Amarcord: Hiroshi Nanami, un giapponese a Venezia

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Venezia è da sempre meta di turisti, che siano italiani, europei o di qualsivoglia paese, la città lagunare è una delle più visitate al mondo. Non fanno eccezione i giapponesi che si accalcano ogni giorno a Piazza San Marco e dintorni, tra foto e studio di quel territorio unico al mondo. Chi dal Giappone è arrivato a Venezia senza trovare gloria, però, è stato un calciatore nipponico di fine anni novanta, presentato come possibile sorpresa della serie A e finito invece ben presto nel dimenticatoio.

L’arrivo in Italia di Hidetoshi Nakata, acquistato dal Perugia nell’estate del 1998 e rivelatosi un successo tanto sportivo quanto mediatico, suggerisce a diverse società italiane di tentare la fortuna con calciatori provenienti dal Sol Levante, poco costosi ma che potrebbero rendere sia in campo e sia fuori, perché l’invasione di cronisti e curiosi giapponesi al seguito dell’atleta possono servire anche solo come cassa di risonanza per club meno blasonati dei principali. E così il Venezia, che si appresta nell’estate del 1999 a vivere il suo secondo campionato consecutivo in A dopo la salvezza dell’anno precedente, accoglie in Laguna e in prestito con diritto di riscatto dal Jubilo Iwata il trequartista Hiroshi Nanami, classe 1972, già nel giro della nazionale e ritenuto uno dei calciatori più talentuosi del Giappone, dotato di un sinistro vellutato, di una buona visione di gioco e di una bravura non indifferente nel battere i calci piazzati. Del resto, la squadra veneta ha dovuto salutare Alvaro Recoba che è tornato all’Inter dopo il prestito in Veneto e i gol che da gennaio a maggio del 1999 hanno contribuito a salvare gli arancioneroverdi. Nanami ha più o meno le stesse caratteristiche tecniche dell’uruguaiano, anche se viene descritto più come centrocampista che come attaccante.

L’attesa a Venezia è tanta, così come tanti sono i giornalisti giapponesi che invadono la città alla ricerca dei primi scatti del connazionale con la maglia del club italiano. In panchina nel Venezia c’è Luciano Spalletti che ha sostituito Walter Novellino, passato al Napoli, mentre in attacco c’è sempre Filippo Maniero, garanzia di rendimento e, soprattutto, di gol. Sarà proprio l’ariete padovano il terminale offensivo a cui Nanami dovrà far pervenire i palloni giusti da spedire in rete e consentire al Venezia di centrare un’altra salvezza. E’ lui stesso a dirlo nel giorno della sua presentazione ufficiale in cui la sua voce si sente a malapena, mentre a far rumore sono i click delle macchinette fotografiche che immortalano ogni secondo del primo giorno veneziano del calciatore nipponico: “Il mio forte sono gli assist“. Dopo qualche settimana di allenamento, ecco i primi problemi: tanto per cominciare, Nanami fatica a capire e parlare l’italiano, certo l’interprete messo a disposizione dal club lo aiuta, ma non è il massimo per Spalletti spiegare movimenti tattici e intenzioni in campo senza che il giapponese lo capisca, costretto ad ascoltare un idioma a lui sconosciuto che gli viene tradotto dopo qualche istante dall’interprete. E poi il centrocampista appare lento, troppo per il calcio italiano, quando gli arriva palla si ferma a pensare, guarda il posizionamento dei compagni, poi si decide a calciare trovando però ormai tutte le linee di passaggio ostruite. “Capirò meglio questo calcio quando inizierà il campionato“, dice in un’intervista pre partita. A Venezia stanno ancora aspettando.

Ci si mette poi perfino Totò Schillaci, che di Nanami è stato compagno di squadra al Jubilo Iwata, a caricare il giapponese di aspettative: “Sa di avere una grande opportunità – dice l’eroe di Italia ’90 – e vedrete che non se la farà sfuggire“. Spalletti è moderatamente soddisfatto di lui, sa che non è facile ambientarsi in un paese totalmente nuovo e con un calcio molto più impegnativo, e decide di aspettarlo, di non pretendere tutto e subito. Domenica 22 agosto 1999, ad una settimana esatta dalla prima giornata di campionato, Nanami segna su calcio di rigore in amichevole contro il Piacenza, poi il 29 agosto debutta anche in serie A allo stadio Penzo di Venezia contro l’Udinese entrando a mezz’ora dalla fine e con i friulani avanti 1-0. E’ il pomeriggio che illude il popolo veneziano, ammaliato dalle giocate del giapponese che dà la scossa ad un Venezia impacciato e senza idee; Nanami serve a Maniero l’assist dell’1-1, poi a momenti fa a pezzi la traversa con un bolide su calcio di punizione. I giudizi a fine partita sono comunque ottimi, i fantallenatori si appuntano il nome del numero 7 veneziano come possibile sorpresa per il loro fantacalcio, Spalletti si gode quel calciatore talentuoso che ha ancora tanto da migliorare ma che di qualità sembra averne da vendere. A fine ottobre, poi, il centrocampista asiatico trova pure il suo primo gol italiano in Coppa Italia contro il Pescara.

Sembra però una grande illusione perché il girone d’andata passa e Nanami fatica a migliorare, anzi, denota timidezza nei contrasti ed una eccessiva lentezza che consente agli avversari di anticiparlo agevolmente. Nemmeno il Venezia lo aiuta perché Zamparini, tanto per cambiare, esonera Spalletti e chiama Materazzi, poi richiama Spalletti, lo ricaccia e chiude la stagione con Francesco Oddo. Una girandola di tecnici che finisce col confondere Nanami e non ne permette un definitivo inserimento. Alla prima giornata del girone di ritorno, il 23 gennaio 2000, il giapponese segna il suo primo gol in serie A nella sconfitta del Venezia per 5-2 a Udine; gli arancioneroverdi arrancano già agli ultimi posti della classifica e la salvezza, nonostante i gol di Maniero, sembra una chimera. Nanami perde progressivamente il posto, del resto con una retrocessione ormai imminente anche Zamparini consiglia agli allenatori di prediligere i giocatori di proprietà del club a quelli in prestito che, con ogni probabilità, in estate non verranno riscattati. Perfino i cronisti giapponesi finiscono con l’annoiarsi allo stadio, un po’ perché il loro connazionale gioca poco e niente, un po’ perché le prestazioni del Venezia non sono particolarmente brillanti.

Hiroshi Nanami chiude la sua prima ed unica stagione italiana con 24 presenze ed un gol in campionato, più la rete al Pescara in Coppa Italia. Il Venezia non lo riscatta e anzi lo rispedisce al Jubilo Iwata, certificando un fallimento tecnico che non può essere attribuito al solo calciatore che forse valeva meno di come era stato presentato, ma che si è ritrovato in un contesto difficile da gestire con un’annata altamente negativa per la squadra veneta. Fosse capitato nel Venezia dell’anno precedente, sospira qualcuno, forse sarebbe stato diverso. Già, forse, può darsi, chissà, magari. Nel 2020, nel bel mezzo della pandemia legata al Coronavirus, Nanami interviene sui canali social ufficiali del Venezia, promettendo ai tifosi che tornerà in Italia a salutarli quando la situazione lo permetterà di nuovo, segno che, in fondo, si può restare amici anche senza amore.

di Marco Milan

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