Elezioni in Russia. Intervista a Max Suchkov

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 di Laura Guadalupi

Il dopo-elezioni in Russia. Abbiamo chiesto a Max Suchkov il suo pensiero a riguardo.

Max Suchkov è assistant professor all’Istituto di Relazioni Internazionali della Pyatigorsk State Linguistic University ed è research fellow al Centro per gli Studi Strategici di Pyatigorsk, in Russia. Precedentemente è stato research fellow del Programma Fulbright alla Georgetown University di Washington D.C., negli Stati Uniti.

Le manifestazioni di piazza sono state descritte sul sito della BBC come le più grandi proteste dai tempi della caduta dell’URSS. È alquanto insolito che migliaia di persone abbiano partecipato ai raduni antigovernativi. Cosa sta cambiando in Russia?

In primo luogo, chiediamoci chi sono i dimostranti. È un pubblico molto vario, nella stragrande maggioranza composto da giovani che temono le scarse prospettive per il futuro. Ci sono anche vari gruppi marginali, nazionalisti russi, gente che è stata pagata per partecipare e canta slogan. C’è chi vi ha partecipato “per vedere se qualcun altro ci sarebbe andato” (per dirla con le parole di un partecipante). La folla è fatta di tutto questo.

In secondo luogo, cosa vogliono i dimostranti? Anche le richieste spaziano da temi piuttosto generali – giustizia, sradicamento della corruzione, libertà civili (sebbene pure a tal riguardo ci siano differenti opinioni) – fino alle dimissioni di Putin. In altri termini le richieste riflettono il risentimento che in molti nutrono per diversi motivi. Tra questi ci sono l’enorme portata della corruzione a tutti i livelli, il poco o inesistente dialogo tra le autorità e la gente, una profonda diffidenza nei confronti di alcune istituzioni vitali (magistratura, polizia) e l’insoddisfazione verso altre (sanità, mercato del lavoro etc.). Si ritiene inoltre che fra tutti i paesi del G20 la Russia sia stata quello più colpito dalla crisi economica, pertanto ci sono ragioni obiettive per sentirsi frustrati.

Al tempo stesso, il pubblico è diviso sui risultati delle elezioni e molti media occidentali tendono a presentare solo una parte della vicenda. In tale situazione tanto l’opposizione in protesta quanto i sostenitori del governo che organizzano manifestazioni parallele propendono a esagerare il numero dei dimostranti e iniziano a sviluppare miti.

Innanzitutto, il mito della Primavera Araba. Vent’anni fa i genitori dei giovani che oggi manifestano chiedevano liberà di movimento e maggiori aperture verso i paesi stranieri, reclamavano la possibilità di andare all’estero. “I genitori” dei dimostranti ricordano troppo bene la Russia degli anni ’90: deficit alimentare, enorme disoccupazione, movimenti separatisti, inflazione al 100%. E sicuramente non vogliono che “quella Russia” ritorni. Non si può negare a Putin il merito di aver risvegliato il paese dalla morte, ma democrazia, come tutti sappiamo, significa “potere del popolo”. L’attuale sistema è molto corrotto, però diversi problemi che affliggono la popolazione possono e dovrebbero essere risolti dalla popolazione stessa (movimenti popolari). Ciò non significa che le richieste della gente non siano legittime (lo sono eccome!), ma far cadere il governo non risolverà tutti i problemi. Il popolo deve anch’esso assumersi la responsabilità di governare il paese.

Il “risveglio arabo” è stato il motore del cambiamento. In realtà, le sue conseguenze non sembrano affatto molto promettenti. Il caos politico e sociale ha trascinato Egitto e Libia in guerre civili e la gente ha lasciato i propri paesi alla volta dell’Europa. I partiti islamici si sono assicurati un diffuso supporto tra il popolo, ma è ancora incerta la direzione che le loro politiche potranno prendere. Avere la possibilità di protestare è un bene, ma riuscire a portare qualche proposta sul tavolo è meglio. Il che mi fa arrivare al secondo mito: l’autoritario Putin vs la democratica opposizione.

I leader dei manifestanti sono persone che non si sono candidate al Parlamento. Sono coloro che in passato hanno occupato posizioni di rilievo nel governo, come Boris Nemtsov, vice primo ministro negli anni 1997-‘98 e Mikhail Kasyanov, primo ministro negli anni 2000-’04, che poi sono stati spinti fuori dalle sfere del potere.

In qualità di opposizione non hanno alcuna agenda costruttiva. Sono contro Putin, ma non offrono soluzioni ai problemi interni o a quelli di politica estera del paese. Possiamo chiamarli “opposizione” solo perché “si oppongono”, ma immagino che il lavoro di una vera opposizione debba essere molto più di questo, altrimenti sembra che vogliano strumentalizzare i dimostranti per impadronirsi del potere senza offrire a queste persone alcuna reale, convinta ed elaborata alternativa a ciò a cui si oppongono.

Da ultimo, ma di sicuro non per importanza, c’è da considerare l’interferenza straniera che non ha giocato a favore dei dimostranti. Hillary Clinton ha dichiarato “le elezioni non sono né libere né giuste” persino prima che i risultati ufficiali venissero annunciati, e questo ha fatto sì che Putin dichiarasse che stava alimentando un clima di protesta. Inoltre si dice che gli USA abbiano speso oltre 100 milioni di dollari per sostenere i manifestanti. Ciò non è sicuramente un trend positivo nelle relazioni tra Stati Uniti e Russia e viene visto da Mosca come un immischiarsi negli affari interni. È interessante notare che gli organizzatori della protesta più grande a Mosca, seguita dai principali media del mondo, hanno fatto domanda per registrarsi a Ottobre! Ciò lascia spazio a congetture su quali altre forze (eccetto la popolazione davvero scontenta) siano dietro le proteste. Perché queste dimostrazioni sono state pianificate molto tempo prima delle elezioni?

 

Da un lato, il Primo Ministro Vladimir Putin parlando in un discorso televisivo ha dichiarato che i risultati delle elezioni sono validi. Dall’altro lato, il 14 dicembre scorso a Strasburgo il Parlamento Europeo ha richiesto “elezioni nuove e giuste” in Russia. Cosa ti aspetti che accadrà nell’imminente futuro?

La legittimità e l’autorità di uno stato sono determinate dalla sua capacità di prendere decisioni indipendenti. Quindi, naturalmente, non ci saranno ri-elezioni sotto la pressione né dell’Unione Europea, né degli USA, né di nessun altro attore straniero. Esperti stimano che, anche se i presunti casi di brogli venissero citati in tribunale, la differenza sul voto finale sarebbe intorno allo 0,5%. Si potrebbe obiettare che queste sono delle stime manipolate, ma la realtà è che, piaccia o no, ad oggi il partito Russia Unita guidato dal Primo Ministro Vladimir Putin è la più grande e potente organizzazione politica del paese.

Un’altra realtà riguarda la perdita di popolarità di Russia Unita: nelle elezioni parlamentari del 2007 ha ricevuto il 64,30% dei voti, mentre ora qualcosa come il 49%. Da una parte non è insolito. Il partito di governo tende a perdere perché gli sono attribuiti errori, specialmente in un contesto di precarietà economica. Dall’altra parte la crescente insoddisfazione verso le autorità locali e regionali che tendono ad essere dei membri di Russia Unita non gioca a favore né dell’immagine del partito né di quella personale di Putin. Ad ogni modo in molti hanno ancora fiducia in Putin come loro leader nazionale.

 

Quali sono le ripercussioni più rilevanti sulla Duma dopo i risultati elettorali?

È proprio il Partito Comunista che dovrebbe preoccuparsi di più circa i presunti brogli elettorali. Il leader comunista Gennady Zuganov ha dichiarato di essere “contro ogni tentativo di rivoluzioni di colore” e ha privato i dimostranti del suo sostegno. Così hanno fatto gli altri due partiti: i Liberal democrats (“LDPR”) guidati dal carismatico Vladimir Zhirinovsky e Just Russia. Ad ogni modo nessuno dei parlamentari dell’opposizione ha rifiutato di accettare il mandato, come invece molti si sarebbero aspettati in segno di protesta contro i presunti brogli.

Su un totale di 450 seggi, Russia Unita ne ha ottenuti 238, abbastanza per far passare numerose leggi, ma bisognosa ancora di coalizioni su iniziative di livello Costituzionale. Si pensa che LDPR e Just Russia saranno partner di coalizione con Russia Unita su alcune questioni, quindi dovrebbe esserci abbastanza consenso nella Duma.

 

Il Primo Ministro Putin ha proposto di installare delle webcam nei seggi elettorali per prevenire brogli alle prossime elezioni presidenziali di marzo, così il Paese può guardare cosa accade in ogni urna elettorale. Secondo te, come è stata accolta questa notizia dall’opinione pubblica?

È chiaro che Putin ha imparato delle “lezioni tecniche” dalle proteste e ha iniziato a muoversi per rendere legittima la sua probabile vittoria del 4 marzo 2012. Molti quindi hanno accolto bene l’iniziativa. Dall’altro lato, i suoi oppositori sottolineano che non ha imparato la lezione più importante e che è ancora rigido sulle sue idee, quindi non in grado di soddisfare le rimostranze del popolo.

Nonostante in una recente sessione di domande e risposte Putin abbia mostrato di essere pronto per alcune modifiche al sistema politico, il fattore chiave sarà l’economia. Se sarà in grado di rimettere in carreggiata la finanza e l’economia del paese, come già fece all’inizio degli anni 2000, fintanto che saprà affrontare le sfide nazionali ed estere, allora Putin si troverà in una condizione migliore. Davanti a sé ha una lunga strada da percorrere, la domanda è: ne avrà il tempo?

(traduzione della redattrice)

Fonte foto: World Economic Forum on Flickr

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