Roma, Impressionisti Segreti in mostra a Palazzo Bonaparte

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(di Elena Angiargiu)

Capolavori poco conosciuti dell’Impressionismo nel ritrovato gioiello dell’architettura barocca di Palazzo Bonaparte. L’edificio, un tempo residenza di Maria Letizia Ramolino, madre di Napoleone Bonaparte, appena restaurato da Generali Italia attraverso il programma Valore Cultura, dal 6 ottobre 2019 all’8 marzo 2020 ospita la mostra “Impressionisti Segreti”.

Nelle sale del piano nobile sono esposte oltre 50 opere di grandi artisti impressionisti, tra cui Monet, Renoir, Cézanne, Pissarro, Sisley, Caillebotte, Morisot, Gonzalès, Gauguin, Signac, Van Rysselberghe e Cross, provenienti dalle collezioni private di tutto il mondo, raramente accessibili e oggi fruibili al grande pubblico grazie alla mostra prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia, con il patrocinio del Ministero per i beni e le Attività Culturali e per il Turismo, dell’Ambasciata di Francia in Italia e della Regione Lazio, in collaborazione con l’Assessorato alla Crescita culturale – Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali di Roma Capitale.

Gli Impressionisti tornano nella Capitale con opere inedite, mai esposte in Italia, dopo la mostra multimediale Impressionisti Francesi – da Monet a Cézanne allestita un anno fa al Palazzo degli Esami di Trastevere e quella dedicata a Monet al Vittoriano, a cura di Marianne Mathieu, direttrice scientifica del Musée Marmottan Monet di Parigi, la stessa curatrice della mostra appena inaugurata a Palazzo Bonaparte insieme all’esperta d’arte Claire Durand-Ruel.

Un visitatore tra le opere di Camille Pissaro esposte a Palazzo Bonaparte
Un visitatore tra le opere di Camille Pissaro esposte a Palazzo Bonaparte

Il percorso espositivo racconta il movimento artistico sviluppatosi in Francia nella seconda metà dell’Ottocento attraverso un allestimento tematico che va dal paesaggio alle scene di vita parigina, passando per i ritratti di Renoir fino all’avvento del Neoimpressionismo. I soggetti tratti dalla quotidianità; le immagine chiare, luminose e variopinte; lo studio attento degli effetti della luce sui soggetti caratterizzano le opere di impressionisti paesaggisti come Monet, Pissarro, Sisley e Guillaumin. A fare la differenza è la volontà di cogliere e trasferire sulla tela emozioni ed impressioni “dal vivo”, en plein air: i paesaggi non sono più dipinti in studio ma direttamente sul posto e la luce, l’aria, il gelo e il calore penetrano i quadri.

Il motivo del fiume è protagonista in diverse opere, come “La Senna a Lavacourt”, dove Claude Monet nel 1878 ritrae il paesaggio che poteva scorgere dal giardino della sua casa e dove realizza anche “Braccio della Senna presso Vètheuil”, un paesaggio immerso in un profondo senso di solitudine e tristezza. “Sponde della Senna ad Argenteuil” è invece il ritratto della quiete e della naturale bellezza di questo angolo di campagna proprio come la percepiva Alfred Sisley.

Monet, padre dell’Impressionismo, movimento che prende nome dalla sua opera Impression, soleil levant, celebre per le sue ninfee, annovera nella sua lunga produzione artistica opere meno note ma altrettanto affascinanti che hanno come soggetto la natura. Dal frutteto ai meli in fiore in riva all’acqua, alla falesia assolata e solo quasi accennata nelle pennellate fluide e vaporose, si arriva alla sala con le opere di Camille Pissarro, l’anima politica del movimento, autore dell’apprezzata serie “I tetti della vecchia Rouen” e del quadro “Il grande noce di Éragny” in cui sembra avvicinarsi alla tecnica puntinista.


Eva Gonzalés, L’Indolenza (olio su tela, 1871-1872; collezione privata del Principe Alberto II di Monaco)

Berthe Morisot ed Eva Gonzalés, due rappresentanti dell’Impressionismo al femminile, ritraggono nelle loro opere scene di vita quotidiana a Parigi. Se Morisot è l’unica donna a partecipare alle radici del movimento impressionista e con l’opera “Davanti alla psiche” raffigura una donna alla toeletta, anticipando una tematica che influenzerà i colleghi impressionisti, Eva Gonzalés è l’unica allieva (e poi musa) di Édouard Manet, la cui influenza è visibile nell’opera  “L’Indolenza”. La pittrice, pur dovendo spesso confrontarsi con il pregiudizio maschilista dell’epoca, era osannata dalla critica del tempo, al contrario del suo maestro (noto al grande pubblico per Le déjeuner sur l’herbe, 1863) che solo negli ultimi anni di vita vide riconosciuto il suo talento e genio artistico.

Il percorso espositivo dà ampio spazio ai ritratti di Pierre-Auguste Renoir, che durante la sua carriera ne eseguì circa duemila, di personaggi noti ma anche di figure anonime. “Ritratto di Madame Joseph Durand-Ruel” (in basso), come riporta il cartello accanto all’opera, permette di cogliere uno dei segreti dello stile pittorico di Renoir: Jean, il figlio dell’artista, nel suo libro di memorie svela che Renoir miscelava ai pigmenti parecchio olio di lino per ottenere un impasto più trasparente e prima di iniziare a dipingere stendeva sulla tela uno strato di bianco d’argento. Resa così luminosa, la materia della tela dava modo ai colori di sfavillare ed esaltava la grazia delle figure ritratte. La sala ospita anche “Sul divano”, opera dell’unico italiano in mostra, Federico Zandomeneghi. Uno dei Mille di Garibaldi, trasferitosi a Parigi nel 1874, entra a pieno titolo nel panorama impressionista mantenendo uno stile personalissimo influenzato dalle sue origini veneziane. Molto suggestivi anche i dettagli dei fiori recisi nelle “Orchidee” di Gustave Caillebotte.

L’ultima sezione è dedicata al Neoimpressionismo, corrente artistica che ha inizio dopo il 1886, anno di svolta perché segna la fine dell’Impressionismo e comprende tra i suoi principali esponenti comprende artisti come Henri Edmond Cross, Paul Signac, l’anarchico belga Théo van Rysselberghe e Achille Laugé. La nuova tecnica pittorica, scientifica e molto rigorosa, consiste nell’accostare i colori direttamente sulla tela sotto forma di piccole pennellate lasciando all’osservatore il compito di “ricostruire” l’immagine costituita tanti piccoli puntini che producono opere vibranti di luce.


Paul Signac, Vele e pini (olio su tela, 1896; collezione privata)

Il fascino dell’Impressionismo resta tale dopo quasi due secoli e le tele esposte appaiono persino più suggestive nella splendida sede di Palazzo Bonaparte, che consente ai visitatori per la prima volta di ammirare opere poco note ma di indiscusso valore, capaci di emozionare ancora oggi e far arrivare al visitatore le “impressioni” più personali e intime dell’artista.

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