Amarcord: il piccolo grande sogno del Saronno

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Il calcio vive di cicli, momenti d’oro e apici di un’intera vita sportiva. Esistono annate indimenticabili, che ogni tifoso ricorderà per sempre, qualunque cosa accada; per i tifosi del Saronno la gloria calcistica è stata poca, ma quella stagione 1996-97 rimarrà impossibile da cancellare, anche per le generazioni arrivate dopo.

La storia del Saronno Calcio, società dell’omonima cittadina in provincia di Varese, inizia nel 1910, vive qualche anno di serie C e tanti nei campionati regionali all’ombra del grande calcio senza che le cronache si occupino particolarmente di quella squadra che scende in campo con la maglia bianco e celeste. La svolta arriva nel 1992 quando l’imprenditore Enrico Preziosi, proprietario dell’omonima catena di giocattoli, acquista il club allora militante nel Campionato Nazionale Dilettanti (l’attuale serie D). Dopo aver conquistato la promozione in serie C2 grazie ad un ripescaggio nell’estate del 1993, il Saronno ottiene un’altra promozione al termine della stagione 1994-95 col successo contro il Lumezzane nella finale playoff. La guida in panchina di Giuseppe Savoldi e i gol del centravanti Carlo Taldo permettono alla tifoseria biancoceleste di vivere un momento di gloria, anche perché Preziosi è presidente ambizioso, ha importanti disponibilità economiche e vuole salire ancora, nonostante Saronno sia un comune calcisticamente piccolo e con una storia tutta da costruire. Al primo campionato di C1, la formazione lombarda si assesta ed assaggia una categoria che trasuda blasone ovunque, conquista il 13.mo posto finale, cambia allenatore con Bersellini che sostituisce Savoldi e getta le basi per quella che sarà l’annata più importante nella storia della Saronno del pallone.

Nell’estate del 1996 Preziosi cambia ancora la guida tecnica ed affida la panchina al giovane Mario Beretta che ha idee, entusiasmo e capacità. Milanese, tifoso milanista ed ammiratore di Arrigo Sacchi, Beretta è convinto che a Saronno, grazie ad una società solida ed ambiziosa, si possano raggiungere traguardi molto più pretenziosi di quanto si pensi. La rosa è costruita con criterio: ci sono giovani rampanti e di talento, uniti a uomini di esperienza e dal passato importante; c’è Marco Osio, ex stella del Parma di Nevio Scala, c’è Alvise Zago che di talento ne ha forse più dell’intera serie C ma a cui un tremendo infortunio nel 1989 quando giocava nel Torino ha tagliato ogni speranza di grande calcio. L’obiettivo, neanche tanto celato, è quello di raggiungere i playoff, ma la concorrenza è più che agguerrita: nel girone A della C1 ci sono infatti compagini per cui la promozione in serie B è la normalità, dal Monza al Como, dal Modena alla Spal. Il campionato, inoltre, inizia in sordina per il Saronno che pareggia le prime 5 partite, poi alla sesta giornata ottiene la prima prestigiosa vittoria battendo il Como per 2-0, a cui segue il successo in trasferta in casa del Brescello. La squadra varesina gioca bene ma vince meno rispetto alla produzione di occasioni prodotte: nel girone d’andata la formazione biancoceleste ottiene 6 vittorie, 2 sconfitte (contro Montevarchi e Carpi) e ben 9 pareggi.

La classifica è comunque ben livellata, non c’è un padrone assoluto del campionato, anzi, la lotta tra le prime è avvincente, il Treviso sembra la squadra maggiormente organizzata, ma Monza, Brescello, Carpi e Saronno braccano i veneti in un duello affascinante. I varesini non hanno un bomber principe come le rivali, l’attacco gira attorno al centravanti Lugnan che di gol non ne segna molti ma agisce e lavora per i compagni di reparto e per i centrocampisti che si inseriscono; Beretta vuole un gioco veloce, una squadra corta con calciatori in grado di aiutarsi l’un l’altro. Il 16 marzo 1997 il Saronno è ospite della capolista Treviso, battuta 2-1 all’andata nel piccolo stadio Colombo: la gara è tirata, finisce 1-1 e per i lombardi si riducono le speranze di ottenere la promozione diretta. E’ la prima di tre sconfitte consecutive per la squadra di Beretta che una settimana più tardi cede 3-2 in casa con il Monza, quindi cade anche a Carrara. Sarà l’ultimo ko per i biancocelesti che nelle ultime 6 giornate ottengono 3 vittorie contro Montevarchi, Siena e Modena, e 3 pareggi contro Spal, Carpi e Novara che permettono ai varesini di blindare il quarto posto alle spalle di Treviso, Brescello e Carpi. Ai playoff accedono così le due emiliane, il Saronno ed il Monza, la grande favorita di inizio stagione e che ha invece acciuffato gli spareggi promozione nel finale e solo grazie alla differenza reti nei confronti del Prato.

I playoff per la serie B sono il più grande traguardo mai raggiunto dal Saronno nella sua storia, la città è elettrizzata dopo anni soporiferi a barcamenarsi nei meandri delle categorie inferiori. Certo, i biancocelesti appaiono la cenerentola degli spareggi, ma in fondo anche Brescello e Carpi sono alla ricerca di un sogno, mentre il Monza, nonostante l’ultima posizione nella griglia dei playoff, rimane la squadra da battere, almeno sulla carta. Nella doppia semifinale il Saronno affronta il Carpi: il 1 giugno 1997 lo stadio Colombo è pieno e festante, bandiere biancocelesti, fumogeni e tifo indiavolato, mentre il Carpi è seguito da pochi intimi; la squadra di Beretta si impone per 1-0 e sogna ad occhi aperti la possibilità di raggiungere la finale e l’approdo in serie B. Un sogno che però si infrange proprio al triplice fischio dell’arbitro, perché rientrati negli spogliatoi i giocatori saronnesi apprendono la notizia che il presidente Preziosi, da tempo in trattativa, ha concluso le pratiche per l’acquisto del Como. Il patron, artefice della scalata del Saronno, ritiene Como piazza più blasonata e maggiormente in grado di ottenere risultati di prestigio e restituire visibilità anche allo stesso Preziosi. Il colpo è durissimo, sia per la città che per la squadra, anche perché compratori all’orizzonte per il Saronno non sembrano esserci e i punti interrogativi circa il futuro del club sono tanti.

La semifinale di ritorno a Carpi dell’8 giugno è senza storia, gli emiliani travolgono i lombardi per 3-0 e volano in finale dove a Ferrara saranno sconfitti dal Monza. Per il Saronno è la fine di ogni speranza, la fine della grande illusione dopo un anno vissuto ai vertici di un campionato che rimarrà l’unico a tali livelli per il club varesino. Preziosi lascia Saronno per riportare in alto il Como che condurrà fino al ritorno in serie A e poi abbandonerà, come fatto col Saronno, per acquistare il Genoa. La stagione 1996-97 resta per i saronnesi l’apice di una storia povera di celebrità e vittorie: il quarto posto con 55 punti ed il minor numero di sconfitte (appena 5, una in meno della capolista Treviso) rendono la squadra di Beretta una delle migliori della categoria, col rammarico che nulla di tutto ciò potrà essere replicato l’anno dopo quando i biancocelesti, senza una proprietà vera e propria, conquisteranno una sofferta salvezza agli ordini del tecnico Trainini prima della retrocessione in C2 nel 1999 e il fallimento nell’estate del 2000, primo scalino di una discesa inesorabile e inarrestabile, senza più gloria e senza che il nome di Saronno verrà più riportato nelle cronache del calcio professionistico.

Un altro fallimento e la caduta fino alla Prima Categoria hanno relegato il Saronno ai margini del calcio regionale, lasciando che il ricordo di quell’annata quasi trionfale sbiadisse fino a rimanere impresso soltanto nella memoria degli appassionati più incalliti. Chi c’era a Saronno nel 1997, però, custodisce gelosamente ogni fotogramma di una stagione indimenticabile e da tramandare anche a chi non ha fatto in tempo a viverla, con gli occhi che brillano e la malinconia di chi è consapevole che quei tempi già lontani potrebbero forse non ripresentarsi mai più. Una storia in fondo bella anche per questo, anche se amara come il prodotto più famoso di Saronno.

di Marco Milan

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