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La ‘ndrangheta in curva allo Juventus stadium

Si è conclusa il 26 maggio la requisitoria del giudizio abbreviato sulle infiltrazioni della ‘ndangheta nella curva della Juventus

juventus stadiumSi è conclusa il 26 maggio la requisitoria del giudizio abbreviato sulle infiltrazioni della ‘ndangheta nella curva juventina, nell’ambito del processo “Alto Piemonte”. Le pene richieste dai pm Monica Abbatecola e Paolo Toso per 15 degli imputati sono durissime, in totale centododici anni di carcere. La richiesta al giudice, Giacomo Marson, si concentra principalmente sui due presunti ‘ndranghetisti, Saverio e Rocco Dominello, padre e figlio. Per i due sono stati chiesti rispettivamente 12 e 8 anni.

Secondo gli inquirenti, l’associazione a delinquere calabrese è coinvolta nel bagarinaggio dei biglietti della squadra bianconera dal 2003. L’accusa è associazione a delinquere di stampo mafioso, cercando di infiltrare la curva dello Juventus Stadium per monopolizzare il business sommerso della rivendita dei biglietti. La dinamica ricostruita dai pm è la seguente: per ogni gruppo ultrà ci sarebbe stata una cosca mafiosa che riceveva parte dei profitti. Sembrerebbe coinvolto anche il gruppo ultrà più famoso e importante, quello dei Drughi. Del gruppo secondo l’accusa facevano parte Raffello Ciccio Bucci. Il secondo era diventato in seguito collaboratore della Juventus ed è morto suicida lo scorso luglio, dopo essere stato interrogato in merito all’inchiesta. Membro della curva anche lo stesso Rocco Dominello, di cui è indagato anche il fratello Michele, per cui sono stati chiesti dai pm 3 anni e 5 mesi di pena. L’accusa è di estorsione.

A introdurre gli affiliati alle cosche nelle curve, pare sia stato Fabio Germani, per cui i pm hanno chiesto 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. I pm hanno dichiarato: “È stato lui ad introdurre Rocco Dominello negli ambienti juventini e sapeva benissimo chi fossero Rocco e suo padre Saverio”.

Diego Raso, invece accusato di controllare gli appalti del movimento terra nel nord del Piemonte, ha avuto la pena più alta, 17 anni.

A testimoniare dagli avvocati dei Dominello, Ivano Chiesa e Domenico Putrino, è stato chiamato lo stesso presidente bianconero, Andrea Agnelli, che ha negato di aver ricevuto qualunque pressione mafiosa. In questo caso la Juventus non è costituibile né come parte lesa né come concorrente al reato.

Quindi nessuna responsabilità formale attribuibile alla società bianconera. Ma sicuramente bisogna cominciare ad interrogarsi sulle responsabilità anche etiche delle società sportive in situazioni simili.

Fonte foto: juventus.com

(di Francesca Parlati)

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