Calcio: il Verona ricongiunge Cassano e Pazzini, una coppia da amarcord

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Antonio Cassano e Giampaolo Pazzini: quanti ricordi nei cuori dei tifosi della Sampdoria, secondi solo alla coppia scudetto Vialli-Mancini. Ricordi ormai datati, vecchi 7 anni nei quali i due attaccanti hanno girovagato per l’Italia collezionando gioie e delusioni, prima di ritrovarsi oggi a Verona, dove la neopromossa compagine veneta ha deciso di puntare su di loro per una coppia d’attacco dal sapore antico e che quei ricordi fa affiorare ora con ancor più intensità.

E’ il gennaio del 2009 quando la Sampdoria preleva Giampaolo Pazzini dalla Fiorentina dove è chiuso da Alberto Gilardino e dove in 12 presenze ha realizzato solamente una rete. A Genova il centravanti toscano trova l’ambiente perfetto per lui: tifo appassionato, squadra equilibrata e pronta a convergere ogni azione su di lui che come partner si ritrova il ragazzaccio del calcio italiano, quell’Antonio Cassano che, ripudiato dal Real Madrid dove a parte ingozzarsi di dolciumi e sfottere Fabio Capello non ha fatto granchè, ha scelto la Sampdoria per rilanciarsi. Fra i due attaccanti sboccia subito l’amore: i blucerchiati, guidati in panchina da Walter Mazzarri, arrivano sino alla finale di Coppa Italia allo stadio Olimpico contro la Lazio dove accorrono migliaia di sostenitori doriani che attendono un’occasione così da quindici anni. La Lazio segna subito con Zarate, ma la Sampdoria non si abbatte, reagisce e pareggia proprio con Pazzini; il risultato non cambia più, si va ai calci di rigore dove i biancocelesti la spuntano ad oltranza. Una delusione enorme per gli appassionati doriani, ma la certezza di aver costruito una squadra tosta e concreta, in grado di aprire un ciclo come ai tempi d’oro di Paolo Mantovani.

Nell’estate del 2009, Walter Mazzarri passa al Napoli e la Sampdoria sceglie come tecnico Luigi Delneri, non stravolge l’organico e conferma la coppia gol dei sogni formata da Cassano (tecnica sopraffina e visione di gioco) e Pazzini (bomber d’area di rigore, eccellente con piedi, testa e in acrobazia); i due si trovano a meraviglia: il talentuoso barese inventa e sforna assist, la punta pistoiese traduce in gol i suggerimenti del compagno. Il 27 settembre 2009 la Sampdoria batte al Ferraris l’Inter di Mourinho per 1-0 grazie ad una prodezza di Pazzini e scavalca i nerazzurri in testa alla classifica, un’impresa che a Genova non vivevano dai tempi  dello scudetto e che fa impazzire il pubblico blucerchiato che adora quella coppia gol che tanto ricorda il periodo in cui sotto la Lanterna erano Roberto Mancini e Gianluca Vialli ad incantare Genova e l’Italia intera. Delneri plasma alla perfezione una formazione che risponde ai suoi comandi come un videogioco: l’obiettivo non può ovviamente essere il titolo tricolore, ma ben presto si capisce come la Sampdoria possa puntare al quarto posto, quello che consente di disputare i preliminari di Coppa dei Campioni, quella stessa coppa a cui i doriani hanno partecipato una sola volta nella loro storia, nel 1992, arrivando in finale a Wembley contro il Barcellona e perdendo all’ultimo minuto dei tempi supplementari e dopo aver fallito una quantità industriale di palle gol.

La cavalcata della Sampdoria 2009-2010 è stupefacente, Cassano e Pazzini sono strabilianti insieme, assortiti in campo, amici fuori, i due sono praticamente imprendibili e la squadra di Delneri è assolutamente imprevedibile quando attacca, perchè Cassano non può essere marcato da un solo difensore e Pazzini ha fisico e tecnica per risultare letale in area di rigore. La lotta per il quarto posto è accesissima fra i blucerchiati ed il Palermo, due autentiche rivelazioni di un campionato vibrante che in testa vede l’Inter in crisi e la Roma di Ranieri in piena rimonta. Il 25 aprile 2010 si gioca Roma-Sampdoria, posticipo della domenica sera; il Palermo ha giocato la sera prima ed ha battuto 3-1 il Milan, costringendo i sampdoriani a far punti allo stadio Olimpico, stesso obbligo della Roma per tornare in testa alla classifica e riscavalcare l’Inter. Sembra l’ultimo ostacolo tra i giallorossi e lo scudetto, dato che, calendario alla mano, le ultime tre giornate appaiono in discesa per la formazione capitolina. Lo stadio romano è totalmente esaurito, i sostenitori romanisti sovrastano con cori e canti lo sparuto gruppo di sampdoriani e la squadra di Delneri è destinata ad essere la vittima sacrificale dell’imminente trionfo romanista; l’inizio conferma le previsioni: la Roma parte a razzo, attacca, sospinta da un pubblico agguerrito ed appassionato che spinge i giallorossi verso la vittoria. Passano pochi minuti, infatti, e Vucinic serve a Totti la palla giusta che il capitano giallorosso insacca: 1-0, Olimpico in festa, Roma in testa al campionato e vicina allo scudetto, Sampdoria in evidente difficoltà. La Roma è sulle ali dell’entusiasmo, Totti e Vucinic sfornano azioni da gol a ripetizione, Perrotta, Riise e Juan sfiorano il 2-0 che però non arriva e la Sampdoria si ritrova all’intervallo con una sola rete da recuperare.

Nel secondo tempo si capisce subito che qualcosa nel meccanismo perfetto della Roma si è inceppato e la Sampdoria prende coraggio. Al settimo minuto, Cassano si invola sulla fascia sinistra, fa ammattire Burdisso con finte e controfinte, va sul fondo e crossa: la parabola è lunga ed alta, perfetta per lo stacco di testa di Pazzini che sul secondo palo incorna in rete e gela lo stadio: 1-1; i due gemelli sampdoriani si abbracciano proprio sotto la porzione dei propri sostenitori, il quarto posto è ora più vicino per la truppa genovese. Ma non finisce qui perchè la Roma va in crisi, terrorizzata dalla possibilità di vedersi sfilare lo scudetto dalle mani dopo una rincorsa eccezionale e proprio sulla linea del traguardo; al 39′ è Daniele Mannini a servire a Pazzini l’assist al bacio, sempre dal settore sinistro dell’attacco doriano, che il centravanti spedisce in rete in scivolata per il suo 17.mo centro stagionale: 1-2, Roma al tappeto, scudetto all’Inter e Sampdoria ad un soffio dai preliminari di Coppa Campioni. Una festa che i liguri certificano domenica 16 maggio grazie al successo in casa 1-0 contro il Napoli, firmato, manco a dirlo, dallo stesso Pazzini che chiude il suo straordinario campionato con 19 reti all’attivo, mentre Cassano, oltre a una decina di assist, ne realizza 9, i due trascinano la Sampdoria al quarto posto, il pubblico blucerchiato è in delirio, innamorato pazzo di quella coppia gol che incanta.

Sembra una storia ancora tutta da scrivere, invece siamo arrivati all’ultimo capitolo: la Sampdoria esce tristemente e rocambolescamente dal preliminare contro il Werder Brema che vince 3-1 in Germania (rete di Pazzini al 90′ sul 3-0 per i tedeschi) e a Genova se la vede brutta in uno stadio Ferraris stracolmo che spinge la Samp verso l’impresa: segna subito Pazzini con un colpo di testa che ricorda quello di Roma; il raddoppio è da antologia: punizione dalla trequarti destra, ancora Pazzini gira al volo di destro e inchioda la palla sotto l’incrocio dei pali, 2-0 e Sampdoria a quel punto qualificata alla fase ai gironi. Il Werder Brema è frastornato e nel secondo tempo segna pure Cassano, di tacco su cross dalla destra: è il trionfo sampdoriano, il pubblico non sta più nella pelle, il 3-0 sembra in cassaforte, ma la beffa è dietro l’angolo perchè i tedeschi, che già notoriamente non muoiono mai, con l’ultima residua briciola di energia ed orgoglio segnano il gol del 3-1 che porta la gara ai supplementari. Una mazzata vera e propria per la Sampdoria che, all’inizio dei 30 minuti suppletivi, incassa anche la seconda rete, il 3-2 che condanna i blucerchiati all’eliminazione e alla retrocessione in Coppa Uefa. Sfuma il sogno, sul più bello, ma il dramma vero e proprio è anche peggiore: nel gennaio 2011, infatti, la dirigenza sampdoriana smantella la squadra, nel frattempo affidata a Domenico Di Carlo dopo la partenza di Delneri verso la Juventus, e vende prima Pazzini all’Inter (dopo una tripletta del centravanti nella partita vinta dalla Sampdoria a Lecce) e poi Cassano al Milan, dopo che l’attaccante pugliese era stato messo fuori rosa per una lite furibonda col presidente Garrone, condita da insulti pesantissimi del calciatore verso l’anziano patron.

La storia di Cassano e Pazzini si chiude qui, la stagione della Sampdoria va a rotoli con la clamorosa retrocessione in serie B ad un anno dal meraviglioso cammino verso il quarto posto e l’Europa dei grandi. Un ricordo lontano negli anni, i due calciatori hanno vissuto da quel 2010 le loro esperienze lontani l’uno dall’altro, alternandosi e non incontrandosi sulle due sponde di Milano, anzi, nel 2012 sono protagonisti di uno scambio: il barese passa dal Milan all’Inter, il toscano fa il percorso inverso. Ora le loro strade si riuniscono: Pazzini-Cassano è la nuova coppia gol del Verona, tornato in serie A dopo una stagione in B che ha laureato proprio Pazzini capocannoniere con 23 reti; i tifosi veronesi già sognano una riedizione della Sampdoria più bella degli ultimi vent’anni. In fondo anche sotto l’Arena, come a Genova, c’è uno scudetto storico da cui grattare un po’ di polvere.

di Marco Milan

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