“Oltre Durban”. Clini: “Piattaforma Europa-Cina per la Green Economy”

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di Lucia Grazia Varasano

È a Durban che i delegati di circa 200 Paesi si sono dati appuntamento per la diciassettesima Conferenza delle Parti (COP 17) nell’ ambito della Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCC) con l’obiettivo ultimo di salvare il pianeta da una fine certa. Ennesima chiamata dunque per gli abitanti della terra, in vista della scadenza del Protocollo di Kyoto nel 2012 – l’unico impegno internazionale vincolante per la riduzione delle emissioni dei gas a effetto serra- ma probabilmente neanche il tavolo in Sudafrica riuscirà a costruire un accordo globale. «Durban sarà una missione prettamente esplorativa sulle modalità di trovare più avanti un accordo» sostiene il neo Ministro dell’ Ambiente, Corrado Clini, intervenuto al dibattito ‘Oltre Durban: i cambiamenti climatici come opportunità’ organizzato a Roma da Enea e Kyoto Club. Affinché i cambiamenti climatici non diventino irreversibili è necessario mantenere l’ aumento della temperatura media superficiale della terra al di sotto dei 2 gradi rispetto ai livelli pre- industriali.

Cosa più facile a dirsi che a farsi. Il problema delle variazioni climatiche un tempo era definito solamente ambientale, ma con il verificarsi di calamità naturali, si sono innescati meccanismi sociali ed economici tali da richiedere soluzioni di più ampio respiro. Secondo il World Energy Outlook 2011 dell’ AIE (Agenzia Internazionale per l’ Energia) si dovrebbe passare dal “Current Policies” – lo scenario di riferimento con le misure che i vari governi hanno adottato fino a metà 2011- al “New Policies” in cui si considerano tutti gli impegni nazionali di riduzione delle emissioni di gas serra implementato dalle misure derivanti dagli accordi di Cancun, G-20 e APEC da qui al 2020- ed infine allo “scenario di stabilizzazione” entro il 2035. Ciò richiederebbe uno sforzo mondiale verso la totale decarbonizzazione dell’ economia, che possa portare ad un picco emissivo entro il 2020. Ma «nonostante i segnali preoccupanti e i 300 mila morti, siamo ancora in una fase d’ impasse», spiega Gianni Silvestrini, Direttore scinetifico di Kyoto Club.

Il quadro internazionale. La situazione attuale è infatti assai complessa e il mondo viaggia a più velocità. I Paesi che partecipano al Protocollo di Kyoto coprono soltanto il 20% degli schemi di riduzione previsti e restano escluse le grandi economie consolidate – gli USA- e quelle emergenti in particolare i cosiddetti BRIC (Brasile, Russia, India, Cina). Emissioni di gas serra e ciclo economico sono fortemente correlate e il quadro dei rapporti di forza tra i Paesi è uno dei nodi che impedisce la nascita di una governance mondiale.

Per quanto la Cina, primo emettitore mondiale di gas serra, abbia volontariamente deciso di ridurre l’ intensità energetica, non vuole sentirsi assoggettata a vincoli internazionali che andrebbero a costituire un blocco per la crescita e uno svantaggio nella concorrenza con il colosso statunitense, favorevole a sua volta solo ad un accordo su tecnologie, adattamento e REDD, oltre che alla creazione di un Fondo Verde. Il Giappone dal canto suo non vuole assumere impegni vincolanti per la seconda fase del Protocollo di Kyoto senza il coinvolgimento delle maggiori economie.

La strategia unilaterale dell’ Unione Europea. Nonostante le visioni divergenti delle grandi economie mondiali, l’ Ue rinnova l’ assunzione unilaterale degli impegni. I Paesi dell’ Ue-27 con l’ approvazione del Pacchetto Clima- Energia 20-20-20 si sono posti, infatti, obiettivi ambiziosi mettendo a punto una roadmap per il 2050 che prevede una totale decarbonizzazione dell’ economia e la riduzione dell’ 80% delle emissioni di gas serra rispetto al 1990, entro il 2050. Si sta cercando inoltre si cambiare l’ assetto produttivo e di consumo mondiale verso più basse emissioni. È stata proposta in quest’ ottica, una nuova Direttiva europea che punta ad applicare un’ imposta alla produzione di beni a seconda delle relative emissioni di gas climalteranti. In questo modo vincerebbero i beni che hanno un peso carbonico più basso, rafforzando la competitività tra le imprese e facendo leva sulla responsabilità del consumatore finale.

Europa, Cina e la Green Economy per uscire dall’ impasse. Una cooperazione tecnologica in campo energetico tra Cina ed Europa, ecco la ricetta che presenterà a Durban il Ministro dell’ Ambiente, Corrado Clini, per raggiungere un accordo globale sul clima. Le soluzioni della green economy risolvono a tempo stesso le due crisi- ambientale ed economica- che affliggono l’ Europa e il mondo intero. «È necessario costruire una piattaforma tecnologica europea a disposizione delle altre grandi economie e dei nuovi consumi energetici con la partecipazione delle grandi imprese e dei fondi privati, con grandi vantaggi per il mercato del vecchio continente. Abbiamo già un’ esperienza di collaborazione in un progetto strategico, in cui l’ Italia è tra i titolari, e che presenteremo a Durban insieme al governo cinese: è la Piattaforma Sino-Europea che abbiamo a Pechino per lo scambio delle informazioni e per la collaborazione sull’innovazione tecnologica in campo energetico. Questo potrebbe essere un buon punto di partenza per una strategia globale».

La Cina, che con il suo XII piano quinquennale (2011- 2015) passerà alla storia come il primo “green oriented”, si conferma come Paese all’ avanguardia nei settori della green economy, dal fotovoltaico all’ eolico, e diventerebbe così partner europeo nella lotta contro i gas serra e nel mercato globale di tecnologie verdi.

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