Amarcord: Brescia 94-95, la peggior squadra di sempre in serie A

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Si dice che al peggio non ci sia mai fine, ma anche che toccato il fondo si possa solamente risalire. Prendete questi proverbi popolari, scriveteli e andateli a consegnare ai tifosi del Brescia, poi fatevi raccontare da loro come abbiano vissuto l’annata delle rondinelle 94-95. Dopodiché, forse, inizieranno a serpeggiare in voi seri dubbi sulla veridicità delle massime sopracitate.

Nell’estate del 1994, il Brescia festeggia il ritorno in serie A dopo un solo anno in B. La formazione allenata dal rumeno Mircea Lucescu è giunta terza in un campionato cadetto di altissimo livello con Fiorentina, Bari, Padova, Cesena, Verona, Ascoli e Ancona a rendere il torneo più avvincente delle ultime edizioni. I gol di Maurizio Neri e le magie di Gheorghe Hagi (uno che con la B italiana non c’entrava assolutamente nulla), aiutano i lombardi a risalire e per la stagione 94-95 il Brescia dà la sensazione di potersela giocare alla pari con le rivali per la salvezza, nonostante Hagi sia passato al Barcellona dopo aver disputato, peraltro, anche uno straordinario campionato del mondo con la sua Romania, condotta sino ai quarti di finale. Dalla stessa nazione, ecco Danut Lupu che però a Brescia ricorderanno più per la pancia che per i gol, così come tanta attesa ci sarà per il centravanti portoghese Jorge Cadete che non segnerà praticamente mai.

Il dubbio ad inizio stagione, in effetti, è proprio questo: chi farà i gol oltre a Neri? C’è l’esperto Marco Nappi che però non è mai stato un goleador, c’è Stefano Borgonovo, reduce dalla retrocessione col Pescara, e c’è il gioiello della primavera, Davide Ratti, che è ancora troppo acerbo, come il regista Andrea Pirlo, già da molti considerato un autentico predestinato. La stagione inizia con l’eliminazione al primo turno di Coppa Italia per mano della Reggiana, ma il campionato parte con una grande sorpresa, perché al Rigamonti alla prima giornata il Brescia ferma sull’1-1 la Juventus di Lippi che a fine anno vincerà lo scudetto; segna Antonio Conte, pareggia Schenardi e la squadra di Lucescu rilascia ottime impressioni. Successivamente, i lombardi prendono 3-1 a Foggia ma alla terza giornata bloccano in casa sullo 0-0 l’Inter, poi perdono 6 gare consecutive contro Cagliari, Milan, Genoa, Torino, Fiorentina e Padova, prima dello 0-0 casalingo con la Roma e di altri due ko contro Bari e Parma. La squadra appare debolissima ed è già ultima in classifica e senza vittorie all’attivo.

Natale si avvicina, ma sotto l’albero del Brescia non ci sono regali perché le ultime due partite del 1994 vedono i biancoazzurri pareggiare in casa contro la Sampdoria (0-0) e a Napoli per 1-1 dove il successo sfugge nel finale dopo il vantaggio illusorio con Corini ed il pari napoletano con Cruz a dieci minuti dal termine. Il Brescia chiude l’anno solare desolatamente ultimo e senza vittorie, anche se proprio la stagione 94-95 è la prima che in Italia assegna 3 punti a vittoria, aiutando potenzialmente chiunque a risalire più in fretta rispetto al passato. La formazione di Lucescu non segna e subisce troppo, neanche gli elementi più esperti come Battistini, Francini, Nappi o il portiere Ballotta riescono ad infondere tranquillità ad un gruppo che pare rassegnato ad una retrocessione inevitabile. L’8 gennaio 1995, però, il campionato riprende regalando al Brescia la prima sospirata vittoria del torneo: lo scontro è uno spareggio fra disperati, dato che al Rigamonti arriva la Reggiana che è in fondo alla classifica come le rondinelle; si sveglia il panciuto Lupu che decide la gara nel primo tempo, permettendo al Brescia di incamerare la prima gioia stagionale.

Una settimana più tardi a Cremona può arrivare il bis, ma la partita termina a reti inviolate, poi il Brescia perde in casa con la Lazio e termina il girone d’andata all’ultimo posto. 29 gennaio 1995: i bresciani spaventano ancora la Juve capolista andando in vantaggio al Delle Alpi con un rigore di Corini, ma prima Del Piero e poi un gol di Vialli (sempre dal dischetto) in zona Cesarini spengono i sogni di una squadra che, almeno, pare viva e che la settimana successiva batte in casa 1-0 il Foggia grazie ad un gollonzo di Sergio Battistini al 90′, quindi perde 1-0 a San Siro contro l’Inter e al termine della partita, un po’ a sorpresa, il presidente Corioni esonera Lucescu e chiama in panchina Luigi Maifredi che dopo la negativa esperienza sulla panchina della Juventus nella stagione 90-91 ha ottenuto risultati non proprio lusinghieri a Bologna e a Genova sponda genoana e che ora è chiamato ad un miracolo provando a salvare un Brescia che sembra ormai condannato. Maifredi, peraltro bresciano doc, è convinto di riuscire a centrare l’obiettivo e a rilanciare anche la sua carriera che sta progressivamente crollando dopo i fasti di Bologna di fine anni ottanta.

L’esordio del nuovo tecnico avviene domenica 26 febbraio 1995 nella sfida del Rigamonti contro il Cagliari: il Brescia sembra animato da nuove forze, passa per due volte in vantaggio grazie alle reti del redivivo Cadete e del sempreverde Battistini, ma i sardi pareggiano in entrambe le occasioni e vincono addirittura l’incontro trovando due reti fra l’83’ e l’85’. La delusione è cocente, ma almeno il Brescia ha dimostrato di saper ancora combattere; tutto il contrario di quanto accade nel turno successivo quando i lombardi ospitano il Milan: è un’autentica mattanza quella che colpisce i bresciani, sepolti da un 5-0 che non ammette repliche e che farà dire a Maifredi a fine partita: “Chiediamo scusa”. Ma di scuse a Brescia ormai ne vogliono poche, servono i fatti, cioè le vittorie, e invece il Brescia continua a perdere: cade 1-0 col Genoa al 90′ a Marassi, 4-1 in casa col Torino, 4-0 a Firenze, 3-1 nello scontro diretto casalingo contro il Padova; è il 9 aprile 1995, 26° giornata, per Corioni è troppo, Maifredi torna a casa e in panchina viene chiamato Adelio Moro che con Lucescu era stato direttore tecnico. L’obiettivo è ormai uno solo: chiudere il campionato con dignità.

Esordiscono, intanto, alcuni giovani, soprattutto Andrea Pirlo che verrà ricordato come l’unica nota lieta della stagione, mostrando già talento e classe da vendere. Le sconfitte di Maifredi sono state 6 in altrettante uscite, quelle consecutive del Brescia sono 7 a cui si aggiungono i due 3-0 in casa di Roma e Bari, l’1-2 col Parma e in casa della Sampdoria, quello casalingo col Napoli ed i ko finali a Reggio Emilia, con la Cremonese e a Roma contro la Lazio, rete di Colucci al 90′. 15 sconfitte di fila, 65 gol subiti, appena 17 realizzati, ultimo posto in classifica con 12 punti, il capocannoniere è Maurizio Neri, autore di 4 misere reti. Un’annata più o meno tragica, tre allenatori, un avvio vagamente promettente, una seconda parte di stagione da film dell’orrore, 29 calciatori utilizzati, nessuno dei quali, a conti fatti, utile. Il Brescia 94-95 è considerato, numeri alla mano, la peggior squadra nella storia della serie A, peggio pure del Lecce dell’anno prima che di punti ne aveva fatti meno ma quando una vittoria ne valeva 2, peggio dell’Ancona 2003-2004, diventando una sorta di leggenda nazionale.

A Brescia, però, in quell’anno terribile non si è divertito nessuno: il presidente Corioni ha cambiato tre volte tecnico, ha acquistato e ceduto calciatori, ma senza ottenere nulla, i tre allenatori hanno fallito, addirittura Maifredi è riuscito a perdere tutte le partite alla guida della squadra, i giocatori sono stati considerati dei brocchi, i tifosi hanno assistito alla stagione peggiore della propria squadra. Entrare nella storia coi record negativi assoluti non è il massimo e non è certo l’augurio di nessuna tifoseria, eppure quel Brescia viene ricordato ancora oggi per i primati col meno davanti. Al peggio, dunque è vero, non sembra esserci fine.

di Marco Milan

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