Amarcord: un Padova da serie A

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Un’attesa durata 32 anni, fatta di speranze e delusioni, di progetti falliti e bocconi amari ingoiati, di illusioni e promozioni sfiorate, come a giugno del 1993 quando neanche il 3-2 in rimonta sull’Ascoli vale la serie A, quell’urlo dello stadio Appiani ricacciato in gola dalle concomitanti vittorie di Lecce e Piacenza che salgono in massima serie e lasciano il Padova ancora in serie B. E poi, finalmente, la gioia, l’attesa finita, il grande ritorno. E’ la storia del Padova nuovamente in serie A.

Proprio dall’enorme delusione del campionato 92-93 nasce un Padova ancora più cattivo ed affamato. La squadra è forte, convinta di poter raggiungere la promozione e di regalare ai propri tifosi la serie A dopo oltre trent’anni fra serie B e serie C. Il piccolo ma infuocato stadio Appiani sta per andare in pensione, perché il nuovo Euganeo è pronto, anche se gran parte della tifoseria storce il naso, affezionata al vecchio impianto e scettica di fronte a quella costruzione moderna che non ha neanche le curve e che appare troppo dispersiva con la pista di atletica, incapace di fornire calore alla squadra. Intanto, però, c’è da giocare il campionato 93-94, ancora all’Appiani, ancora in serie B; l’allenatore del Padova è Sergio Stacchini, formalmente però, perché in realtà i biancoscudati sono guidati dal giovane Mauro Sandreani che è sprovvisto di patentino e che deve dunque farsi coadiuvare dal più anziano collega. L’ossatura della formazione veneta è la stessa, il leader della squadra è l’esperto centravanti Giuseppe Galderisi, supportato dalla fantasia del regista Damiano Longhi. Il campionato vive di equilibri, solamente la Fiorentina (che è una sorta di intrusa per la serie B) scappa via in classifica. Alla fine delle 38 giornate, i toscani sono promossi in serie A assieme a Brescia e Bari, mentre Padova e Cesena terminano al quarto posto a pari punti (43) e sono costrette a disputare lo spareggio per decretare l’ultima promozione.

A Padova c’è una tensione indescrivibile, anche perché il Cesena è favorito ed appare squadra migliore di quella patavina, nonostante il pronostico sia comunque abbastanza aperto. Si gioca a Cremona in un caldissimo pomeriggio del 15 giugno 1994, una curva è interamente bianconera, l’altra porta i colori biancorossi del Padova. I veneti vengono gelati quasi subito dal gol cesenate di Dario Hubner e nell’ambiente padovano inizia a serpeggiare un certo nervosismo, figlio della delusione dell’anno prima che rischia di essere bissata anche stavolta. Ma prima dell’intervallo, il difensore Cuicchi si esibisce in una rovesciata che si insacca alle spalle del portiere Biato e rimette tutto in parità. Nella ripresa, poi, un tiro potente e preciso del mediano Coppola pesca l’angolino basso alla destra della porta romagnola, per il gol che vale il 2-1 finale e la promozione in serie A del Padova dopo 32 anni, quando c’era ancora la televisione in bianco e nero, un solo canale ed i programmi che incominciavano alle 5 del pomeriggio con la Tv dei Ragazzi. Padova è una città in festa, le bandiere biancorosse invadono le strade fino a notte inoltrata, nessuno fa caso ad orari e regole, quella notte in città vale tutto.

Nelle griglie di partenza del campionato 1994-95, il Padova è in ultima fila, nessuno crede alla possibile salvezza di una matricola ritenuta troppo inesperta per gareggiare alla pari con le altre 17 formazioni della serie A. L’organico viene rinforzato col difensore americano Alexi Lalas che fa parlare di sé più per il look stravagante (capelli lunghi color carota, barba da caprone e chitarra suonata negli spogliatoi) che per le doti in campo, e dall’attaccante croato Goran Vlaovic di cui si sa poco o nulla. L’esordio è da brividi: alla prima giornata, il Padova ne becca 5 dalla Sampdoria (4 settembre 1994), poi perde 3-0 in casa contro il Parma nel debutto assoluto nel nuovo stadio Euganeo, quindi esce sconfitto per 2-0 sia dalla trasferta del Delle Alpi contro il Torino che dalla sfida casalinga contro il Bari. Dopo 4 giornate, insomma, la squadra di Stacchini e Sandreani è ultima con 0 punti, 0 gol fatti e ben 12 subìti, dando ragione a chi in estate non riponeva speranze nei veneti che sembrano addirittura più deboli di quanto ipotizzato. La coppia di tecnici è già sulla graticola, anche se appare evidente che le carenze di organico siano la causa principale dell’avvio da incubo dei biancoscudati.

Alla quinta giornata, il Padova si gioca tantissimo nella complicata trasferta di Napoli: perdere vorrebbe dire entrare in un tunnel dal quale riemergere alla luce sarebbe quasi impossibile. Al minuto 85 il Napoli è in vantaggio per 3-1, il Padova ha trovato la prima rete del suo campionato con il rigore di Longhi, ma sembra destinato a mettere a referto la quinta sconfitta su altrettante partite. E invece in meno di 5 minuti arriva l’impresa, ovvero la doppietta del centravanti Filippo Maniero che porta il risultato sul 3-3, permette al Padova di incamerare il primo punto stagionale che serve poco alla classifica ma tantissimo al morale di un gruppo che, grazie a quel pari inaspettato, cambia mentalità. Sandreani infonde certezze nello spogliatoio, inculca nella testa dei giocatori l’idea che non sono più scarsi degli altri e che se andranno sempre in campo con grinta e cattiveria potranno giocarsi la salvezza fino all’ultima giornata. La settimana successiva c’è la sosta, poi il 15 ottobre il campionato riparte ed è in programma Padova-Milan; il pronostico è naturalmente tutto a favore dei campioni d’Italia e d’Europa in carica che hanno però iniziato a rilento il campionato. Dopo 23 minuti, un pasticcio della difesa milanista consente a Lalas di ritrovarsi il pallone fra i piedi a porta vuota e l’americano insacca mandando in visibilio lo stadio Euganeo. Al quarto d’ora della ripresa, poi, il terzino sinistro Gabrieli lascia partire una bordata di destro al fulmicotone che supera Sebastiano Rossi: Padova batte Milan 2-0, incredibile ma vero!

L’apoteosi per la vittoria sul Milan ringalluzzisce ancora di più un ambiente che dopo neanche un mese di serie A si stava rassegnando alla retrocessione e che, invece, sta ritrovando speranze, anche perché il 94-95 è il primo campionato che assegna 3 punti a vittoria in Italia e dunque risalire la china con un paio di successi consecutivi è possibile per chiunque. A novembre il Padova si rinforza acquistando il centrocampista offensivo Kreek, un olandese che si rivelerà importantissimo negli equilibri della squadra e che sarà spesso determinante anche in zona gol. Proprio Kreek sigla una delle due reti con cui i veneti vincono lo scontro diretto contro il Brescia il 6 novembre in un campo zuppo per la pioggia, poi arrivano tre ko di fila contro Lazio, Juventus e Roma, prima del successo casalingo contro il Cagliari, firmato da un gol di Vlaovic in zona Cesarini. Domenica 22 gennaio 1995 si gioca l’ultimo turno del girone d’andata e all’Euganeo arriva l’Inter; la gara non è bella, fa freddo e si alza pure la nebbia, l’Inter attacca, il portiere patavino Boaniuti para quello che può, per il resto si affida alla buona sorte. All’86’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo si accende una mischia nell’area di rigore interista, il pallone balla un po’ qua e un po’ là, alla fine finisce sul piede ruvido del difensore Rosa che in qualche modo lo spinge dentro: Padova 1 Inter 0, altro risultato insperato all’Euganeo!

Il Padova, insomma, ha battuto le due milanesi, si è rifatto in classifica, ma resta comunque pericolosamente invischiato nella lotta per non retrocedere, anche perché paradossalmente fa più fatica contro le compagini del suo rango, perde a Reggio Emilia e in casa del Genoa, poi però vince a Bari (altro gol di Vlaovic) ed in casa contro Torino (4-2) e Napoli (2-0), tre successi di fila che rilanciano le ambizioni salvezza dei veneti, sconfitti però poi in sequenza da Milan, Fiorentina e Foggia, una serie di alti e bassi che finiscono con il lasciare i biancoscudati sempre a ridosso della zona pericolo. Il 9 aprile 1995 il Padova vince 3-1 sul campo del fanalino di coda Brescia ed una settimana più tardi compie l’impresa di stendere all’Euganeo la Lazio di Zeman per 2-0. Il 23 aprile, poi, ecco la domenica che nessuno a Padova dimenticherà mai: il Padova è ospite della capolista Juventus in un pomeriggio piovoso e in cui la Juve appare più in difficoltà del solito. Gli ospiti si accontenterebbero pure di un pareggio, ci mancherebbe, ma più trascorrono i minuti e più i patavini intravedono la possibilità del colpaccio; al minuto 77 una punizione magistrale di Kreek gonfia la rete juventina e porta il Padova a sbancare il Delle Alpi, riuscendo nella clamorosa impresa di battere Milan, Inter e Juventus nello stesso campionato.

Il Padova è ormai l’ammazzagrandi del torneo, ma la salvezza è ancora tutta da conquistare e in città sanno benissimo che lo snodo cruciale sarà lo scontro diretto casalingo contro il Genoa alla penultima giornata. La squadra di Sandreani, intanto, pareggia con la Roma, perde contro Cagliari e Cremonese, vince con la Reggiana e si presenta a Padova-Genoa del 28 maggio con la possibilità di poter anche pareggiare per tenere dietro i rivali. La gara è tesa e tirata, tutt’altro che spettacolare, la paura, il caldo e la stanchezza sembrano prevalere sulla voglia di vincere, anche se il Genoa ha bisogno vitale dei 3 punti. Al 55′ Ruotolo porta in vantaggio i liguri, ma un quarto d’ora dopo il Padova pareggia con Gabrieli e la partita finisce 1-1. A 90 minuti dal termine, i biancoscudati hanno la possibilità di salvarsi con una vittoria o con un pareggio nella trasferta di San Siro contro l’Inter che, però, si gioca l’ingresso in Coppa Uefa, conteso col Napoli. Il Genoa ospita il demotivato Torino, deve vincere e sperare in una concomitante sconfitta del Padova per agganciare lo spareggio, è l’unica possibilità fra le mani dei genoani. Il Padova, dal canto suo, è a un passo da quella salvezza che appena 9 mesi prima appariva quasi impossibile e che ora è vicinissima.

Ci vorrebbe la stesura di un romanzo per raccontare cosa accade domenica 4 giugno 1995 a pochi chilometri di distanza sul filo che collega Genova e Milano. Inter-Padova si sblocca dopo 20 minuti col gol di Maniero in tuffo di testa che porta avanti i veneti e spalanca loro le porte della salvezza. A fine primo tempo segna anche il Genoa, ma non basta. Il secondo tempo è un turbinio di emozioni, ma mentre a Marassi non accade nulla con le due squadre a palleggiare e i tifosi ad ascoltare le radioline sperando in una rimonta dell’Inter, a Milano accade di tutto: i nerazzurri pareggiano al 65′ con Orlandini e l’1-1 sta ancora bene al Padova, non agli interisti che devono vincere per assicurarsi il posto Uefa. I biancoscudati falliscono il gol del 2-1, poi si ritirano pericolosamente nella propria area, affidandosi quasi esclusivamente al cronometro. E’ appena passato il 90′ quando Ruben Sosa va a calciare un angolo alla sinistra della porta del Padova: l’attaccante uruguaiano batte col sinistro a rientrare sul primo palo, la parabola è tesa, sulla palla si catapulta il giovane centravanti Marco Delvecchio che la sfiora appena riuscendo però a toglierla dalla disponibilità di Bonaiuti e facendola terminare in rete. E’ il 2-1 che manda l’Inter in Coppa Uefa e Padova e Genoa allo spareggio.

A Marassi la partita è già finita, ma nessuno ha lasciato gli spalti: alla notizia del gol interista, raccontato in diretta da Sandro Ciotti a Tutto il Calcio Minuto per Minuto, i genoani esplodono di gioia, il capitano Gianluca Signorini esce di corsa dagli spogliatoi, si precipita sotto la gradinata rossoblu, si inginocchia, sbatte i pugni sui cartelloni pubblicitari, piange, dà sfogo a tutta la tensione accumulata in due ore da infarto. Per il Padova, viceversa, il colpo è durissimo, le certezze crollate in un attimo; il tecnico Sandreani si accascia in panchina, dando l’impressione che i veneti arriveranno allo spareggio col morale sotto i tacchi dopo aver cullato ed accarezzato una salvezza ormai quasi certa. Di contro, il Genoa appare favoritissimo, un po’ per l’aspetto psicologico ed un po’ per l’organico, di gran lunga migliore. Si arriva così al 10 giugno e allo stadio Franchi di Firenze dove Padova e Genoa si giocano la stagione in 90 minuti. In Toscana piove e fa freddo, tutto sembra tranne che l’anticamera dell’estate. Succede tutto in dieci minuti: al 19′ Vlaovic porta in vantaggio il Padova, al 29′ Skurhavy pareggia per il Genoa. Poi accade poco, i veneti hanno più occasioni ma il portiere Spagnulo para tutto; si va così ai supplementari e poi ai rigori.

La tensione sugli spalti è a livelli inimmaginabili, in gioco c’è la salvezza, undici metri di distanza fra il Paradiso e l’Inferno. Il Padova comincia male con l’errore di Fontana, ipnotizzato da Spagnulo, mentre il Genoa segna i primi due rigori con Van’t Schip e Ruotolo, poi fallisce il terzo con Marcolin che si fa parare il tiro da Bonaiuti. Il Padova diventa infallibile, fino al quinto turno non sbaglia più nessuno e la sfida finisce ad oltranza; sesto rigore: per il Genoa calcia il giovane difensore Galante che spara alle stelle. Ora il Padova può chiudere: sul dischetto si presenta Kreek che usa il sinistro, se segna la sua squadra è salva. L’olandese non si emoziona e spiazza Spagnulo: Padova salvo, Genoa in serie B dopo 6 anni. In Veneto si apre un’altra serata di festa, forse ancor più grande dell’anno prima, perché stavolta l’obiettivo sembrava davvero insperato, la salvezza ormai sfumata dopo il ko di San Siro. Il Padova vince il secondo spareggio consecutivo e potrà giocare in serie A anche il campionato 1995-96.

Nell’estate del 1996, però, la proprietà biancoscudata decide di non investire troppo nel calciomercato, i conti devono quadrare e l’impressione è fin da subito che salvarsi per i veneti sarà ancora più complicato dell’anno precedente. E’ andato via Maniero, è rimasto Vlaovic e l’attacco è tutto sulle spalle del croato e di un altro giovane rampante come Nicola Amoruso che ha talento ma poca esperienza. Arriva pure Massimo Ciocci che ha vissuto un’annata da bomber a Cesena nel 1991, poi non si è più ripetuto ed ha girovagato per l’Italia fra serie A e serie B senza segnare granché. Il Padova perde all’esordio contro il Milan in una partita che fa registrare il primo gol in Italia di George Weah e l’ultimo della carriera di Franco Baresi. Il primo punto in classifica arriva alla terza giornata (1-1 all’Euganeo col Torino), la prima vittoria alla decima, il 19 novembre, 3-0 contro il Bari. La nota positiva è il senso del gol di Amoruso che segna con regolarità, quelle negative sono quasi tutto il resto: la squadra sembra volenterosa ma inesperta, a volte gli errori difensivi sono marchiani. Fra dicembre e l’inizio del 1996, il Padova migliora, batte in casa l’Inter, vince a Cagliari, supera per 3-2 l’Atalanta grazie ad una rete del nuovo acquisto Van Utrecht, un altro olandese che potrebbe aiutare i veneti nella rincorsa salvezza.

Ma nel girone di ritorno, i biancoscudati si palesano solo all’inizio, vincono 4-2 contro il Napoli alla seconda giornata e 3-2 col Vicenza due settimane più tardi, poi incappano in una serie di 11 sconfitte consecutive che li tagliano definitivamente fuori dalla corsa. Fra i ko si ricordano in particolar modo lo 0-5 casalingo contro la Juventus, l’8-2 rimediato in casa dell’Inter e il 6-4 patito a Firenze. La serie di sconfitte viene interrotta alla penultima giornata, il 5 maggio, col 2-1 inflitto al Cagliari (reti di Vlaovic e del giovanissimo difensore Serao) che è ad oggi pure l’ultima vittoria del Padova in serie A che si congeda dalla massima serie domenica 12 maggio 1996 con la sconfitta per 3-0 in casa dell’Atalanta, la 14° su 17 partite disputate nel girone di ritorno. I veneti chiudono il campionato all’ultimo posto con 24 punti, ben 13 in meno del Piacenza quint’ultimo. A poco servono i 14 centri di Nicola Amoruso, miglior marcatore di una squadra in corsa nel girone d’andata e mestamente crollata nella seconda parte di stagione con una collezione di sconfitte da guinness dei primati.

Il Padova non è da allora mai più tornato in serie A ed è anzi andato incontro a rovinose cadute che lo hanno portato in breve tempo addirittura in C2 senza più ritrovare lo spunto adatto per rimanere stabilmente almeno in serie B e lottare per quella A vecchia ormai di quasi 30 anni. Ecco perché, anche stavolta i tifosi patavini sono costretti a vivere di ricordi e ad aggrapparsi a quei due anni in massima serie che valgono al momento più di tutto il resto.

di Marco Milan

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