Intervista a Olimpia Ferrara: il teatro a Roma si può fare?

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10 e 11 marzo Olimpia Ferrara debutta con Real Adam&Eve al Teatro Patologico di Roma

Locandina per webOcchi chiari di un azzurro sincero, capelli biondi e fini, raccolti in un’acconciatura improvvisata che lascia sfuggire qua e là qualche riccio dispettoso che incornicia il viso luminoso e bianco. Maniche tirate su che si è pronti a cominciare, schiena dritta e testa alta, di chi è abituata a stare in scena. Incontro Olimpia Ferrara allo spazio Spin Time Labs a Roma, in Via Santa Croce in Gerusalemme, zona Manzoni, fra pochi giorni metterà in scena il suo primo testo teatrale. Le prove vanno avanti senza sosta, gli ultimi ritocchi, i dettagli dell’organizzazione da far quadrare: “Real Adam&Eve” debutterà il 10 marzo al Teatro Patologico di Roma.

Il nostro non è un incontro che necessita di presentazioni: siamo state compagne di università, di viaggio, di vita. Dopo le polemiche degli ultimi giorni succedute alla chiusura del Teatro dell’Orologio, che hanno riportato sotto i riflettori la situazione teatrale romana e italiana tutta, abbiamo pensato fosse utile non intasare il web con un articolo di opinione e riassunto, ma dar voce a chi nonostante tutto, continua ad amare quest’arte e tenta strenuamente da anni di farne il suo unico mestiere, qui e non altrove e mi è venuta in mente lei.

Allora iniziamo, ma proprio dall’inizio, la tua formazione, accademica e personale. Raccontaci, raccontati. 

Ho una laurea magistrale in Musica e Spettacolo, con una tesi su Vera Fëdorovna Komissarževskaja, contemporaneamente ho frequentato l’Aiad, un’accademia di recitazione privata che ora non c’è più. Se parliamo di formazione personale, posso dire che faccio teatro da sempre. Vengo dal teatro popolare, di strada, quello più vicino alla gente, che cerca di portare a teatro la gente che non è abituata ad andarci, difficile da conquistare e che devi stare attenta a non tradire. Quello che mi interessa è portare il teatro a chi non lo conosce.

Come è avvenuta la genesi del testo, da dove sei partita?

Durante lo studio in accademia ho avuto modo di conoscere “Il diario di Adamo ed Eva” di Mark Twain. Sono stata da subito colpita da quanto gli archetipi raccontati da Twain fossero così tanto attuali e di come gli stereotipi sull’uomo e la donna dall’800 ad oggi non si siano per niente modificati, ma siano così tanto riconoscibili e in grado di suscitare forte ilarità. Ho pensato che avrei dovuto farne una messa in scena, dato che il testo di Twain si prestava già molto bene alla drammaturgia, poi naturalmente ho fatto mio il testo e con qualche aggiunta e variazione è venuto fuori “Real Adam&Eve”, Adamo ed Eva non saranno soli in scena, anche io stessa prenderò parte allo spettacolo, resta da scoprire con quale ruolo.

Durante la scrittura e ancora di più nella messa in scena mi sono resa conto come Adamo ed Eva, personaggi assoluti e senza passato, si evolvano psicologicamente lungo lo svolgersi dell’azione, mettendo in discussione gli stereotipi di genere. Oltre a Twain poi, il testo è pieno di influenze personali e popolari, per dirne una su tutte mi viene in mente “Frankestein Junior”. Inoltre è stata anche occasione per mettere alla berlina e guardare in faccia un certo modo di fare televisione, per sapere come dovete venire a vedere lo spettacolo!

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Quando hai deciso di andare in scena, qual è stata la prima mossa? Come è avvenuta l’organizzazione dello spettacolo?

Prima di tutto l’autofinanziamento, ho passato tutta l’estate a lavorare nei parchi divertimento di Roma e dintorni, da lì è nato il piccolo budget per la messa in scena. Nella pratica le prime spese sono state le scenografie, affidate a Roberta Budicin, che si occupa anche dei costumi e di trucco e parrucco. Davide Giuseppe Sapienza e Gaia Petronio (Adamo ed Eva), Francesco Spina che ci fornirà le preziosissime musiche originali dal vivo, Francesca Menchinelli che mi ha supportato e sopportato come aiuto regista e Andrea Capelletti, fumettista che si è occupato della locandina, hanno tutti collaborato in maniera totalmente gratuita e parteciperanno tutti agli incassi.

Parlaci degli spazi, dove avete svolto le prove e dove andrete in scena.

Per le prove non ci siamo mai spostati da qui, lo Spin Time Labs. Questo spazio occupato è fantastico, pago la sala per le prove meno che in ogni altro posto, l’atmosfera in cui è inserita è unica. L’intera struttura è molto attiva e vivace, un’osteria, il doposcuola per i bambini, serate musicali, teatro, laboratori culturali, workshop, si offre cibo e casa a chi ne ha bisogno, beni di prima necessità e assistenza legale e psicologica gratuita. Per quanto riguarda lo spazio per andare in scena ho partecipato ad un bando del Teatro Patologico che era in cerca di spettacoli per il proprio festival, mi hanno selezionato e dopo un accordo economico iniziale abbiamo concordato di andare in scena per due serate, il 10 e l’11 marzo.

Diciamo che per mettere in piedi uno spettacolo devi di base avere un buon budget, altrimenti è molto difficile, soprattutto se non vuoi andare in scena in un teatro off che di norma ha tra i 30 e i 60 posti, non credevo fosse giusto per l’intera compagnia, un minimo di utili dopo tanta fatica li meritano davvero e i 150 posti del Teatro Patologico sono un obiettivo non facile, ma vale la pena tentare, il loro Festival viene ripreso dai maggiori quotidiani, il mio nome è apparso e anche quello dello spettacolo, come opera prima non mi posso lamentare.

Per chiudere, da attrice e da oggi anche autrice e regista attuale, ti chiedo un commento sulla situazione del teatro a Roma in questo momento storico, cosa si potrebbe fare secondo te.

La prima cosa che mi viene in mente è fare rete. Tutte le varie strutture medie e piccole, fuori dal circuito dominante dei grandi teatri dovrebbero collaborare e mettersi in connessione per contrastare l’emorragia di spettatori che è la vera piaga del teatro oggi, di capire come portare la gente a teatro, di non combattere una guerra fratricida che frammenta e divide. Di creare iniziative collegate che facciano entrare il teatro nelle vite dei cittadini fin dalla tenera età, di farlo tornare ad essere un’abitudine quotidiana.

Nella comunicazione di oggi, parcellizzata e istantanea, dove siamo disabituati a leggere e prestare attenzione per lungo tempo, il teatro come può farsi strada, su cosa può e deve puntare?

Il suo essere un’arte che avviene dal vivo. Il teatro è una rappresentazione che avviene in contemporanea con te che guardi, le emozioni dell’attore accadono in quell’esatto istante, così come le tue, non c’è nessun filtro ed è irripetibile. Per questo la gente deve sforzarsi e deve tornare a teatro, per la catarsi, per tutto ciò che il teatro è da sempre, il guardarsi allo specchio della società e il sapersi criticare e riconoscere i propri difetti. Una società che va a teatro, non come evento mondano ma come pratica di vita, può essere una società più sana. Ovviamente il teatro che deve essere offerto è un teatro di qualità, fatto con cura, passione, rispetto e sincerità per chi sceglie di pagare per venire a vederti, penso sempre che chi sceglie di passare la sua serata a teatro dovrà saltare la cena o spostarla, salire in macchina o prendere la metro, dopo una giornata di lavoro magari, prendere il biglietto e sedersi e aspettare che avvenga la magia. Da lavoratrice dello spettacolo ho come l’abitudine di tenerlo sempre a mente e con questo pensiero ho sempre curato la mia recitazione e ora anche il mio lavoro di autrice e regista.

(di Azzurra Petrungaro)

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