Amarcord: quando Altobelli giocò nella Juventus

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Si dice che ormai nel calcio le bandiere non esistano più. Si sente parlare di tradimento, di attaccamento eccessivo al denaro, di calciatori che cambiano squadra e casacca in un batter di ciglia, ma soprattutto che una volta non era così. Eppure, anche oltre trent’anni fa, un piccolo e parziale tradimento c’era già stato, quando Alessandro Altobelli, idolo e simbolo interista, andò a giocare nella Juventus.

Alessandro Altobelli nel 1988 ha 33 anni, non è certo nella fase ascendente della sua carriera ed è appena uscito dal giro della Nazionale con cui ha vinto da protagonista i mondiali di Spagna di 6 estati prima. Ma, soprattutto, il centravanti nativo di Sonnino (LT) da ben 11 anni, dal 1977, è un punto cardine dell’Inter di cui è diventato beniamino dei tifosi per generosità, impegno, grinta, attaccamento alla maglia e, soprattutto, per i gol realizzati. Nell’ultima stagione, però, le cose in nerazzurro hanno funzionato poco, Altobelli ha giocato quasi tutte le partite ma non ha segnato granché, appena 9 reti in campionato, discutendo spesso con il tecnico Giovanni Trapattoni col quale proprio non riesce ad andare d’accordo. Le frizioni a volte arrivano anche all’orecchio dei media, ma il più delle volte restano nello spogliatoio interista, anche se a fine stagione appare evidente che uno dei due sia di troppo e che iniziare la nuova annata ancora insieme sarebbe un problema per tutta l’Inter. La scelta di separarsi è dunque dolorosa ma inevitabile, anche il popolo nerazzurro accetta a malincuore la decisione, senza sapere, però, che la destinazione di Altobelli sarà un duro colpo per loro.

Dopo un rapido blitz a Milano, infatti, è la Juventus ad assicurarsi le prestazioni dell’attaccante classe 1955, garantendo esperienza e voglia di rivalsa al nuovo allenatore bianconero Dino Zoff che proprio con Altobelli ha condiviso il vittorioso mondiale dell’82 assieme anche a Gaetano Scirea che di Zoff è diventato collaboratore tecnico. A molti l’operazione non piace: gli juventini vedono Altobelli come nemico storico e come ormai calciatore anziano, venuto a Torino a svernare, gli interisti si sentono traditi, mentre sui giornali non sono in pochi a ricordare il precedente di Roberto Boninsegna che anni prima, dopo aver scritto la storia all’Inter, si era riciclato con poca fortuna alla Juve. In attacco c’è già Michael Laudrup, non più Rush che è scappato di nuovo in Inghilterra dopo il flop dell’anno prima. Zoff nel ritiro pre campionato non si scompone davanti agli scetticismi, si dice tranquillo ed è convinto che Altobelli possa aiutare la squadra a raggiungere tutti i suoi obiettivi, soprattutto in Europa dato che in serie A i bianconeri vivono una fase di transizione ed appaiono un gradino sotto le milanesi ed il Napoli.

Il campionato 1988-89 comincia tardi rispetto al consueto (il 9 ottobre) per via delle Olimpiadi di Seul, e così l’inizio di stagione si concentra sulla Coppa Italia, manifestazione in cui Altobelli e la Juventus partono col botto: nel giro di 6 giorni, infatti, il nuovo centravanti bianconero segna 7 reti in 3 partite, grazie a due triplette (una al Vicenza il 24 agosto) ed una al Taranto il 31 agosto, oltre ad un altro gol a Bergamo il 28. Alla fine di settembre, però, la Juve si fa buttare fuori dalla coppa nazionale, ma inizia a giocare in Uefa dove Altobelli si ripete andando in gol nel 5-0 contro i rumeni dell’Otelul Galati. Niente male per uno a cui nella migliore delle ipotesi avevano dato del bollito. Poi inizia il campionato e le difficoltà, soprattutto realizzative, dei bianconeri emergono in maniera evidente, tanto che la formazione di Zoff appare destinata a lottare solamente per la qualificazione in Uefa. Altobelli sigla il suo primo gol nel torneo 88-89 alla quinta giornata nel vittorioso 4-3 della Juve a Bologna, poi va ancora in rete in Europa punendo l’Athletic Bilbao e poi il Royal Liegi sia all’andata che al ritorno nel doppio 1-0 juventino. Alla fine, insomma, sembra aver avuto ragione Dino Zoff, anzi, non ci fosse stato Altobelli, la Juventus sarebbe stata in grossi guai perché nell’attacco bianconero non segna quasi nessuno.

Altobelli, invece, quando gioca la butta dentro: l’ex interista colpisce nel 4-1 bianconero a Pisa, nel 3-1 all’Olimpico contro la Roma e, soprattutto, decide il derby col Torino del 31 dicembre 1988 grazie ad un guizzo dei suoi al 62′. In mezzo, anche il ritorno a San Siro contro l’Inter quando il grande ex gioca 81 minuti nel suo vecchio stadio in cui gli applausi si mischiano ai fischi e l’amore si mescola al risentimento. Alla fine del girone d’andata, comunque, Altobelli ha messo a segno 4 reti, non poche per uno di 33 anni che in fondo doveva servire come chioccia e uomo di esperienza. Nessuno ancora sa che il tabellino non verrà più aggiornato: con l’inizio del 1989, infatti, l’ex bomber della Nazionale incappa in un brutto guaio al ginocchio che lo mette fuori uso per il resto dell’annata, privando Zoff di un giocatore che poteva rendere ancora in una stagione in cui stava ritrovando i vecchi splendori. La Juventus chiude il campionato al quarto posto e con il raggiungimento del piazzamento Uefa, obiettivo minimo (ma forse neanche troppo) richiesto dalla famiglia Agnelli ad inizio anno, proprio mentre intanto a Milano l’Inter di Trapattoni festeggia lo scudetto dei record.

Alessandro Altobelli nell’estate del 1989 tornerà a Brescia (dove aveva già militato per tre stagioni a metà anni settanta) per chiudere la carriera in serie B con gli ultimi 7 gol della sua avventura calcistica e lasciando Torino con un bilancio nettamente positivo, visto che risulta il capocannoniere stagionale della squadra con 15 reti (4 in campionato, 7 in Coppa Italia e 4 in Coppa Uefa). Neanche poco per un attaccante etichettato come ormai finito, ma forse non abbastanza per lasciare nei ricordi della gente quell’unica annata juventina in mezzo a tanto, probabilmente troppo, nerazzurro.

di Marco Milan

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