Amarcord: la Turchia di bronzo ai mondiali del 2002

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Le rivelazioni mondiali: sono state tante e tante altre ancora ce ne saranno. Alcune, però, vanno oltre la sorpresa e riescono a ritagliarsi qualcosa in più dei semplici attestati di stima e del tifo neutrale, perché riescono a portare a casa risultati e piazzamenti che rimangono e rimarranno per sempre nella storia. E’ il caso della Turchia ai mondiali asiatici del 2002.

Dopo decenni di anonimato, il calcio turco a fine anni novanta-inizio duemila ha alzato la testa, imponendosi a discreti livelli in Europa con la qualificazione della nazionale agli Europei del 1996 (spedizione chiusa con 3 sconfitte su 3) e la magica primavera del 2000 quando fra maggio e giugno prima il Galatasaray vince la Coppa Uefa battendo l’Arsenal a Copenaghen dopo i calci di rigore, poi la nazionale turca raggiunge i quarti di finale di Euro 2000, arrendendosi soltanto al Portogallo di Figo e Rui Costa. Sembra matura, dunque, la qualificazione ai mondiali del 2002, un appuntamento che la Turchia fallisce sistematicamente dal 1954, unica partecipazione ottomana alla coppa del mondo. La squadra è di buon livello, ci sono calciatori ormai esperti e di discreto talento come il portiere Rustu, i centrocampisti Emre ed Umit (che finiranno a giocare entrambi in Italia, il primo all’Inter e il secondo al Milan) e gli attaccanti Hakan Sukur ed Hasan Sas. Il commissario tecnico è Senol Gunes che ha raccolto la pesante eredità di Fatih Terim e che promette di fare di tutto per riportare la Turchia ai mondiali dopo quasi 50 anni.

Nel girone di qualificazione, i turchi si piazzano secondi dietro la Svezia, finendo davanti a Slovacchia, Macedonia, Moldavia ed Azerbaigian in un raggruppamento abbastanza povero di talento, con gli svedesi capaci di vincere 8 partite su 10 con 2 soli pareggi, e i turchi a rimediare col secondo posto ed il conseguente spareggio per ottenere l’accesso alla fase finale dei mondiali di Corea del Sud e Giappone. Il sorteggio mette la Turchia di fronte all’Austria e, considerando che fra le seconde c’erano formazioni del calibro di Germania e Repubblica Ceca, ad Istanbul e dintorni nessuno si strappa i capelli, anche perché gli austriaci vivono un momento complicato ed una fase di transizione col ricambio generazionale fra i reduci di Francia ’98 e le nuove leve che hanno fallito la qualificazione a Euro 2000. L’andata si gioca il 10 novembre 2001 a Vienna dove i turchi si impongono per 1-0 mettendo una seria ipoteca sul traguardo mondiale. Quattro giorni dopo ad Istanbul, gli uomini di Gunes travolgono l’Austria per 5-0 e festeggiano il ritorno alla fase finale della coppa del mondo dopo mezzo secolo.

La festa in tutto il paese è enorme e il calore del tifo turco si espande nelle strade delle principali città, anche perché la nazionale sembra in grado di disimpegnarsi discretamente ai mondiali e non fare la vittima sacrificale come accaduto agli Europei del 1996. Prima di Natale le urne inseriscono la Turchia nel girone C assieme al Brasile, alla Costa Rica e all’esordiente Cina; tutto sommato un buon sorteggio perché, Brasile a parte, le altre due rivali non sembrano certo migliori dei turchi che si pongono come obiettivo minimo il raggiungimento degli ottavi di finale. Il 3 giugno 2002 Turchia e Brasile scendono in campo per la gara inaugurale del girone ad Ulsan in Corea; sin dalle prime battute della gara si capisce che i turchi giocano senza timori reverenziali nei confronti dei brasiliani che hanno talento e tecnica da vendere, ma che appaiono tatticamente anarchici lasciando ampi spazi alle avanzate della squadra di Gunes che proprio allo scadere del primo tempo va in vantaggio con Hasan Sas. Nella ripresa, il Brasile si ricompatta e pareggia subito con Ronaldo, poi la partita si trascina stancamente verso la fine, il pari sembra star bene ad entrambe, ma proprio a ridosso del 90′ l’arbitro coreano Kim fischia un rigore a favore dei sudamericani fra le proteste turche: trasforma Rivaldo e il Brasile vince 2-1.

Nell’altro incontro, il Costa Rica batte per 2-0 la Cina e per la Turchia, dunque, l’obiettivo ottavi di finale inizia in salita. C’è molta rabbia nell’ambiente per una sconfitta apparsa immeritata, ma allo stesso tempo Gunes rincuora e carica i suoi: se abbiamo messo paura al Brasile ce la possiamo giocare anche con gli altri. Il 9 giugno a Incheon (sempre in Corea) i turchi devono vincere con il Costa Rica per alimentare ancora speranze di qualificazione; un pareggio rinvierebbe tutto all’ultima giornata, mentre una sconfitta manderebbe anzitempo a casa la compagine di Gunes. La partita non è per nulla spettacolare, il primo tempo va in archivio tra uno sbadiglio e l’altro, mentre più pimpante è la ripresa che vede la Turchia in gol al 55′ con Emre; sembra fatta, anche perché i costaricensi sembrano avere le polveri bagnate. Al minuto 86′, però, i centro americani pareggiano con Parks e la qualificazione appare ormai indirizzata verso un’egemonia americana visto che nell’altra gara il Brasile spazza via la Cina 4-0. Alla vigilia dell’ultimo turno, i brasiliani sono primi e già qualificati con 6 punti, il Costa Rica è secondo a 4, la Turchia terza a 1 e la Cina già eliminata con 0 punti. In pratica, i turchi devono battere i cinesi e sperare in una vittoria del Brasile con i costaricensi, poi mettersi a fare i calcoli della differenza reti.

Le speranze iniziano a scemare in Turchia, anche perché il commissario tecnico del Brasile annuncia di voler fare parecchia rotazione con il passaggio del turno ormai in tasca e il Costa Rica ci crede. 13 giugno: la Turchia scende in campo a Seul contro la Cina con le gambe sulla partita e le orecchie a quanto potrà accadere a Suwon dove la paura più grande è che possa verificarsi un pareggio che renda inutile qualsiasi risultato degli uomini di Gunes. Dopo 9 minuti, comunque, la Turchia sbriga la pratica cinese coi gol di Hasan Sas e Bulent Korkmaz e all’intervallo scopre che il Brasile sta vincendo 3-1. Non basta ancora, però, per la qualificazione, servono altre reti dei brasiliani o un successo più rotondo della stessa Turchia; il Brasile fa in pieno il suo dovere e segna altre due volte, il Costa Rica reagisce ma il risultato si fissa sul 5-2 per i verdeoro, mentre i turchi segnano all’85’ con Umit, vincono 3-0 e si assicurano secondo posto e qualificazione grazie ad una miglior differenza reti nei confronti dei centro americani (+2 contro -1).

La Turchia è dunque agli ottavi di finale dei mondiali per la prima volta nella sua storia e si troverà di fronte una delle due nazionali ospitanti della manifestazione, ovvero il Giappone che da mesi è indicato come possibile rivelazione del torneo, in un sondaggio del Guerin Sportivo i nipponici sono stati addirittura inseriti come possibile semifinalisti. “Samurai all’attacco”, titolano i quotidiani giapponesi la mattina del 18 giugno, giorno dello scontro con la Turchia, data da tutti come sfavorita. E forse proprio questi favori del pronostico ingabbiano il Giappone, incapace di dimostrare sul campo una superiorità che forse solamente il pubblico amico gli attribuisce, perché la Turchia si dimostra più squadra, più organizzata e, probabilmente, anche più forte. Piove a Rifu, i turchi se ne infischiano e colpiscono dopo neanche un quarto d’ora con Umit. Sui giapponesi si abbatte l’ansia e la paura di veder sfumare troppo presto un sogno tanto atteso; la reazione dei padroni di casa è sterile, la Turchia amministra e porta a casa vittoria e qualificazione ai quarti di finale sbattendo fuori una delle due nazionali ospitanti.

Chi l’avrebbe detto alla vigilia del torneo? Forse nessuno, ma di certo i turchi non stanno rubando nulla, anzi, man mano che le partite sono andate avanti hanno acquisito sicurezza ed ora sognano la semifinale, anche perché di fronte c’è l’altra rivelazione dei mondiali nippo-coreani, ovvero il Senegal che ha battuto i campioni del mondo e d’Europa della Francia nella prima partita, poi hanno fatto fuori la quotata Svezia agli ottavi di finale. Comunque andrà a finire Turchia-Senegal, in semifinale ci sarà una sorpresa assoluta; anche stavolta, i turchi partono sfavoriti perché gli africani sembrano atleticamente in forma e vivono un momento di entusiasmo tale che sembrano potersi permettere qualsiasi giocata. Ma la Turchia è formazione tatticamente organizzata, molto europea, i calciatori, pur di indole agguerrita, hanno sangue freddo da vendere, lasciano sfogare il Senegal, portano la sfida ai tempi supplementari e poi, come un cobra, colpiscono all’improvviso con il gol di Ilhan Mansiz (che dopo il calcio diventerà un pattinatore su ghiaccio professionista). E il morso è effettivamente letale perché la regola del golden gol impedisce qualsiasi reazione ai senegalesi e manda automaticamente la Turchia in semifinale.

E’ un’impresa clamorosa, soprattutto se si pensa che il calcio turco sta venendo fuori solamente da un paio d’anni, manca ancora di esperienza, ma riesce a concretizzare al massimo ciò che produce. La Turchia non fa spettacolo, non segna neanche moltissimo, ma neppure subisce, si affida ad una difesa rocciosa, ad un centrocampo eclettico e ad un attacco che ai fronzoli preferisce la praticità e fa gol quando serve. In semifinale, la squadra di Gunes ritrova il Brasile già affrontato nel girone di qualificazione e che nel frattempo ha fatto fuori prima il Belgio agli ottavi e poi l’Inghilterra ai quarti. Non sembra il miglior Brasile della storia ma, si sa, Brasile e Germania, vuoi o non vuoi, difficilmente si arrendono prima delle semifinali. In Turchia tutti sanno che piegare i brasiliani è quasi impossibile, ma sperare non costa nulla e nessuno ha intenzione di arrendersi ancor prima di giocare, anzi, il sogno di sgambettare i 4 volte campioni del mondo e raggiungere un sogno quasi impronunciabile, inizia a farsi largo nella mente dei turchi che hanno pure il dente avvelenato coi sudamericani e di qualche calciatore in particolare (Rivaldo in primis), reo di aver simulato troppo durante il precedente Brasile-Turchia.

Saitama, 26 giugno 2002: va in scena la seconda semifinale mondiale, la Germania è già in finale dopo aver battuto per 1-0 la Corea del Sud ed ora aspetta di conoscere la sua rivale nella finalissima del 30 giugno. La Turchia prova a sabotare i meccanismi fluidi di un Brasile che fatica a rendersi pericoloso, nonostante un attacco di puro talento ed un cannoniere come Ronaldo che, dopo i tormenti al ginocchio, sembra tornato quello dei bei tempi. Il primo tempo si chiude sullo 0-0 e non sono pochi quelli che ritengono possibile uno sgambetto delle Turchia, sorniona come già accaduto contro Giappone e Senegal. Ma il Brasile ha imparato ed appreso dagli errori altrui, parte forte nella ripresa e dopo appena 4 minuti segna con Ronaldo che entra in area dalla sinistra e con un colpo di punta prende in controtempo difesa e portiere per l’1-0 che rende complicatissima la rimonta dei turchi, costretti ora ad esporsi e ad andare all’attacco con l’affanno di chi è in svantaggio. Per oltre 40 minuti la Turchia ci prova, ma i suoi attacchi sono infruttuosi, il Brasile soffre un po’ ma alla fine porta a casa l’1-0 che vale la finale.

Per la squadra di Gunes la delusione è fortissima, unita alla consapevolezza che occasioni simili, per nazionali non di primissima fascia, potrebbero non ripresentarsi mai più. Eppure, nello spogliatoio turco c’è anche la sensazione di aver fatto il possibile, anzi, probabilmente anche più del possibile, di aver raggiunto la semifinale mondiale, di aver messo all’angolo il Brasile, costretto a difendere un misero 1-0 contro un avversario che da quasi 50 anni aspettava di giocare i mondiali. Oltre all’orgoglio, poi, per la Turchia c’è da portare a casa anche la medaglia di bronzo nella finale per il terzo posto da giocare sabato 29 giugno 2002 a Taegu contro i padroni di casa della Corea. Il maggior talento dei turchi prevale sull’entusiasmo (peraltro smorzato dal ko in semifinale con la Germania) dei coreani che beccano gol da Hakan Sukur dopo appena un minuto. Il pari di Lee Eul-Yong non basta agli asiatici, trafitti nel primo tempo pure dalla doppietta di Ilhan Mansiz che consegna virtualmente il terzo posto mondiale alla Turchia. E’ ininfluente, infatti, il 2-3 che la Corea del Sud segna al 94′ e a partita già conclusa: i turchi conquistano un meritatissimo terzo posto che li pone di diritto nel libro della leggenda mondiale.

Sull’aereo che riporta la nazionale turca a Istanbul c’è una moderata euforia, perché una volta smaltita la delusione per la sconfitta in semifinale, sta venendo fuori l’orgoglio e la tranquillità di chi nel profondo dell’anima sa che più di così non era veramente possibile fare. I mondiali asiatici del 2002 non sono ricordati come i più belli di sempre (tutt’altro) e le tante polemiche arbitrali ed ambientali (dalle partite della Corea del Sud vinte nel caos contro Italia e Spagna, ad un tifo “costruito” e poco appassionato, fino agli orari europei mattutini) ne minano ancora oggi il ricordo; l’impresa della Turchia, però, aiuta ad apprezzare maggiormente quella rassegna e ad applaudire ancora una squadra degna di rispetto ed ammirazione.

di Marco Milan

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