Elezioni Regno Unito. Intervista tv Corbyn – May: vince il Labour

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Nel Regno Unito si vota l’8 giugno e May e Corbyn rispondono alle domande in tv: arranca la premier mentre Corbyn convince di più e rimonta nei sondaggi.

Riprende, dopo la dovuta “pausa elettorale” decisa a seguito dell’attentato di Manchester, la campagna elettorale per il voto dell’8 giugno. Il premier conservatore Theresa May e il leader laburista Jeremy Corbyn hanno risposto separatamente alle domande di pubblico e stampa.

La Brexit, motivo principale che ha spinto la May a chiedere e ottenere dal Parlamento l’ok a elezioni anticipate, al centro dell’intervista. Due le posizioni emerse: un accordo ad ogni costo per Corbyn e nessun accordo meglio di un cattivo accordo per il premier May.

Il dibattito è stato indiretto: la May ha rifiutato il faccia a faccia televisivo con Corbyn e i due hanno risposto, alternandosi negli studi televisivi, per un’ora alle domande di pubblico e giornalisti.
È stato un confronto decisivo che potrà pesare sulle elezioni dell’8 giugno che restano dall’esito incerto: i Tories hanno solo 7 punti di vantaggio (un mese fa ne avevano 20) e non sembra esclusa la vittoria del Labour.
Durante l’intervista, Corbyn ha saputo gestire meglio le domande che gli sono state poste: “Abolirebbe la monarchia? No, perché so che questo non si può cambiare. E vi dico una cosa: ho incontrato la regina, abbiamo fatto una bella chiacchierata, nessun problema”.
Le domande poste al leader laburista hanno fatto emergere i passati ripensamenti di Corbyn: dall’appoggio all’Ira (“Non appoggiavo l’Ira, appoggiavo una soluzione diplomatica del conflitto, come è poi avvenuto”) al rapporto amichevole con Hamas (“L’ho fatto per portarli al tavolo del negoziato”), dal disarmo (“Credo nel disarmo mondiale, ma darò gli ordini necessari alle forze armate”) all’uccisione di Osama bin Laden, da lui stessa definita una tragedia (“Perché avrei preferito che venisse catturato vivo e processato”) e alla sua contrarietà alla guerra nelle Falkland (“Perché non volevo che morissero tanti giovani soldati britannici e argentini, avrei auspicato una trattativa dell’Onu”).

Più incerta Theresa May: a chi le chiedeva incessantemente se avesse cambiato idea sulla Brexit, visto che prima del referendum era per il “remain” nell’Unione Europea e ora è per il “leave”, il premier ha replicato “Così ha deciso il popolo” e ancora “Sì ero per rimanere, ma dicevo anche che non sarebbe caduto il cielo se ce ne fossimo andati dalla Ue”.
Indubbia la sua indecisione: dai benefici assistenziali alle pensioni, dalle tasse ai lavoratori autonomi. Magari non il massimo per chi deve negoziare a Bruxelles le condizioni migliori per l’uscita del Regno Unito dall’Unione europea. Le sue promesse su tasse, economia e welfare sono state accolte tiepidamente dal pubblico che ha dimostrato di non crederle.

Secondo alcuni commentatori, il dibattito si è concluso con un sostanziale pareggio. Per altri, è stato vinto da Corbyn. Ma i sondaggi, spesso sbagliano. Per quanto poi la statistica rientri ormai nelle cosiddette scienze esatte, non bisognerebbe mai dimenticare la famosa poesia di Trilussa: seconno le statistiche d’adesso / risurta che te tocca un pollo all’anno: /e, se nun entra nelle spese tue, /t’entra ne la statistica lo stesso / perch’è c’è un antro che ne magna due.

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