Amarcord: Paolo Baldieri, un bomber in gelateria

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C’è tutto nella vita e nella carriera calcistica di Paolo Baldieri: speranze, talento, fama, qualche promessa non mantenuta ed un’esistenza post agonistica assai movimentata. Una storia ricca di contenuti e di riflessioni, forse più fuori dal campo che nel rettangolo di gioco, per un calciatore che ha avuto tanto ma che, forse, avrebbe potuto pretendere di più.

Paolo Baldieri nasce a Roma il 2 febbraio 1965, è un grande tifoso della Roma e la domenica affolla come tanti altri appassionati gli spalti dello stadio Olimpico. La grande Roma di Dino Viola è ancora lontana qualche anno e il piccolo Paolo non sa che ne farà parte anche lui da protagonista o quasi. Già, perché nel frattempo Baldieri ha sviluppato non solo la passione da tifoso per il calcio, ma anche l’istinto da calciatore: alle partitelle con gli amici, infatti, ha iniziato a frequentare le scuole calcio, in particolar modo quella della Romulea, da sempre una focina inesauribile di talenti per il pallone targato Roma. Attaccante mancino, magro e scattante, assai dotato tecnicamente, Paolo Baldieri colpisce immediatamente i suoi allenatori che dopo un po’ ne tracciano il profilo: se aggiunge un po’ di cattiveria al talento, allora può sfondare anche ad alti livelli. Effettivamente il ragazzo sembra bravo ma un po’ timido, quando avverte la pressione va in difficoltà e allora anche le qualità tecniche finiscono col perdersi chissà dove. “Guarda che sei molto bravo“, gli ripetono i tecnici che lo allenano, ma lui continua a guardare i movimenti degli altri, pensando che abbiano comunque qualcosa più di lui nonostante le rassicurazioni di tutti.

Nel 1981 gli osservatori della Roma lo notano e Baldieri entra a far parte del settore giovanile romanista, una specie di sogno per un ragazzino cresciuto a pane e Roma, pronto a far tutta la scalata fino alla prima squadra. Una sfida vinta neanche facilmente perché Baldieri è l’unico ragazzino proveniente dalla Romulea, non conosce nessuno e, complice la sua timidezza, fatica a farsi passare il pallone dai compagni durante il provino: “Ehi tu – gli urlano ad un certo punto – se non ti fai vedere non beccherai una palla!“. Baldieri si sveglia dal torpore, incomincia a prendere confidenza con quei coetanei che gli sembrano dei giganti, riesce a carburare e alla fine si prende i complimenti di tutti, compagni, osservatori e dirigenti. Passa un anno ed il suo nome inizia a circolare anche attorno alla prima squadra, tanto che Nils Liedholm, allenatore romanista, va a guardarsi una partita della Primavera appositamente per vedere questo attaccante tutto sinistro e capire se possa fargli comodo in prima squadra. Bastano pochi tocchi di palla per far comprendere a Liedholm che la stoffa c’è: Baldieri viene aggregato nell’estate del 1982 alla Roma che circa 9 mesi più tardi vincerà lo scudetto, anche se per il talento romano lo spazio sarà ridottissimo con la prima panchina solamente alla terz’ultima giornata, ma con l’emozione dell’esordio con gol in Coppa Italia contro l’Avellino il 14 aprile 1983. Eppure Baldieri è contento così: la sua Roma è campione d’Italia e lui festeggia come un tifoso qualunque.

Anche la stagione 1983-84 sarà intensa per la Roma che arriverà sino alla finale di Coppa Campioni, poi persa in casa ai calci di rigore contro il Liverpool. Baldieri è ancora aggregato alla prima squadra ma non gioca mai, Liedholm ogni settimana gli ripete di aspettare e che arriverà anche il suo turno prima o poi, ma il ragazzo scalpita, la calma del tecnico svedese quasi lo irrita, del resto la Roma è in lotta su tutti i fronti e in un calcio con 13-14 giocatori di movimento fra campo e panchina per un giovane è pure complicato trovare spazio. Il tanto sospirato esordio in serie A per Baldieri avviene il 6 maggio 1984 durante Catania-Roma; a marcarlo è un altro romano, Claudio Ranieri, il quale si stufa ben presto delle scorribande di questo giovanotto che gli fa sudare sette camicie e che mostra talento e passione, al punto che all’ennesimo scatto palla al piede, Ranieri lo rimbrotta in perfetto romanesco: “Ragazzì, ma perché non cambi fascia?“. Ma nella Roma il posto non c’è e allora nell’estate del 1984 Baldieri finisce in prestito al Pisa in serie B dove inizia a giocare con continuità ed è protagonista della promozione dei toscani in serie A in coppia con l’olandese Wim Kieft, ritagliandosi momenti di notorietà con gol importanti come la doppietta al Varese, quella in Coppa Italia a Ferrara o la rete in trasferta a Parma. Anche in serie A, Baldieri dimostra di avere le carte in regola per affermarsi: nel campionato 1985-86 il Pisa retrocede in B, ma l’attaccante romano gioca tutte e 30 le partite del torneo mettendo a segno 7 reti e risultando (assieme a Kieft) il miglior marcatore della squadra. La sua prima marcatura in serie A è datata 6 ottobre 1985 in Pisa-Bari 1-1, la giornata più importante è però al primo turno di ritorno, il 6 gennaio 1986, quando un suo gol all’Arena Garibaldi stende l’Inter. Il successo dei pisani nella Mitropa Cup, vinta in finale 2-0 contro gli ungheresi del Debrecen, rende la stagione un po’ meno amara per la squadra e rilancia Baldieri in ottica Roma.

Stavolta, infatti, la società giallorossa lo riporta all’ovile, soddisfatta dal suo biennio in Toscana, condito da gol, giocate ed una maturità acquisita in serie B e nel fango della lotta per non retrocedere, nonché con la nazionale under 21 di cui Baldieri è grande protagonista agli europei di categoria, persi dagli azzurrini nella finale con la Spagna; ma la punta romana si mette in mostra e realizza un gol da cineteca nei quarti di finale contro la Svezia. La Roma 1986-87 è una squadra ridimensionata rispetto a quella che Baldieri aveva lasciato ed anche rispetto a quella che nella primavera dell’86 aveva gettato alle ortiche uno scudetto quasi vinto perdendo scelleratamente in casa per 3-2 contro il già retrocesso Lecce alla penultima giornata; l’allenatore è un altro svedese, Sven Goran Eriksson, amante del bel gioco e dello spettacolo, ma giunto al suo ultimo anno sulla panchina romanista. Baldieri si ritaglia anche stavolta il suo spazio e riesce finalmente a realizzare la sua prima rete in serie A con la maglia della Roma con la doppietta di Empoli del 2 novembre a cui farà seguito un’altra segnatura nella gara di ritorno sempre contro i toscani. 14 presenze e 3 reti, un bottino neanche troppo scarno, ma anche l’impressione che a Baldieri manchi qualcosa per giocare in pianta stabile in una compagine come quella romanista; è soprattutto il carattere a far dubitare di lui: le relazioni nei confronti dell’attaccante sono tutte positive e lusinghiere dal punto di vista tecnico, ma alla voce temperamento arrivano le note dolenti e per Baldieri l’avventura a Roma si chiude.

Su di lui si fiondano diversi club di serie A e alla fine la spunta l’Empoli, proprio la squadra a cui l’ex romanista ha realizzato tutti i suoi gol dell’ultima stagione. Il campionato dei toscani è però un calvario, oppressi dalla penalizzazione e da una retrocessione quasi annunciata già ad inizio anno; Baldieri segna solo una rete, poi va a giocare in serie B ad Avellino dove i gol sono 6 e dove le ottime prestazioni gli valgono il coro personalizzato della curva irpina sulle note di La Notte Vola di Lorella Cuccarini. Dopo un fugace e poco convincente ritorno alla Roma nella stagione 1989-90 (11 presenze e nessuna rete), Paolo Baldieri intuisce che la sua carriera può continuare solamente in provincia: Pescara in serie B (19 presenze ed un gol nel 90-91) e poi Lecce, sempre nel torneo cadetto, sono le sue tappe successive. Proprio in Salento, l’attaccante trova un altro amore, quello per la terra leccese che lo accoglie e lo coccola come un figlio nonostante arrivi in Puglia con l’etichetta di punta brava ma poco concreta sotto porta. Il primo anno per il Lecce è complicato, la formazione giallorossa evita la serie C solo nelle battute finali, ma si rifà l’anno successivo quando sotto la guida di Bruno Bolchi raggiunge la promozione in serie A grazie anche ai 3 gol messi a segno da Baldieri, confermato anche per la stagione 1993-94 che per il Lecce sarà magrissima come risultati (11 punti appena ed ultimo posto in classifica) ma per Baldieri si rivelerà come l’ultimo acuto ai massimi livelli: 7 reti per l’attaccante romano, unica nota lieta di un campionato disastroso.

Il gol contro la Reggiana del 17 aprile 1994 è per Baldieri l’ultimo in serie A, prima di una tournée amichevole in Messico con la maglia del Milan con cui realizza 7 reti beccandosi encomi a non finire da parte di Fabio Capello e con addosso la casacca dei neo campioni d’Italia e d’Europa. Poi la sua vita sportiva prosegue in B a Perugia, in C a Torre Annunziata col Savoia e infine vicino casa, a Civitavecchia, dove giocherà la sua ultima stagione chiudendo nel maggio del 1998 una carriera che avrebbe potuto regalargli qualcosa in più di 18 reti in serie A ed una cinquantina in totale e che inizialmente prometteva tanto di più. Paolo Baldieri chiude col calcio giocato a 32 anni, pochi se si considera la media, ancor meno se si tiene conto del potenziale mai del tutto sfruttato. L’ex calciatore torna nel mondo del calcio come vice allenatore della nazionale under 16 nel 2005, ma è una parentesi brevissima perché nella sua testa ormai c’è tutt’altro; Baldieri non si sente tagliato per fare l’allenatore, probabilmente il calcio moderno neanche gli piace più tantissimo, troppo diverso da quello in cui era cresciuto lui. L’amore verso Lecce lo conduce di nuovo in Puglia dove mette radici e dove cambia vita: dopo corsi specifici apre una gelateria e le sue passioni diventano il gelato artigianale da lui stesso prodotto e la pesca. Baldieri molla il pallone ed afferra canna e lenza: ogni mattina si sveglia prima delle 5 e si immerge, quindi organizza battute di pesca con gli amici, addirittura si organizza per insegnare alla gente tutti i segreti della disciplina marina, poi via a cercare materie prime pregiate per i suoi gelati, apprezzati in tutto il Salento.

Nel 2016 il nome di Paolo Baldieri torna sinistramente d’attualità quando sul suo profilo Facebook compare una foto dell’ex calciatore intubato in ospedale: lo ha colto un doppio infarto, la tempestività dei soccorsi gli salva la vita, lui se la ride, dice che anche questa sfida l’ha vinta. Nella vita di Baldieri c’è probabilmente il rimpianto di aver creduto poco in sè stesso, forse con un altro carattere avrebbe avuto più soddisfazioni nella sua carriera di calciatore, forse le stesse che si è tolto dopo, quando nella sua seconda vita ha smesso i panni del personaggio famoso e indossato quelli dell’uomo comune, lavorando come tutti e divertendosi, così come faceva sui campi di calcio. L’arte del gelato lo appassiona, la pesca lo rilassa: in fondo, è talento anche questo.

di Marco Milan

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