Capello e quel modo di fare opinione utile solo per distruggere

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Può un post partita di Champions League di una squadra distante svariati Km da Roma diventare un caso nel fragile universo calcistico della capitale?

La risposta è sì, può.

Ma questa volta il tanto bistrattato ambiente romano centra poco, o nulla.  Il merito è tutto di uno che a Roma suscita ricordi di amore-odio: Don Fabio Capello.

Nel post partita della sfida tra Inter e Borussia Dortmund, gara vinta brillantemente dagli Uomini di Antonio Conte per 2 a 0, si celebra il debutto del giovanissimo Sebastiano Esposito, nato a Castellammare di Stabia 17 anni, 3 mesi e 21 giorni fa (conto aggiornato al giorno del debutto).

E fin qui nulla di strano.

Sebastiano entra e si procura con una fantastica galoppata il calcio di rigore del possibile 2 a 0, poi sbagliato da Lautaro. Il post partita è in parte dedicato al giovanissimo debuttante in Champions League, prima ancora che in Serie A (aveva già esordito in Europa League). Gli elogi si sprecano, in studio Ilaria D’Amico, Paolo Condò, Fabio Capello, Esteban Cambiasso e Alessandro Costacurta fanno emozionare il giovane ragazzo di fronte al microfono di Sky, costretto più volte ad asciugarsi il sudore con un fazzoletto.

Complimenti tanti, ma anche una tirata d’orecchi. L’ex campione dell’Inter  è “costretto” da Capello a rivelare il commento fatto a microfoni spenti. “Mai esultare per la concessione del rigore, va fatto solo dopo la trasformazione”.  Consiglio paternalistico, non tiene molto conto del momento vissuto del ragazzo, ma comunque un consiglio utile per una consuetudine scaramantica accettata e condivisa da tutti. Bene, dopo che uno che con quella maglia la Champions l’ha vinta, siamo sicuri che Esposito non esulterà mai più per la concessione di un rigore.

Il siparietto potrebbe anche finire qui.
Invece no. C’è da esaltare il movimento italiano. Esposito, come detto, debutta prima in Champions League, addirittura prima della Serie A, l’assist è troppo comodo, il collegamento è a portata di mano.  
Per Paolo Condò è fin troppo facile fare 1 + 1: “Siamo felici quando succedono queste cose, così come lo fummo lo scorso anno per il debutto di Zaniolo”.

La frittata è pronta: al sentir nominare Zaniolo, l’ex tecnico giallorosso si lancia in un consiglio molto meno paternalistico, decisamente provocatorio, totalmente fuori contesto e si potrebbe aggiungere anche di cattivo gusto.

Non prendere la sua stessa strada”.

“No, no assolutamente” sì sente come risposta da Milano (siamo sicuri che nella confusione il ragazzo non abbia sentito chiaramente l’audio dallo studio).

Scende il gelo in studio.

Condò, evidentemente stupito dal commento, bisbiglia all’indirizzo di Capello “Ma di Zaniolo? Perché no?”.

Le telecamere riprendono il friulano solo di spalle e non ci è dato sapere l’espressione di risposta del tecnico, il quale prima di poter commentare viene interrotto dal salvataggio della padrona di casa.

La D’Amico smorza il tutto. Per strada si intende quella fisica; Fabio per Ilaria ha consigliato a Esposito di non andare via dall’Inter. Condò, capisce il momento, e con un sorriso sornione e accomodante accetta di chiuderla lì “Ah, in questo senso qui, ok”.

La frittata è fatta. Anche consumata.

La scena non è passata inosservata, il vento dei social ha iniziato a soffiare forte all’indirizzo di Capello e di Sky. Ma che senso ha tutto questo? Si tratta di un piano mediatico per destabilizzare la Roma? Ovviamente no.

Piuttosto il problema è generalizzato, insito nel modo di fare opinione e comunicazione.  Nicolò Zaniolo è un classe 1999, che a 19 anni ha esordito in Champions League sul campo del Real Madrid, siglato una doppietta in un ottavo di Champions League, è stato il vero crack della scorsa stagione, arrivando a collezionare 53 presenze tra Serie B, Serie A, Champions League, Europa League e Coppa Italia, con tanto di premio come miglior giovane dello scorso campionato.
E allora come si può arrivare a dire ad un ragazzo più giovane di 3 anni di non prendere questa strada?
 Lo si fa perché fare opinione nel calcio è diventato quanto di più banale si possa fare.  

Zaniolo segna e gioca bene?

Zaniolo è il futuro della nazionale italiana.

Zaniolo nei suoi venti anni va incontro a qualche calo fisiologico, ha qualche  comportamento in Under 21 ancora troppo poco professionale? 

Zaniolo è un esempio da non seguire.

Ma attenzione, oggi può essere Zaniolo, domani Esposito, o chissà quale altro giovane.

E questo diventa decisamente il peggior modo possibile per fare opinione e soprattutto per non aiutare quei ragazzi sui cui si fonda il rinnovamento del calcio italiano e di conseguenza della nazionale. La battuta non riuscita di Capello resta una battuta, ma questo è sintomatico di quali siano i rischi per un giovane calciatore colpevole di avere avuto un impatto sproporzionato alle attese.

Zaniolo è già diventato il passato, senza un gol e un assist a partita sta tornando ad essere un normale ragazzo con del potenziale inespresso.
Senza accorgersene Zaniolo a soli 20 anni è stato bollato da un guru del calcio internazionale come un flop e, peggio ancora, come un cattivo esempio. Un bad boy… curioso se si pensa a quanto tempo e possibilità siano state date ad esempio a Cassano (proprio da Capello) e a Balotelli, tanto per citarne 2.

E questo è sbagliato. Ed è ancora più sbagliato, perché non surrogato da fatti, non tiene conto di nessuna circostanza o attenuante che sia: l’età, il grande salto compiuto in pochissimo tempo, il peso delle responsabilità piovute addosso a un ragazzo che lo scorso anno doveva solo allenarsi con i più grandi e che invece ne è diventato per larghi tratti salvatore e trascinatore. Non tiene conto di altro, se non del fatto che magari da qualche partita è stato meno brillante, o che magari non è stato così professionale in nazionale Under. Comportamento sbagliato, per il quale si è scusato ed è stato punito sia dall’ under che dalla nazionale maggiore.

E allora restano buoni i consigli dati proprio ad Esposito in chiusura di collegamento “Pensa soltanto a giocare e a divertirti”, e – aggiungiamo noi – a non ascoltare, soprattutto quando le cose vanno bene, gli studi televisivi.
In bocca al lupo Sebastiano, in bocca al lupo Nicolò.

di Cristiano Checchi

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