Generazione TQ a Tor Vergata: la cultura è un bene comune

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di Vincenza Nacucchi

Fare una critica radicale alla società culturale. È questo l’obiettivo che si è prefissato il movimento Generazione TQ (Trenta-Quaranta).

Partendo da riflessioni amare che riguardano il sistema sociale in cui viviamo e senza scadere nella retorica, un gruppo di lavoratori che operano nel mondo della conoscenza – come amano definirsi con una certa ostentazione di umiltà al posto di intellettuali –  ha sentito il bisogno di manifestare questo senso di disagio e di impegnarsi per cambiare un sistema che decisamente non va.

TQ non è un movimento estetico, come ce ne sono stati molti nel secolo scorso, ma ha precise finalità politiche. I suoi membri hanno fra i trenta e i quarantanove anni, fanno parte di quella generazione che forse per prima si è scontrata con le contraddizioni del lavoro precario.

Battezzato ad aprile nella sede romana della casa editrice Laterza, il movimento ha continuato a crescere, non senza qualche spaccatura al suo interno, e ha sancito il suo impegno con il Manifesto TQ-Editoria e con il Manifesto TQ-Spazi Pubblici.

Della nascita e degli obiettivi del gruppo TQ ne hanno parlato Vincenzo Ostuni, editor per Ponte alle Grazie, e Christian Raimo, collaboratore di Minimum Fax e Laterza.

L’occasione si è presentata lo scorso 29 novembre durante un incontro con gli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Roma Tor Vergata, nell’ambito del corso di Economia e gestione delle imprese editoriali tenuto dalla professoressa Luisa Capelli.

La base di partenza è ritrovare il paradigma di autorevolezza che sembra essere andato perso in Italia. Raimo ne riporta un esempio per quanto riguarda il giornalismo: «se Massimo Gramellini durante la trasmissione Che tempo che fa racconta la storia romanzata dell’operaio Futoshi Toba della centrale nucleare di Fukushima, una storia commuovente ma semi inventata, è doveroso interrogarci sul dovere di un giornalista di fare informazione. Il lavoro intellettuale di chi fa ricerca o giornalismo ha a che fare con una deontologia professionale che sembra essere stata persa e anche con una ricerca della verità. In Italia questo paradigma di autorevolezza è saltato e per recuperarlo – continua Raimo  –  TQ ha intrapreso un percorso partendo da un bisogno fondamentale di fare autocritica, perché questo tipo di malfunzionamento va ricercato innanzitutto nelle cattive pratiche quotidiane».

Alla base di TQ, ci sono due principi etici che riguardano il senso di fedeltà rispetto alla verità e il rispetto delle pratiche democratiche. La condivisione e il principio di carità, l’essere cioè in gran parte d’accordo con altre persone per poter agire, sono altri aspetti di questa fondamentale esperienza democratica.

Con questi principi etici sulle spalle, i membri di TQ hanno focalizzato il loro impegno sulla salvaguardia dell’editoria come luogo elettivo dove si veicolano contenuti culturali.

L’industria editoriale è, al pari di altri settori dell’economia, fortemente condizionata dalle logiche del mercato. Quello che oggi viene pubblicato è sempre più soggetto a criteri che nulla hanno a che vedere con la qualità. Il libro è considerato un prodotto, al pari di tanti altri, che risente delle leggi del sistema capitalistico.

«Se guardiamo alle classifiche e a ciò che viene pubblicato, ci accorgiamo che la tendenza è quella di pubblicare libri che vendono sperando che siano belli e non più libri belli sperando che vendano» sostiene Vincenzo Ostuni, che aggiunge: «è necessario ripensare al ruolo dell’editoria e alla sua missione di diffondere cultura. Il nostro interesse specifico riguarda la qualità, che va difesa soprattutto dai prodotti di cassetta».

Non solo editoria. «Fin da subito abbiamo pensato di collaborare con altri settori. C’è stata una convergenza di idee con il Teatro Valle occupato per  ricercare modalità distinte dalla gestione privata dei luoghi della cultura. La ricerca di questi interessi comuni fa di TQ uno dei contributi più interessanti se si ragiona in termini di politica culturale».

A Christian Raimo abbiamo chiesto di rispondere alle critiche mosse dalla stampa di destra che in più occasioni li ha definiti “troppo faziosi”, “divisi ma egemoni” e li ha etichettati come il “giro romano allargato di Minimum Fax”.

«Le critiche sono sempre ben accette. Probabilmente è vero che siamo un movimento che comprende in prevalenza romani ma questo non vuol dire che TQ non possa cambiare in futuro. Quello che più ci preme far capire è che trattiamo di questioni che riguardano tutti. I diritti del lavoro che noi rivendichiamo riguardano anche il giornalista che viene sottopagato per scrivere l’articolo in cui mi critica. E poi la cultura come bene comune è un aspetto fondamentale e non è di destra né di sinistra».

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