Amarcord: Vikash Dhorasoo, l’intellettuale francese che non affascinò il Milan

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Nell’epopea del Milan allenato da Carlo Ancelotti dal novembre 2001 al maggio 2009, due sono stati i crucci principali: aver vinto meno di quanto il sontuoso organico rossonero poteva garantire e non aver mai trovato l’alter ego di Andrea Pirlo, costretto a fare gli straordinari quasi ininterrottamente. Nessun sostituto all’altezza del fuoriclasse bresciano, neanche Vikash Dhorasoo, regista francese di origini mauriziane, passato per Milano e indicato proprio come vice Pirlo, ruolo scomodo e costatogli forse un pezzo di carriera.

Quello che si appresta a cominciare la stagione 2004-2005 è un Milan dal potenziale impressionante, un’armata senza punti deboli, rinforzato dagli arrivi del difensore olandese Jaap Stam (provenienza Lazio) e del centravanti Hernan Crespo dal Chelsea, i quali, uniti ai vari Dida, Maldini, Nesta, Pirlo, Rui Costa, Seedorf, Kakà, Shevchenko, formano la rosa più forte della serie A ed una delle migliori in Europa. Obiettivi? Naturalmente ripetersi in campionato dopo lo scudetto appena vinto con numeri da record e riconquistare quella Coppa dei Campioni vinta due anni prima e lasciata malamente andare nella sciagurata notte di La Coruna quando i rossoneri, forti del 4-1 ottenuto all’andata a San Siro, si sono lasciati strapazzare per 4-0 dal Deportivo. Carlo Ancelotti, allenatore milanista per la quarta annata consecutiva, ha ormai il gruppo in pugno, sa come motivarlo ma anche come plasmarlo, conosce pregi e difetti di una rosa forse mai così forte come quella che si raduna a Milanello a luglio del 2004.

A guardarla bene, quella squadra fenomenale una piccola crepa ce l’ha: manca un vero sostituto di Andrea Pirlo, il regista di una formazione che gioca ormai a memoria, l’uomo d’ordine, l’organizzatore del gioco, il cervello della compagine rossonera, colui che per tutti (Ancelotti compreso) è l’insostituibile per eccellenza. Troppo importanti i suoi lanci, i suoi passaggi millimetrici ed illuminanti per le punte, la sua intelligenza tattica, nonchè la sua visione della manovra, avanti anni luce rispetto agli altri. Eppure, nonostante la sua imprescindibilità, Pirlo non può certo giocare 50-60 partite stagionali, soprattutto perchè il Milan punta ad arrivare in fondo a tutte le competizioni a cui partecipa, dal campionato alla Coppa dei Campioni, passando per la Coppa Italia. Il sostituto di Pirlo è ormai un argomento di cui nell’ambiente milanista si parla da tempo: c’è chi sostiene che in assenza del centrocampista bresciano Ancelotti dovrebbe cambiare modulo, chi vorrebbe un suo alter ego e chi ribatte a tale affermazione dicendo che calciatori all’altezza di Pirlo non ne esistano. Negli ultimi due anni, il Milan in alcune occasioni ha schierato Cristian Brocchi, in altre ha accentrato Clarence Seedorf, ma non ha mai ottenuto gli stessi risultati e il gioco rossonero è inevitabilmente rallentato.

Carlo Ancelotti vuole ora un regista vero, un elemento affidabile che possa prendere il posto di Pirlo quando lui è assente o ha bisogno di tirare il fiato. Il tecnico reggiano chiede uno sforzo a Silvio Berlusconi: “Presidente – gli dice – non abbiamo bisogno di un campione, ci basta un buon giocatore, intelligente, maturo e conscio di venire qui a far la riserva”. Berlusconi sguinzaglia Adriano Galliani che si mette in moto e parla con procuratori ed osservatori; a venirgli subito in soccorso è Marco Simone, ex attaccante del Milan che dopo i rossoneri ha vestito le maglie di Paris Saint Germain, Monaco e Nizza e conosce benissimo il campionato francese. Simone parla con Galliani e gli suggerisce un regista francese di origini mauriziane, Vikash Dhorasoo, che ha giocato con Le Havre, Bordeaux e Lione, e reduce da due campionati vinti proprio con il Lione nelle ultime due stagioni. L’ex attaccante rossonero parla con enfasi ed entusiasmo di Dhorasoo, lo definisce addirittura il miglior calciatore della Ligue1 dell’anno, intelligente, fantasioso ma molto duttile tatticamente, un regista perfetto per il Milan di Ancelotti. Galliani si lascia ammaliare dalle parole di Simone, sincere ed accorate, stringe i tempi e si accorda col calciatore, peraltro svincolato e dunque prendibile a parametro zero.

Vikash Dhorasoo, classe 1973, arriva al Milan nel pieno della maturità, è abituato ad esser protagonista in squadre vincenti, ha vissuto due dei sette anni di dominio del Lione in Francia, sa bene cosa voglia un club che ha come unico obiettivo la vittoria. Quando sbarca a Milano è accolto con curiosità dal popolo rossonero, naturalmente sa bene che il suo nome non è paragonabile a quelli di Stam e Crespo, così come l’entusiasmo del pubblico non potrà essere il medesimo; eppure il centrocampista francese sa il fatto suo e non si lascia intimorire nè dal blasone del Milan e nemmeno dal ruolo di rincalzo che lo aspetta in stagione: “Sono sicuro che ci toglieremo grandi soddisfazioni – dice il primo giorno di ritiro – e saremo protagonisti sia in Italia che in Europa”. Gli fa eco Carlo Ancelotti che ne loda doti umane e tecniche: “Dhorasoo è un calciatore essenziale, ma è anche una bella persona, intelligente, colto, curioso di imparare cose nuove”. Tutto perfetto, quindi, la lacuna del sostituto di Pirlo sembra colmata e nello spogliatoio ecco approdare un’altra mente pensante, un altro elemento con la testa sulle spalle e l’ambizione di vincere.

In allenamento, Dhorasoo è attento, si sacrifica, a volte si lascia andare troppo a tocchi di fino non richiesti, Ancelotti lo riprende, lui capisce e si limita allora al compitino imposto dal tecnico. Certo, si capisce subito che i piedi di Pirlo sono di altra categoria, ma del francese colpisce molto il dinamismo, il fisico non è da granatiere, anzi, i 168 centimetri di Dhorasoo fanno sorgere qualche dubbio sulla sua possibile tenuta in un campionato duro come quello italiano, ma il regista è scaltro e veloce, protegge palla con le qualità tecniche, in barba alla sua piccola statura. Vederlo accanto a Stam fa sorridere, ma in fondo l’altezza sarà pure mezza bellezza, ma chi dice che questo conti così tanto nel calcio? Chiedete conferma a Diego Maradona, in caso. A stupire, poi, è il Dhorasoo fuori dal campo: il francese legge, a volte scrive appunti, se ne va in giro per mostre a Milano, veste in maniera alternativa, jeans larghi e maglie variopinte, ha l’acconciatura trasandata con capelli lunghi e spettinati, barba incolta, sembra un capellone anni settanta, a Berlusconi scappa di dire in privato “sembra un comunista”.

Ci ha visto lungo il Cavaliere. Effettivamente, Dhorasoo è conosciuto in Francia per essere uomo fortemente schierato a sinistra, figlio di operai, cresciuto in quartiere multietnico. Non nasconde i suoi ideali comunisti, addirittura afferma che il calcio è per antonomasia uno sport di sinistra: “Il concetto di calcio è totalmente di sinistra – dice – passare la palla ad un compagno è tipicamente un concetto di sinistra e se invece di passare tiri significa che prima un compagno ti ha passato il pallone. Del resto quando giochi a pallone ci sono poche alternative: o passi o tiri”. Idee pericolosamente in contrasto con “l’azienda Milan” presieduta da Silvio Berlusconi che, oltre ad essere il proprietario del club milanese, è anche il leader della destra italiana. Ma Dhorasoo non si pone neanche il problema, si sente un uomo libero e come tale agisce, fino a quando non è costretto a scontrarsi con la realtà. In Francia leggeva Libèration, in Italia, appena imparata la lingua a suon di corsi accelerati, scopre La Repubblica e si presenta agli allenamenti col quotidiano (storicamente schierato a sinistra) sottobraccio.

E’ Alessandro Costacurta il primo ad accorgersene e, da leader dello spogliatoio, anche il primo a metterlo in guardia, inizialmente con una battuta: “Se te lo becca Berlusconi te lo fa buttare via”. Ma Dhorasoo non capisce, forse dà poco peso alle parole del compagno, finchè non viene avvicinato dal fisioterapista della squadra, Giorgio Puricelli, che lo prende da parte e gli dice: “Al Milan c’è Berlusconi, anzi, il Milan è Berlusconi e Berlusconi vuol dire destra. Nascondi quel giornale”. Il francese da quel giorno evita di arrivare a Milanello con La Repubblica, al massimo piega in quattro il quotidiano e poi lo legge quando è solo in camera, o tutt’al più in bagno. Una vera resistenza, insomma! Problemi con Berlusconi (a cui certamente qualche voce sulle convinzioni politiche del centrocampista transalpino saranno arrivate) non ne ha però mai avuti, i due si sono anche sempre stimati reciprocamente, il calciatore perchè intelligente e professionale, il presidente perchè assai carismatico nell’infondere carica a tutto il gruppo.

E il campo? Dhorasoo prende parte alla vittoria in Supercoppa Italiana contro la Lazio il 21 agosto 2004 subentrando ad Ambrosini al 77′, in campionato va per la prima volta in panchina alla sesta giornata il 17 ottobre a Cagliari in una sfida risolta proprio da un gol del titolare Pirlo, quindi fa il suo esordio in rossonero mercoledì 10 novembre a Brescia, turno infrasettimanale di serie A terminato 0-0, entrando al minuto 77 al posto di Brocchi. Il debutto dal primo minuto è invece del 28 novembre a Verona contro il Chievo, gara risolta da un guizzo di Crespo e giocata per gli interi 90 minuti da Dhorasoo che in cabina di regia al posto di Pirlo si disimpegna discretamente, rilasciando nella critica giudizi positivi. Titolare in entrambe le sfide di Coppa Italia contro il Palermo (sempre nel mese di novembre e giocate molto bene), il francese vive il momento di maggior notorietà al Milan domenica 30 gennaio 2005, seconda giornata di ritorno: a San Siro c’è Milan-Bologna, i rossoneri vivono una situazione delicata dopo la sconfitta di Livorno della settimana precedente, la Juventus vola in classifica e per la squadra di Ancelotti la strada verso lo scudetto sembra in salita. Dhorasoo appare subito l’uomo più in forma e prende per mano la formazione milanista; dopo pochi minuti ruba palla al limite dell’area di rigore avversaria e lascia partire un destro secco, potente e preciso che si insacca all’incrocio dei pali: 1-0. Anzi no. L’arbitro ha ravvisato un’irregolarità ed annulla quella che sarebbe potuta essere la prima rete del francese con la maglia del Milan. Pochi minuti ed ecco l’ulteriore beffa: l’ex di turno, Tomas Locatelli, infila Dida per lo 0-1 che non cambierà più.

Una grande illusione, insomma, come sarà in fondo l’intera stagione del Milan e di Dhorasoo. I rossoneri perderanno lo scudetto a favore della Juventus di Capello e decisivo sarà lo scontro diretto di San Siro dell’8 maggio, vinto dai bianconeri grazie ad una zuccata di Trezeguet; ma soprattutto sarà la Coppa dei Campioni a riservare l’epilogo più amaro e più atroce per la truppa di Ancelotti, sconfitta in finale ad Istanbul dal Liverpool ai calci di rigore dopo essere stata in vantaggio per 3-0 alla fine del primo tempo ed essersi vista ripresa dagli inglesi sul 3-3 subendo tre reti in appena 6 minuti. Gli spazi per Dhorasoo si erano nel frattempo ristretti e l’apporto del francese venuto quasi totalmente meno nonostante nelle occasioni avute a disposizione non avesse mai sfigurato. Appena 20 presenze totali (12 in campionato, 3 in Coppa Italia, 4 in Coppa Campioni ed una in Supercoppa), nessuna rete e nessun guizzo indimenticabile, escluso forse il bel gol annullato col Bologna. Ceduto a fine stagione al Paris Saint Germain, di lui serbano tutti un ottimo ricordo al Milan, quello di un ragazzo serio ed intelligente, ma anche di un professionista mai sopra le righe, rispettoso di uno spogliatoio di fuoriclasse.

Lasciato il Milan, Dhorasoo otterrà discreti risultati al Paris Saint Germain conquistandosi addirittura la convocazione di Domenech per i mondiali tedeschi del 2006, vissuti da comprimario ma con la pazza idea di girare con la telecamera un documentario che un anno dopo verrà mandato in onda nonostante i tentativi della federazione francese di impedirne la pubblicazione per non violare i segreti di spogliatoio, sacri nel mondo del calcio. L’ex milanista lascerà il calcio dopo un poco fortunato ritorno in Italia a Livorno durato appena qualche mese senza mai scendere in campo ed un tentativo di ripartire dalla Francia a Grenoble dove capisce di essere ormai arrivato alla fine della carriera quando dopo il pasto da atleta consumato in ritiro (pesce lesso e broccolo bollito) preferisce andarsi ad abbuffare di patate fritte in un chiosco lungo la strada. La vita sportiva, lo intuisce quel giorno, non fa più per lui.

Vikash Dhorasoo si ritira dal calcio e diventa un asso del poker, prima giocando online e poi ai tavoli. Diviene giocatore semi professionista e in alcuni tornei ottiene anche piazzamenti a premi nel 2009 e nel 2010, vantando inoltre vincite superiori ai 500.000 dollari. Del calcio ha bei ricordi, criticandone però l’assenza di passione e genuinità negli ultimi anni; non ha rimpianti, anche se della sua esperienza milanista si rammarica di aver nascosto la sua fede di sinistra, appena accennata: “Dovevo essere più impavido”, dice. Niente male per l’unico comunista conclamato a casa Berlusconi.

di Marco Milan

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