Amarcord: il Cosenza di Mutti e quei mesi da serie A

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Scrivi Cosenza e pensi al sud, al mare celeste della Calabria, alle spiagge dorate, al sole cocente. Ma Cosenza non è così, è una città di pastori, adagiata sui monti della Sila, fredda e nevosa d’inverno, ma calda nei cuori di chi la abita e segue con passione le sorti della squadra di calcio, di quegli uomini in rossoblu che non hanno mai assaggiato la serie A ma che una volta, più di altre, l’hanno vista da vicino per un po’, troppo poco per raggiungerla, abbastanza per sognarla.

Alla vigilia del campionato di serie B 2000-2001 il Cosenza allenato già da un anno da Bortolo Mutti è una buona squadra del torneo cadetto, migliore di quelle che dovranno barcamenarsi per conquistare la salvezza ma non all’altezza di quelle che lotteranno per la serie A. I rossoblu vengono inseriti in una sorta di limbo, un’aurea fra color che son sospesi, attendendo un guizzo che li proietti nelle parti alte della classifica e temendo un’involuzione che avvicini pericolosamente le sabbie mobili della graduatoria. In campionato ci sono autentiche corazzate che battaglieranno per la promozione: c’è la Sampdoria, c’è il Torino, c’è il Piacenza, c’è il Cagliari, e poi anche realtà collaudate come Venezia, Pescara e Chievo che sono pronte a scalare le posizioni di vertice. Il Cosenza di Mutti è una formazione all’apparenza pragmatica, organizzata in difesa, con qualità a centrocampo grazie ai piedi buoni di Strada e Valoti, e con un attacco che in serie B può dire la sua: Pisano, Savoldi e Zampagna, infatti, hanno le potenzialità per raggiungere la doppia cifra e realizzare gol pesanti per la compagine calabrese, chiamata al suo terzo campionato consecutivo in cadetteria dopo la promozione del 1998 e le due successive salvezze.

Il 3 settembre 2000 inizia la serie B ed il Cosenza parte benissimo battendo in casa per 1-0 il Pescara, rete di Savoldi nel primo tempo. Lo stadio San Vito, spesso critico nei confronti della squadra ma sempre caloroso ed appassionato, applaude con convinzione l’atteggiamento e la grinta dell’undici rossoblu che, dopo il ko di Piacenza alla seconda giornata, travolge 3-0 il Crotone nel primo derby calabrese della storia in serie B fra le due compagini, coi silani sul 2-0 già dopo appena 7 minuti di gioco. Il successivo 2-2 di Venezia anticipa le 4 vittorie consecutive contro Monza, Ancona, Empoli e Siena che catapultano il Cosenza sorprendentemente al comando della classifica; dopo il 3-2 sull’Ancona dell’8 ottobre, deciso da una rete di Paschetta al 90′, i calabresi salgono in testa per la prima volta con 13 punti, anche se la graduatoria è molto corta, ma dopo il 3-1 al Siena del 29 ottobre la squadra di Mutti ha un vantaggio di 4 punti sulla seconda, 5 sulla quarta e 6 sulla quinta. Il campionato è agli albori, certo, ma il pubblico cosentino inizia a sognare davvero la serie A e nulla può scalfire la sconfitta in casa del Genoa della settimana successiva che lascia i silani primi, esattamente come alla decima giornata quando al San Vito cade il Cittadella per mano di un rigore di Pisano a venti minuti dalla fine.

Il Cosenza inizia a crederci, anche se Mutti prova a gettare acqua sul fuoco, tenta di abbassare i toni parlando di classifica da non guardare se non intorno a marzo; il tecnico teme che i suoi calciatori possano fare voli pindarici, credere che il più sia fatto quando invece la serie B è un campionato talmente lungo che spesso neanche a primavera inoltrata i valori sono realmente delineati. Ma Cosenza intera sogna e la vittoria oltre il 90′ sulla Salernitana, ottenuta in pieno recupero grazie ad un gol di Zampagna, allunga di nuovo il vantaggio della capolista sulle inseguitrici: i rossoblu al 12.mo turno hanno 26 punti, 6 in più sul quinto posto, rendimento che non cala neanche dopo il pareggio di Treviso del 26 novembre quando Zampagna ad un quarto d’ora dalla fine acciuffa un pari che sa di maturità, consapevolezza e fame di rimanere aggrappati a quel primo posto che in pochi riuscivano anche solo a sognare ad inizio stagione. Ora anche i giornali parlano di questo Cosenza magico che sta dominando la serie B e che crede in una promozione che dalle parti della Sila non hanno mai visto, perché la città calabrese aspetta la serie A da sempre, la prima della sua storia.

Ma è proprio in questo momento che la fortezza cosentina si sbriciola come un castello di sabbia: i rossoblu perdono due gare di seguito, prima in casa contro il Chievo per 2-1 dopo essere passati per primi in vantaggio, quindi a Genova contro la Sampdoria, risultati che permettono alla coppia Venezia-Chievo di scavalcare i calabresi in testa alla classifica. Prima di Natale, il Cosenza balbetta ancora, ottenendo due pareggi contro Ternana e Pistoiese, prima della sconfitta casalinga col Torino che allontana i rossoblu anche dalle prime 4 posizioni della classifica. E’ il periodo peggiore dell’anno per la squadra di Mutti, con la società che prova ad intervenire piazzando un colpo di calciomercato importante: a Cosenza arriva infatti Gianluigi Lentini, esperta ala, ormai centrocampista, vecchia promessa del calcio italiano fra Torino, Nazionale, quel passaggio plurimiliardario al Milan, il grave incidente stradale dell’estate del 1993 ed un recupero fisico e mentale mai completato del tutto. Lentini porta a Cosenza temperamento e mentalità vincente, cercando di rimettere ordine in uno spogliatoio andato in confusione dopo l’avvio sprint ed il periodo pre natalizio che ha intaccato certezze ed entusiasmo nel gruppo di Mutti.

Il problema non è tanto la classifica, in fondo il Cosenza è ancora in piena corsa promozione, quanto le aspettative dell’ambiente perché la gente ha ormai fatto la bocca alla serie A e non raggiungerla deluderebbe assai una città eccitata a dismisura. L’organico, va detto, non è forse all’altezza di chi per la promozione era attrezzato sin dall’inizio, ma i rossoblu possono ancora dire la loro nel girone di ritorno. Nelle prime 4 giornate i calabresi ne vincono 3 contro Piacenza, Crotone e Venezia, riprendendo la marcia e raggiungendo il secondo posto in classifica alle spalle del Chievo che ormai sembra imprendibile in prima posizione; proprio il successo sui lagunari veneziani grazie ad una rete dell’esperto centrocampista Giandebiaggi in un San Vito ribollente di tifo e passione, riaccende l’entusiasmo e la fiducia della piazza, ma le successive tre sconfitte contro Monza, Ancona e Siena, intervallate dal pareggio in rimonta contro l’Empoli, allontanano i silani dalla zona promozione. Il Cosenza è a un bivio, Mutti capisce che la stagione sta entrando nella fase decisiva e che tutta la città ormai crede nella serie A e che, nonostante le difficoltà di reggere il passo di altre compagini costruite per la serie A, la sua squadra possa giocarsi ancora le sue carte; il tecnico chiede uno sforzo ai suoi e i rossoblu vincono di misura contro Cittadella e Genoa, restando a soli 2 punti dal quarto posto, l’ultimo valido per il salto di categoria.

La sconfitta col Cagliari ed i successivi successi di Salerno ed in casa contro il Treviso, entrambi sofferti, soprattutto quello con i veneti, ottenuto grazie al primo centro di Lentini in maglia rossoblu al 92′, lasciano il Cosenza attaccato alla zona promozione e proprio alla vigilia dello scontro diretto di Verona col Chievo, formazione che ha subìto un brusco calo ed ora rischia di veder sfumare una promozione che sembrava ormai certa. I veneti hanno 59 punti, il Cosenza 55: vincere vorrebbe dire riaprire il campionato, perdere significherebbe mettere fine al grande sogno della serie A. Il 29 aprile 2001 allo stadio Bentegodi sono duemila i sostenitori cosentini, pronti a spingere i loro beniamini verso l’impresa; la stampa calabrese infonde coraggio, il Chievo è in difficoltà, il Cosenza può fare il colpo, può imprimere al campionato un’impronta indelebile dopo l’inizio da urlo e una fase centrale complicata. Chievo-Cosenza è una gara tattica, le squadre si studiano e lo 0-0 sembra inchiodato, quando al 77′ i calabresi passano in vantaggio grazie ad un gol di Adriano Fiore, fratello più piccolo del più celebre Stefano, calciatore della Lazio e della Nazionale. Lo spicchio di curva rossoblu esplode, il Cosenza è ad un passo dal sogno, ma ben presto ricade nell’incubo: all’80’ il Chievo pareggia con Manfredini e 5 minuti più tardi segna il 2-1 con De Cesare; un finale rocambolesco, beffardo e drammatico per la squadra di Mutti che esce dal Bentegodi con le ossa rotte ed il morale sotto i tacchi. Passa una settimana ed il sogno della serie A svanisce definitivamente dopo il 4-4 al San Vito contro la Sampdoria coi silani in vantaggio per 3-1, raggiunti sul 3-3 e poi sul 4-4 dopo il provvisorio 4-3.

E’ il capolinea definitivo: 6 punti da recuperare sul quarto posto e con sole 4 giornate da disputare sono una scalata troppo alta anche per il gagliardo Cosenza 2000-2001 che chiude il campionato col pareggio di Terni, la sconfitta casalinga contro la Pistoiese, quella in casa del Torino e la vittoria finale per 3-1 contro il Ravenna il 10 giugno 2001 con le reti di Pisano, Savoldi e del giovane centrocampista Musacco. Lo stadio San Vito tributa alla squadra un lungo e sentito applauso di ringraziamento per un campionato da sogno, chiuso all’ottavo posto con 60 punti, 9 in meno rispetto alla zona promozione ma con la spina ormai staccata nell’ultimo mese. 17 vittorie, 9 pareggi e 12 sconfitte, 49 gol fatti, uno in più di Torino e Piacenza, rispettivamente prima e seconda a fine torneo davanti a Chievo e Venezia, ovvero le 4 compagini promosse in serie A. Savoldi e Zampagna, 10 reti ciascuno, sono i capocannonieri della squadra.

Grazie alla stupefacente annata di Cosenza, Bortolo Mutti si guadagna l’ingaggio del Palermo, sempre in serie B, lasciando nella Sila un ricordo indelebile per quel campionato da sogno, un sogno cullato per metà stagione, forse troppo poco per restare nella memoria comune, ma abbastanza per lasciare quella squadra nel cuore della tifoseria cosentina, incantata da quella serie A mai raggiunta e mai così vicina come stavolta.

di Marco Milan

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