Roma, i capolavori di Arcimboldo in mostra a Palazzo Barberini

Dal 20 ottobre all’11 febbraio 2018, la Galleria Nazionale d’Arte Antica, a Palazzo Barberini, ospita la prima mostra monografica che Roma dedica all’artista milanese Arcimboldo.

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La Primavera (1555-1560 circa). Fonte: www.arcimboldoroma.it

Ci sono la cura per il dettaglio, l’ironia e l’originalità di Giuseppe Arcimboldi, meglio noto come Arcimboldo (1526 – 1593) nella prima esposizione romana dedicata al pittore, poeta e filosofo di Milano. A catturare l’attenzione del visitatore sono le opere e le molteplici interpretazioni che ne derivano. Non è difficile immaginare lo stupore che avevano suscitato nei contemporanei dell’artista, capolavori il cui fascino resiste al tempo e colpisce ancora oggi.

La mostra dedicata ad Arcimboldo, è organizzata dalle Gallerie Nazionali di Arte Antica e da MondoMostre Skira, e curata da Sylvia Ferino-Pagden, una delle maggiori studiose dell’artista e già Direttore della Pinacoteca del Kunsthistorisches Museum di Vienna, con la direzione scientifica delle Gallerie. A Palazzo Barberini sono esposte un centinaio di opere, provenienti da importanti collezioni e giunte a Roma grazie a prestiti concessi da Vienna, Stoccolma, Monaco di Baviera, Denver, Houston, Milano, Como, Cremona, Basilea e Genova. Nell’esposizione sono compresi anche oggetti preziosi della Kunstkammer nel Kunsthistorisches Museum di Vienna e dell’Ashmolean Museum di Oxford, così come libri di grande valore dalle biblioteche di Roma quale l’Alessandrina e la Corsiniana.

Il percorso si snoda lungo sei sale espositive raccontando uno dei protagonisti della cultura manierista internazionale, esponente di una corrente artistica, scientifica, filosofica e umanistica lontana da quella classicheggiante della Roma dell’epoca. Apprezzato dalle corti asburgiche di Vienna e Praga, al servizio di Ferdinando I, Massimiliano II e Rodolfo II, Arcimboldo guadagnò persino il titolo nobiliare di “Conte Palatino”. Formatosi nell’ambito dei seguaci di Leonardo da Vinci, Arcimboldo è stato a lungo dimenticato prima di essere riscoperto negli anni Trenta del Novecento, quando venne considerato il più importante antesignano del Dadaismo e del Surrealismo.

La produzione artistica di Arcimboldo va di pari passo con gli avvenimenti della sua vita privata. Dalla metà del Cinquecento comincia a staccarsi dalla bottega del padre Biagio, con cui aveva collaborato fino al 1551 nella realizzazione di cartoni per le vetrate del Duomo di Milano e lavorato intraprende una particolarissima ricerca sull’espressione umana e sul mondo naturale, osservati anche negli aspetti più insoliti e bizzarri. L’esposizione spazia dagli oggetti delle famosissime Wunderkammern (stanze delle meraviglie) imperiali, parte di raccolte eclettiche del collezionismo di corte, e di botteghe numismatiche fino a disegni di erbari, frutta, animali, studiati anche a scopo scientifico.

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La Terra (1566) – Fonte: www.arcimboldoroma.it

Attraversando le sale espositive, opera dopo opera, emerge in modo evidente la capacità di Arcimboldo di rappresentare le composizioni in modo realistico conferendo loro al contempo un significato allegorico. La versatilità contraddistingue soprattutto il suo periodo da “artista di corte” presso gli Asburgo: i ritratti della famiglia imperiale si alternano all’illustrazione naturalistica. A Vienna sviluppa il tema delle “teste composte”, le combinazioni di oggetti e aspetti della natura realizzate con il metodo compositivo attraverso la sostituzione dei tratti del volto con altri oggetti. Si tratta di un artificio letterario – precisa la curatrice della mostra – utilizzato fin dal Vecchio Testamento e nella poesia antica, molto popolare nel Cinquecento, al tempo di Arcimboldo. La seconda sezione della mostra ospita le personificazioni delle Quattro Stagioni Primavera, Estate, Autunno, Inverno si integrano con gli Elementi: Acqua, Aria, Fuoco, Terra, quest’ultima mai vista nelle esposizioni degli ultimi venti anni. I colori della natura e l’intreccio di elementi sia appartenenti alla natura sia estranei, conferiscono ai volti insolite fisionomie e provocano un senso di stupore anche per i loro riferimenti simbolici, come La Primavera, intesa come strumento di propaganda politica degli Asburgo.

Il migliore esempio di bizzarria compositiva sono le “teste reversibili”: dipinti che possono essere ribaltati per ottenere effetti sorprendenti e sdoppiati, come LOrtolano (Priapo) che, una volta capovolto, diventa una “natura morta” con un’allusione fallica che i visitatori riescono a cogliere, incuriositi e divertiti, grazie allo specchio posizionato sotto l’opera. Nell’opera Il Cuoco, invece, un piatto di arrosto si trasforma in un cuoco beffardo. Da spunti leonardeschi ormai lontani deriva una nuova interpretazione di fiori, frutti e oggetti inanimati nel periodo in cui stava nascendo il genere autonomo della Natura Morta.

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Un momento della mostra “Arcimboldo” 

L’impatto complessivo delle opere è sbalorditivo e lo stesso si può dire delle “pitture ridicole”, di cui Arcimboldo è un perfetto interprete. Tra le più celebri caricature di volti grotteschi e di mestieri sono esposte Il Giurista e Il Bibliotecario. Il primo è un Azzeccagarbugli con il colletto formato da scartafacci e il volto con omaggi alimentari, un pollo arrosto all’altezza del naso e un pesce sotto il mento; mentre il secondo è composto da elementi estranei al corpo umano: una simpatica zazzera formata dalle pagine di un libro aperto e un insieme ingombrante di volumi, che sembra anticipare le avanguardie cubiste e futuriste di Pablo Picasso e Fortunato Depero.

Durante il percorso della mostra il visitatore è chiamato a compiere una continua interpretazione, delle opere nel loro complesso e dei loro elementi costitutivi. L’invito al pubblico, come ha affermato la Direttrice delle Gallerie Nazionali di Arte Antica di Roma – Palazzo Barberini e Galleria Corsini, Flaminia Gennari Sartori, è “a guardare diversamente, a giocare seriamente e a scoprire l’arte del passato con gli occhi di oggi”.

(Elena Angiargiu)

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