Amarcord: Davide Chiumiento, il talento svizzero che illuse la Juventus

0 0
Read Time11 Minute, 15 Second

Alcuni treni vanno presi al volo perché, si sa, potrebbero non passare un’altra volta. C’è però anche chi quel treno lo prende, si accomoda e poi a metà del viaggio è costretto a scendere e a seguirlo andar via con lo sguardo. E’ successo a Davide Chiumiento, un nome che oggi dice poco ma che qualche anno fa è stato per diverso tempo sulla bocca di tutti.

Davide Chiumiento è svizzero con chiare origini italiane, nato nel piccolo paese di Heiden il 22 novembre 1984 e cresciuto sin da ragazzino col chiodo fisso del pallone e del calcio italiano. Del resto, il campionato elvetico non è fra i migliori d’Europa e in Svizzera il calcio italiano (il più vicino geograficamente) è da sempre una delle mete più ambite per i giovani svezzati a pane…pardon, a cioccolata e pallone. Le doti del piccolo Chiumiento le notano subito tutti: nel settore giovanile dell’Heiden è il più bravo di tutti, i compagni di squadra sono invidiosi del suo talento ma poi restano a bocca asciutta davanti a quei tocchi di palla che assomigliano a quelli dei campioni della televisione. Un giorno, la squadra giovani dell’Heiden incontra i parigrado del San Gallo e Chiumiento segna addirittura 6 reti, tanto che gli stessi dirigenti del San Gallo a fine partita vanno a parlare con quelli avversari per imbastire all’istante una trattativa. Chiumiento passa così a calcare i campetti di San Gallo che affacciano sulla serie A svizzera nonostante il ragazzino non abbia ancora compiuto 15 anni; il suo nome inizia a circolare nell’ambiente elvetico e più di un osservatore va a vedere di persona di che pasta sia fatto quello che sembra a tutti gli effetti un predestinato.

Chiumiento è un attaccante arretrato, un trequartista che tocca la palla divinamente, testa alta, visione di gioco, senso del gol e l’impressione che se confermerà le premesse potrà diventare un fuoriclasse, qualcuno dice addirittura che la Svizzera un talento simile non lo ha mai visto prima. Ma il chiodo fisso del ragazzo rimane l’Italia, un amore che sfoga tutte le settimane guardando le partite della serie A alla televisione, immaginando e sognando di farne parte un giorno. Il sogno sembra avverarsi in un torneo under 15 disputato in Francia e in cui la stella di Chiumiento brilla più delle altre; il caso vuole che a quel torneo siano presenti anche i dirigenti della Juventus al gran completo, c’è Bettega, ci sono gli osservatori della prima squadra e i responsabili del settore giovanile. Uno di essi chiama proprio Bettega, lo prende letteralmente per un braccio, lo esorta a guardare con attenzione quel ragazzino svizzero che ha i colpi del campione; l’ex centravanti juventino di calcio ne ha masticato tanto ma veramente il talento di Chiumiento lo lascia esterrefatto, tanto che a fine partita si presenta di persona dal giovane calciatore e gli dice senza mezzi termini: “Ti voglio alla Juventus”. I bianconeri si mobilitano, preparano una bozza di contratto, arriva anche Luciano Moggi, mentre Chiumiento, accompagnato dal papà, vorrebbe chiedere consiglio anche alla mamma, chiamarla al telefono, ma non c’è tempo, Moggi va di fretta, gli mette il contratto sotto il naso e con durezza lo invita a firmare: “O firmi o non se ne fa più niente, mi vado a scegliere un altro come te”. Il direttore generale juventino un po’ bluffa, non ce ne sono in quel torneo di giovani come Chiumiento, ma è importante bloccarlo subito e la firma arriva.

Davide Chiumiento si ritrova catapultato in una realtà di cui fatica a rendersi conto: la Juventus è un mondo totalmente diverso dalla Svizzera e dal San Gallo, a partire dagli allenamenti che sono durissimi e in cui non c’è spazio per la comprensione, a chi esegue correttamente i compiti viene detto semplicemente “ok”, oppure “buono”, al massimo “bene così”, mentre per chi sbaglia arrivano urla e rimproveri. Chiumiento non è abituato a questo modo un po’ rude, ma lo staff tecnico gli spiega che soltanto così si formano calciatori veri che, oltre al talento, devono possedere anche grinta e carattere, senza i quali di strada se ne fa poca. L’allenatore della Primavera si chiama Gian Piero Gasperini, un nome che a Chiumiento non dice nulla ma che impara presto a conoscere: il tecnico, ex centrocampista del Pescara di Galeone a fine anni ottanta, è preparatissimo e sta solcando la sua strada verso l’approdo nel grande calcio come allenatore. Gasperini in allenamento non fa che gridare, Chiumiento è infastidito, non riesce a concentrarsi sotto quegli strilli poderosi, a volte pensa che il tecnico ce l’abbia solo con lui. In realtà Gasperini di calcio ci capisce eccome, ha compreso di trovarsi di fronte ad un talento fuori dal comune e per questo lo sprona, a fine seduta gli mette un braccio intorno al collo e gli spiega: “Quando giocherai in serie A queste urla le sentirai per 90 minuti, perciò abituati e ricorda che non puoi buttare al vento le tue doti. Impegnati”. E l’impegno c’è, anche se farsi strada alla Juventus è complicato, Chiumiento è ancora timido, a volte impacciato ed ha una terribile nostalgia di casa e della famiglia, sussurra a qualche componente dello staff che vorrebbe andar via, la voce evidentemente arriva pure alle orecchie di Gasperini che non ne vuole neanche sentir parlare.

Nel febbraio del 2003 la Juventus gioca il prestigioso Torneo di Viareggio, manifestazione che i giovani bianconeri non vincono dal 1994 e che mai come stavolta sembrano in grado di portare a casa. Chiumiento è aggregato alla squadra primavera, è uno dei calciatori più attesi e non tarda a rivelare il suo talento: segna agli ottavi di finale nel 4-1 della Juve al Benevento, sforna assist a ripetizione ma, soprattutto, decide la finale del 3 marzo contro lo Slavia Praga grazie ad un suo gol al 90′. Gli sforzi sono stati ripagati, la nostalgia di casa non lo ha fatto mollare, le urla di Gasperini sono servite ed ora il prodigio svizzero è ad un passo dalla gloria, da quel sogno chiamato serie A che si sta per avverare. Un anno dopo la musica è sempre la stessa: la Juventus primavera ha cambiato allenatore, al posto di Gasperini (passato ad allenare il Crotone in serie C1) c’è Chiarenza, ma i bianconeri restano i favoriti al Torneo di Viareggio e Chiumiento, sempre più nel giro anche della prima squadra, è la stella indiscussa della manifestazione: segna al Vicenza nei quarti di finale, poi in finale contro l’Empoli il 23 febbraio in una gara terminata 3-3 e ripetuta due giorni più tardi; Chiumiento fa gol anche in quell’occasione, la Juve vince 3-0 e si porta a casa la Coppa Carnevale per il secondo anno di fila. Ora basta coi piccoli, però, anche la Juventus ha capito che quel talento ha sgobbato fin troppo in Primavera ed è ora che assaggi il calcio dei grandi, il calcio vero.

Ancora inebriato dal successo al Viareggio, infatti, Chiumiento viene catapultato agli ordini di Marcello Lippi per la prima squadra. Il sogno è realtà, il giovane svizzero si allena con Del Piero, con Trezeguet, in allenamento lo marcano Montero e Ferrara, ma soprattutto lo guarda Lippi, il fare sembra severo, ma in realtà il tecnico bianconero è rapito dal tocco di palla di quel ragazzo che potrebbe mettere in riga molti dei suoi compagni già affermati. Alla fine del primo allenamento, Alessio Tacchinardi gli si avvicina e gli dice: “Ragazzo, mi spieghi perché non sei con noi almeno dall’estate scorsa? Uno come te non dovrebbe stare con la Primavera, dovrebbe giocare in serie A”. E’ un attestato di stima fortissimo quello del centrocampista, anche se la gloria vera deve ancora arrivare e si manifesta domenica 29 febbraio 2004 quando Lippi porta Chiumiento in panchina per Juventus-Ancona. Quale miglior occasione per il debutto in serie A se non la sfida contro l’ultima della classe? Chiumiento non ci pensa, non vuole illudersi di esordire senza averne la certezza ed inizialmente si gode l’atmosfera dello stadio e la panchina accanto a Lippi. La Juve regola l’Ancona facilmente e già alla fine del primo tempo il risultato è in cassaforte, blindato dal 3-0 dei bianconeri. Nell’intervallo, Lippi dice a Chiumiento di riscaldarsi perché a breve entrerà, lui non sta più nella pelle, poi verso il 55′ il tecnico lo prende da parte, gli dice di stare tranquillo, tenere la posizione e non strafare, infine lo spedisce in campo al 60′ al posto di Alessandro Del Piero, del suo idolo. Chiumiento gioca mezz’ora e gioca benino, le gambe sono un po’ pesanti, il campo gli sembra enorme rispetto al solito, eppure se la cava, tanto che il giorno dopo i giornali, che già di lui parlano bene da un anno, si azzardano a dire che la Juve l’erede di Del Piero ce l’ha in casa. Passa qualche giorno e Chiumiento esordisce pure in Coppa dei Campioni, nella sfida persa dai bianconeri contro il Deportivo La Coruna. Sembra solo l’inizio dell’ascesa per il giovane elvetico, ma resteranno queste invece le sue uniche due apparizioni con la maglia della Juventus.

In estate i bianconeri lo girano in prestito al Siena, un anno in Toscana per giocare con continuità in serie A ed essere valutato a fine stagione. A Chiumiento sta bene, ha anche sperato in una permanenza a Torino giocandosi il posto meritocraticamente, ma poi ha capito che avrebbe rischiato di ammuffire fra panchina e tribuna, per cui meglio un anno a Siena a combattere per poi tornare alla Juve con più consapevolezza ed esperienza. Nel frattempo la Svizzera gli offre la possibilità di giocare con la nazionale, ma Chiumiento aspetta l’Italia, dice no al suo paese, vuole sfruttare il doppio passaporto per provare a convincere gli azzurri. A Siena l’allenatore è Gigi Simoni, persona schietta che col gruppo chiarisce subito le gerarchie: “Con me gioca chi se lo merita – dice durante il ritiro – a prescindere se abbia 200 presenze in carriera o nessuna”. Chiumiento si fa trovare pronto, Simoni lo fa giocare e gli dà fiducia, le prestazioni sono convincenti, ma a gennaio la società esonera il tecnico e chiama Luigi De Canio, il quale per centrare la salvezza preferisce affidarsi quasi esclusivamente a calciatori esperti e per Chiumiento il posto da titolare diventa quello della panchina. Nonostante ciò, il 13 febbraio 2005, è lui a salvare i toscani nella gara interna contro il Messina: De Canio lo spedisce in campo al 74′ al posto del brasiliano Alberto quando il Messina è in vantaggio per 2-1 ed è proprio Chiumiento meno di dieci minuti dopo a siglare la rete del 2-2 intervenendo come un rapace su un delizioso cross dalla sinistra di D’Aversa e insaccando dolcemente alle spalle del portiere. E’ il suo primo gol in serie A, festeggiato sotto la curva del Siena con relativo abbraccio colletivo dei compagni di squadra. Rimarrà l’unica gioia nella massima serie.

Il Siena raggiunge la salvezza all’ultima giornata, Chiumiento chiude il campionato con 14 presenze ed una rete e torna a luglio alla Juventus quando accade di tutto. I bianconeri vorrebbero girarlo ancora in prestito, stavolta in serie B al Crotone dove ritroverebbe anche Gasperini, ma il ragazzo vuole fermamente rimanere in A: “Se non mi fa giocare la Juve, vorrei almeno essere prestato in serie A”, dice al suo procuratore. Lo strappo con la Juventus è fortissimo, l’agente discute animatamente con Luciano Moggi che se la prende a male, i toni sono accesi, al direttore generale juventino sarebbe meglio non dire di no in quel periodo, figurarsi arrivare allo scontro. Il risultato è che il nome di Chiumiento scompare quasi completamente dai taccuini dei dirigenti italiani, nessuno si fa vivo ed il calciatore è costretto a ricominciare dalla Francia accordandosi con il Le Mans dove però non riesce a farsi apprezzare, gioca appena 22 partite fra campionato e coppa nazionale, realizzando solo una rete contro l’Olympique Marsiglia. Torna allora in Svizzera e nel frattempo accetta anche di giocare con la nazionale elvetica dato che l’Italia gli ha ormai chiuso definitivamente le porte in faccia; firma per lo Young Boys con cui resta una sola stagione, condita da 18 presenze ed una rete in campionato e da un gol in coppa, quindi nell’estate del 2007 firma con il Lucerna, forse l’unico club a dargli finalmente quella fiducia che gli era mancata negli ultimi anni; i risultati sono discreti con 22 reti in tre stagioni, ben 11 marcature nel campionato 2009-2010, il migliore della sua carriera in cui esordisce anche nella nazionale maggiore il 3 marzo 2010 nell’amichevole persa a Losanna dalla Svizzera contro l’Uruguay.

Dopo un’esperienza biennale in Canada, Chiumiento gioca altre 5 stagioni in Svizzera con la maglia dello Zurigo dove raccoglie qualche presenza e gli ultimi gol della sua carriera, chiusa nel 2017 nella quasi completa indifferenza. Un nome, quello di Davide Chiumiento, che a metà degli anni duemila era stato in cima alla lista degli osservatori di mezza Italia, rapiti dal talento di quel giovanotto italo-svizzero, capace di far girare la testa anche alla Juventus ma finito poi ai margini del calcio per colpa di qualche scelta sbagliata o forse di un procuratore troppo eccentrico e dei modi da despota di Luciano Moggi. Forse, si dice, pare che….di certo c’è poco, se non un talento parzialmente buttato via da un ragazzo semplice, probabilmente troppo buono, come da lui stesso ammesso più volte. Rimpianti? Chissà, di certo agli appassionati resta il rammarico di non aver visto sgrezzato un diamante che sembrava purissimo.

di Marco Milan

Happy
Happy
0 %
Sad
Sad
0 %
Excited
Excited
0 %
Sleppy
Sleppy
0 %
Angry
Angry
0 %
Surprise
Surprise
0 %

Average Rating

5 Star
0%
4 Star
0%
3 Star
0%
2 Star
0%
1 Star
0%

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *