Amarcord: salute, aggressioni ed arresti: l’oscuro lato della carriera di Gianluca Cherubini

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Calciatori strapagati, milionari, spesso belli, ricchi e fortunati. In quanti sognano una vita come la loro? In quanti invidiano la loro agiatezza, i loro lussi? Spesso è così, altre volte invece c’è da invidiare e da tenersi stretta la vita di un normale operaio, impiegato o artigiano, perchè a volte anche guadagnare soldi per tirar calci ad un pallone non porta poi così tanti benefici. La storia di Gianluca Cherubini racconta proprio l’altra faccia della Luna, il lato nascosto della bella vita dei calciatori.

Gianluca Cherubini nasce a Roma il 28 febbraio 1974, è alto e magro, da bambino qualcuno lo prende in giro per le orecchie a sventola, ma ben presto tutti iniziano a denotarne un aspetto introverso del carattere e la grande predisposizione al calcio: quel ragazzino ha occhio e qualità tecniche ampiamente maggiori dei compagni ed entra nel settore giovanile della Roma che lo manda a farsi le ossa a Reggio Emilia dove la Reggiana sta vivendo il momento migliore della sua storia e lotta per la promozione in serie A. Cherubini entra a 19 anni in punta di piedi nell’organico granata guidato da Giuseppe Marchioro che ha assemblato un gruppo pronto al grande salto: la stagione 1992-93 è perfetta per la Reggiana che a fine campionato culmina con la promozione una cavalcata eccezionale; Gianluca Cherubini gioca pochissimo ma si guadagna la riconferma per l’anno successivo, piace all’allenatore e si è integrato bene con i compagni, in più è un difensore moderno, è alto e prestante, veloce ed attento, fa presto a conquistarsi un posto da semi titolare per la stagione 1993-94 che la Reggiana disputa in serie A raggiungendo la salvezza all’ultima giornata. Cherubini gioca 21 partite e si mette in mostra come una delle migliori promesse del calcio italiano, conquistando anche la convocazione nella nazionale under 21 di Cesare Maldini con cui vincerà gli Europei di categoria nell’estate del 1994.

L’anno dopo la Reggiana non si ripete e retrocede in serie B, ma Cherubini riesce comunque a farsi valere giocando 23 partite e tornando a fine stagione a Roma, chiesto espressamente da Carlo Mazzone che vuole inserirlo in rosa come primo cambio per la difesa. E’ l’occasione della vita per il ragazzo romano che può finalmente esordire con la maglia giallorossa dopo la gavetta in provincia: la Roma 1995-96 va a fasi alterne in campionato (dove arriva quinta) e raggiunge i quarti di finale in Coppa Uefa. Cherubini gioca appena 5 gare e perde progressivamente quella stima di cui godeva inizialmente nell’ambiente romanista; la pressione è troppo forte, meglio tornare a Reggio Emilia, stavolta per rimanerci; e infatti il ragazzo nato a Roma torna alla Reggiana che nel frattempo è risalita in serie A ma che retrocede immediatamente. Pazienza, Reggio è ormai casa di Cherubini, lui vuole rimanere lì a prescindere dalla categoria: vi rimarrà fino al 2002 giocando in serie A, in B e anche in serie C dove gli emiliani cadono nel 1999. Il grande treno è passato, Cherubini ha giocato diverse partite in serie A e in serie B, ora a circa 30 anni ha capito che la sua dimensione può essere la terza serie. Dopo oltre 100 presenze con la Reggiana, lascia i granata e gioca prima a Chieti, poi a Sassari con la Torres, quindi a Giulianova dove si trasferisce nel 2005 e dove inizieranno i suoi guai.

Il 13 aprile 2006 è di scena Giulianova-Novara, 31.ma giornata del campionato di serie C1. Cherubini è un pilastro della formazione abruzzese, ha saltato una sola partita e sta contribuendo attivamente alla salvezza dei giallorossi. Con il punteggio sull’1-0 in favore del Giulianova, Cherubini si accascia improvvisamente a terra perdendo i sensi e senza accennare a riprendersi. Gli attimi che si susseguono sono frenetici: lo staff medico sanitario schizza in campo senza nemmeno aspettare il benestare dell’arbitro e richiamato dai gesti concitati dei calciatori che capiscono immediatamente come la situazione sia molto seria. Cherubini viene trasportato d’urgenza all’ospedale di Giulianova e poi trasferito a Teramo, in coma farmacologico; qualcuno parla di infarto, in molti pensano che abbia subìto un colpo al volto su un calcio di punizione per il Novara e sul quale era piazzato in barriera, ipotesi poi smentita dagli stessi compagni di squadra che assicurano che Cherubini non fosse in barriera al momento della battuta. Il difensore romano si è accasciato da solo al suolo e senza rimaner vittima di nessun trauma. Il responso medico parla di aneurisma cerebrale, ma le condizioni del calciatore, inizialmente apparse molto gravi, migliorano e in breve tempo Cherubini si risveglia, anche se i medici gli sconsigliano la ripresa dell’attività agonistica, ritenendo già una fortuna che il ragazzo si sia ripreso senza alcuna conseguenza. Chiamato dall’ex compagno ed amico Giampiero Maini, Cherubini diventa allenatore in seconda della Stella Polare, squadra di Promozione, quindi nel 2008 torna a sorpresa a giocare fugacemente nelle fila del Chieti dove chiude definitivamente la carriera di calciatore. Avrebbe tante opportunità a neanche 40 anni, sia nel mondo del calcio che fuori, ma Gianluca Cherubini sceglie qualcos’altro per la sua seconda vita.

Il 4 giugno del 2010, mentre il mondo del calcio attende con trepidazione i mondiali in Sudafrica, le cronache italiane tornano a parlare di Gianluca Cherubini, resosi protagonista di un episodio che con lo sport ha poco a che vedere: in una zona fra Acilia e Casal Palocco (a due passi dal litorale romano), l’ex calciatore aggredisce un uomo staccandogli a morsi parte dell’orecchio. La ricostruzione dell’accaduto assembla i pezzi della storia con chiarezza: Cherubini è da tempo innamorato di una donna, contesa anche da un altro uomo. Il classico “uno di noi due è di troppo“, inizia a suon di insulti telefonici, prosegue con messaggi minacciosi e si conclude in un duello da far west alle porte di Roma: i due rivali in amore si incontrano, litigano, si spintonano, poi vengono pesantemente alle mani e quando un passante interviene nel tentativo di separarli, Cherubini lo morde all’orecchio. Denunciato dall’uomo, l’ex calciatore viene raggiunto a casa dalla polizia, ma credendo inizialmente che a suonare al suo appartamento fossero amici del suo concorrente amoroso, esce dalla sua abitazione a torso nudo, imbracciando un’ascia in segno di minaccia e scagliando pure una bottiglia vuota addosso agli agenti; resosi conto che a cercarlo erano le forze dell’ordine, l’ex calciatore si arrende ma viene ugualmente denunciato per gravi lesioni e porto abusivo di strumenti atti ad offendere.

Passano 4 anni e Cherubini è nuovamente nei guai: la mattina del 18 giugno 2014, sempre in concomitanza coi mondiali calcio, l’ex difensore viene fermato dai Carabinieri di Settecamini (zona industriale alle porte di Tivoli) in possesso di una pistola calibro 765 e mai denunciata. Condotto in caserma, Cherubini risponde vagamente circa la provenienza dell’arma, ma i controlli effettuati dai carabinieri portano alla luce la verità: la pistola risulta rubata alla fine di febbraio 2014 ed è detenuta illegalmente da Cherubini che finisce agli arresti domiciliari, processato per direttissima e imputato di detenzione illegale d’arma da fuoco e ricettazione. Evidentemente condizionato da un losco giro di amicizie ed ormai avvezzo all’illegalità, Gianluca Cherubini viene nuovamente arrestato insieme ad altre 17 persone il 27 febbraio 2015, un giorno prima del suo 41.mo compleanno, in una bruttissima vicenda di droga ed automobili rubate. L’ex calciatore era parte integrante di una banda criminale, accusata di associazione a delinquere, finalizzata allo spaccio internazionale di stupefacenti, detenzione illegale di armi da fuoco, ricettazione, estorsione, lesioni personali, riciclaggio e reati finanziari; il gruppo agiva in una vasta zona periferica di Roma, rubava macchine di grossa cilindrata e le utilizzava come scambio per ottenere la droga da trafficanti olandesi e smerciarla in diverse aree della provincia romana e in Abruzzo. Le stesse automobili di lusso venivano poi recuperate dai malviventi grazie a minacce a mano armata e violenti pestaggi con calci, pugni ed oggetti contundenti.

La cronaca parla di un ex calciatore coinvolto, mentre a processo in corso viene svelato il nome di Gianluca Cherubini, pienamente inserito nel losco giro e finito dietro le sbarre assieme a delinquenti di fama conclamata e che forse a pallone non hanno giocato nemmeno da ragazzini. Il ragazzone alto e con le orecchie a sventola, vede chiudersi dopo quella da calciatore anche la carriera di criminale, forse non adatta a lui, forse condotta sbadatamente e senza nemmeno accorgersi dei rischi. Aveva sognato la gloria in serie A, si era accontentato delle serie minori, fino a quello svenimento in campo che gli ha cambiato in peggio la vita, portandolo in un attimo dall’agonismo al ritiro e da una pensione dorata alle sbarre di un carcere. Colpe, responsabilità e sfortuna: non sta a nessuno giudicare le scelte di Gianluca Cherubini, la cui storia, in un verso o nell’altro, resta triste e drammatica.

di Marco Milan

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