è previsto che nella parte restante dell’anno si attesterà presumibilmente al di sopra del 2%, conseguenza «degli aumenti dei corsi energetici e delle imposte indirette», ma all’inizio del 2013 dovrebbe rientrare al di sotto della soglia. L’Eurostat segnala poi un dato positivo: secondo una stima preliminare, l’inflazione complessiva tra aprile e maggio è passata dal 2,6% al 2,4%, scendendo quindi ai livelli minimi da marzo 2011.

In definitiva, sul lungo periodo il Consiglio Direttivo della Bce si aspetta una «graduale ripresa» nell’economia dell’area Euro, ma al tempo stesso si attende che la crescita continuerà a essere frenata da una serie di fattori: «tensioni persistenti in alcuni mercati del debito sovrano dell’area, loro impatto sulle condizioni di credito, processo di aggiustamento dei bilanci nei settori finanziario e non finanziario e infine elevata disoccupazione».

Mercato del lavoro, crescita, finanza pubblica – Le condizioni del mercato del lavoro nell’area euro sono «ulteriormente peggiorate» e le cause risiedono nella debolezza dell’attività economica. Se l’occupazione diminuisce in modo costante, la disoccupazione invece aumenta e raggiunge «livelli storicamente elevati». Ad aprile il tasso di disoccupazione è arrivato infatti all’11%, superando così il picco della fine del 1996.

Italia e Olanda sono i Paesi dove le prospettive di crescita a lungo termine sono calate maggiormente. Andando a considerare il periodo dal 1999, tali aspettative sono state per l’Italia inferiori alla media dell’Eurozona e tendenti al ribasso.

Nella sezione del bollettino dedicata all’andamento della finanza pubblica, la Bce riconosce che nel 2011 sono stati compiuti considerevoli progressi nel risanamento di bilancio nell’area dell’euro, ma avverte che sono necessari «ulteriori sforzi per ripristinare la sostenibilità delle finanze pubbliche e la fiducia del mercato».

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