Amarcord: la doppia beffa del Lumezzane verso la serie B

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Chi l’ha detto che nel calcio siano necessari blasone e tradizione per emergere? Prendete il Chievo o, più recentemente, il Sassuolo, a cui è bastata organizzazione e progettazione per creare squadre in grado di difendersi egregiamente in serie A nonostante alle spalle una storia con tanta serie C e dilettantismo. Simile è quanto accaduto al Lumezzane che fino al 1993 non era mai stato neanche in serie C e che per ben due volte sfiorò la serie B, persa rocambolescamente in partite diventate romanzi.

La storia del Lumezzane è relativamente recente, con la fondazione nel 1946 (come la Sampdoria), tanti campionati regionali e la prima serie C2 solo nel 1993 dopo aver perso lo spareggio promozione col Cittadella ed essere successivamente ripescato. Maglia a quarti rossoblu come Cagliari e Genoa, piccolo paese alle porte di Brescia, stadio piccolo e senza curve, denominato semplicemente Nuovo Stadio Comunale ed intitolato nel 2012 alla memoria di Tullio Saleri, ex giocatore ed allenatore del Lumezzane. La squadra bresciana, comunque, si barcamena bene in C2 e nel 1997, dopo appena 4 anni di professionismo, raggiunge la promozione in C1. Sembra l’apice della storia rossoblu, ma è solo l’inizio perché i lombardi al primo anno centrano addirittura i playoff per la serie B e, si badi bene, all’epoca agli spareggi accedevano in quattro, non mezzo girone come adesso. L’avventura del Lumezzane termina in semifinale contro la Cremonese che, del resto, è in C1 solo di passaggio, e molti in città pensano che un’occasione così non ritorni mai più, tanto per parafrasare il maestro Modugno.

E invece, l’organizzazione del Lumezzane stupisce tutti nella stagione successiva, 98-99. L’allenatore è inizialmente Mario Beretta con cui le cose vanno male: i rossoblu terminano il girone d’andata con appena 19 punti e sembrano a malapena in grado di evitare i playout. A risollevare le sorti dei bresciani arriva così Alessandro Scanziani che dà vita ad una rimonta pazzesca che porta il Lumezzane a conquistare 35 punti nella seconda parte di campionato e a piazzarsi in terza posizione, alle spalle dell’Alzano capolista e del Como. Ancora playoff, dunque, ancora vivo il sogno della serie B. Il Lumezzane è una squadra tosta, in rosa ci sono calciatori che faranno carriera in serie A come Cassetti, Belleri e Cossu, c’è poi il bomber Carlo Taldo che chiuderà l’annata con 11 reti. Nella semifinale playoff, il Lumezzane affronta il Modena: il 30 maggio 1999 i rossoblu sbancano il Braglia vincendo 3-1 ed ipotecando la finale, certificata una settimana col 2-1 inflitto al Comunale ai gialloblu. Nell’altra semifinale, intanto, a sorpresa la Pistoiese ha eliminato il Como e dunque la finale sarà fra i toscani e il Lumezzane, non certo due delle favorite di inizio stagione.

Ma, del resto, chi a settembre avrebbe mai pronosticato l’Alzano Virescit promosso in serie B? La C1 98-99, tra l’altro, sembra fatta apposta per le sorprese: nel girone B, infatti, prima arriva la Fermana, ai playoff la spunterà il Savoia dopo aver fatto fuori in semifinale il favoritissimo Palermo. Anche a Lumezzane, insomma, sognare non è affatto proibito. La finale con la Pistoiese si gioca in gara unica e in campo neutro, la sede è lo Zini di Cremona, scelta non accolta positivamente a Pistoia che avrebbe preferito una città di una regione diversa da quella dei rivali. Ma allo Zini, comunque, domenica 13 giugno 1999 c’è preponderanza di tifosi pistoiesi, del resto la tifoseria è indubbiamente più numerosa di quella del Lumezzane. La partita, al contrario, è in perfetto equilibrio e l’1-1 sembra condurre ad un epilogo ad oltranza. Invece, inaspettatamente, la Pistoiese segna con il centrocampista Pelosi la rete del definitivo 2-1 proprio sotto la curva degli arancioni che, nel tripudio generale, esplodono un petardo che colpisce il portiere del Lumezzane Marco Borghetto, stordito e trasporato in ospedale per accertamenti. La Pistoiese è promossa in serie B, ma le polemiche durano mezza estate.

Il risultato della partita è, infatti, sub judice, Scanziani parla di scandalo, il collega Agostinelli risponde che la vittoria sul campo della Pistoiese è ineccepibile. Il giudice sportivo, dopo qualche settimana, omologa il risultato, conferma la promozione dei toscani che parteciperanno alla serie B 1999-2000 ma con una penalizzazione di 4 punti. Al Lumezzane cambia poco o niente, resta l’amaro in bocca per una serie B accarezzata, sfiorata e persa ad un metro dal traguardo. Ancora una volta la sensazione è che il risveglio sia arrivato prorpio sul più bello del sogno e che difficilmente potrà ripetersi una simile annata. Anche perché negli anni successivi i risultati sono al ribasso: i rossoblu nel 99-2000 si salvano solamente dopo i playout, l’anno dopo si piazzano all’ottavo posto, mentre nel 2002 al settimo e nel 2003 al nono. La favola sembra interrotta, il momento d’oro è forse durato troppo poco, anche se il Lumezzane, in appena dieci anni di professionismo, è diventato una presenza fissa della C1, ha disputato due volte i playoff e in una circostanza è andato ad un passo dalla promozione.

L’anno della svolta è il 2003, perché per il campionato 2003-04 il Lumezzane sembra ben attrezzato per ritentare la scalata. L’allenatore è Giovanni D’Astoli, in squadra c’è ancora Borghetto che vorrebbe vendicare la finale del 1999, c’è il centravanti Davide Sinigaglia (che sarà il capocannoniere con 15 gol), ma soprattutto ci sono Pietro Strada e Gianpietro Piovani che per anni hanno calcato i campi della serie A e sono utilissimi tanto nelle partite quanto nello spogliatoio. Il campionato del Lumezzane è ottimo, i rossoblu restano imbattuti per le prime 9 giornate, ma hanno la sfortuna di incappare in un Arezzo che ammazza il torneo fin dall’inizio e che sarà promosso in serie B a suon di vittorie e record. I rossoblu, comunque, si tolgono lo sfizio di vincere proprio in Toscana alla penultima giornata, violando il Comunale di Arezzo per 3-1 ed assicurandosi il secondo posto finale che ai playoff significa avere la garanzia della promozione pareggiando tutte e 4 le partite tra semifinali e finali, dal momento che rispetto al 1999 il regolamento è cambiato e la finale si gioca in gare di andata e ritorno.

Il Lumezzane si trova in semifinale a sfidare la Lucchese: la gara di andata si gioca a Lucca il 30 maggio ed i bresciani vincono 4-3, bissando il successo nella partita di ritorno con un netto 2-0. Dall’altra parte, intanto, il Cesena fa suo il derby romagnolo con il Rimini e vola in finale da favorito, mentre il Lumezzane, proprio come cinque anni prima, è l’outsider della finale, anche se i rossoblu non partono sconfitti in partenza, anzi, in molti sostengono che la squadra di D’Astoli abbia diversi assi nella manica per sorprendere i bianconeri. 13 giugno 2004: sono passati 5 anni esatti dalla beffa di Cremona e stavolta il Lumezzane vuole cambiare il proprio destino e la propria storia. Lo stadio Manuzzi di Cesena è una bolgia, il Cesena aspetta la serie B dal 2000 quando perse lo spareggio, ironia della sorte, proprio con quella stessa Pistoiese che l’anno precedente aveva sconfitto il Lumezzane. L’equilibrio lo spezza il centrocampista Centi che al 54′ porta in vantaggio i rossoblu, poi venti minuti più tardi arriva il pareggio cesenate col difensore Bocchini: 1-1 e tutto rinviato alla gara di ritorno, prevista per la domenica successiva al Comunale di Lumezzane.

20 giugno 2004, una data che a Lumezzane (ma anche a Cesena) nessuno ha più dimenticato. Verrà ricordata come una corrida, una battaglia senza armi ma con tante botte, il risultato passerà quasi in secondo piano. Al 90′ il risultato è di 0-0, i gol fuori casa non contano in finale e così si va ai supplementari dove in caso di ulteriore parità sarà promosso il Lumezzane. Al minuto 100 il Cesena segna con Biserni, ma 4 minuti dopo i lombardi pareggiano con l’attaccante Nello Russo che in passato aveva segnato anche in serie A con la maglia dell’Inter. La partita si innervosisce, gli spintoni non si contano più, l’arbitro Stefanini di Firenze fatica a contenere l’agonismo che, nel frattempo, si è decuplicato. A questo punto accade di tutto e si scatena una delle risse più clamorose che la storia del calcio ricordi: in campo c’è un’autentica gazzarra, i calciatori si picchiano, Strada viene aggredito da un paio di giocatori del Cesena e dall’allenatore romagnolo Castori, qualcuno addirittura gli salta sopra la testa con i piedi, per fortuna senza scarpe. I più accaniti sono lo stesso strada e i cesenati Rea e Pestrin che vengono espulsi, volano calci, pugni, sputi, di insulti neanche a parlarne.

Al minuto 112, poi, quando in campo si è ristabilita una pur vaga normalità, il Cesena segna il 2-1 con Ambrogioni, la partita finisce, i romagnoli si abbracciano e fanno festa per la ritrovata serie B, mentre il Lumezzane si ritrova un’altra volta sconfitto, beffato e rabbioso per l’epilogo. Il presidente rossoblu Bonomi è furente, minaccia di ritirare la squadra dalla serie C, parla di irregolarità e chiede l’annullamento del risultato, poi ritratterà a malincuore. Più cauto è Fabrizio Castori che, comunque, riceverà una lunghissima squalifica, ma che parla di atteggiamenti provocatori da parte dei giocatori del Lumezzane dopo la rete dell’1-1 e di esagerazione di quanto accaduto con una rissa che sarebbe stata, a suo dire, meno eclatante di quanto mostrato dalle immagini televisive. Fatto sta che il Lumezzane nel giro di 5 anni vede per due volte fallire la promozione in serie B al termine di due finali rocambolesche e che fanno parlare l’Italia intera non tanto per quanto accaduto col pallone, quanto per fatti di mera cronaca. Sarà l’ultimo acuto dei rossoblu che sin dall’anno successivo svecchieranno la rosa ripartendo dai giovani e ridimensionando le ambizioni.

Il Lumezzane non ha più corso per la serie B, dopo 24 stagioni consecutive fra i professionisti è finito fra i dilettanti ripartendo dalla Promozione nel 2018 dopo la mancata iscrizione all’Eccellenza. Nel 2023 i rossoblu sono tornati in serie C dopo 6 anni di assenza, con una società nuova e quel sogno chiamato serie B ancora lontano dai progetti del nuovo Lumezzane, ma vivo nei ricordi di chi c’era nel 1999 e nel 2004, di chi ha sperato, sognato e creduto in un sogno svanito forse nel più crudele dei modi.

di Marco Milan

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