Trump e stampa “ostile”. Alcuni giornalisti esclusi da briefing alla Casa Bianca

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I giornalisti di Cnn, New York Times, Los Angeles Times e Politico sono stati bloccati prima dell’inizio dell’incontro stampa. La Casa Bianca non ha fornito ulteriori spiegazioni.

Venerdì 24 febbraio, i giornualisti dei principali network e quotidiani statunitensi, sono stati esclusi da un briefing ristretto convocato da Sean Spicer, portavoce del presidente Donald Trump. I reporter sono stati bloccati prima che la conferenza stampa avesse inizio.

L’Associated Press e il Time hanno deciso di boicottare l’incontro in segno di solidarietà con i colleghi di Cnn, New York Times, Los Angeles Times e Politico. La spiegazione data dalla Casa Bianca non ha convinto i cronisti allontanati: “Ci hanno fermati segnalandoci che non eravamo nella lista, che c’era gente prima di noi“.

Dean Baquet, redattore esecutivo del New York Times, ha così commentato l’accaduto: “Nulla di simile è mai accaduto alla Casa Bianca nella nostra lunga storia di copertura di numerose amministrazioni di diversi partiti. Protestiamo con forza per l’esclusione di The New York Times e per gli altri organi di informazione. Il libero accesso dei media a un governo trasparente è ovviamente di interesse nazionale fondamentale“.

Su Twitter, la CNN ha condannato fermamente la decisione della Casa Bianca: “Questa è una decisione inaccettabile da parte della Casa Bianca di Trump. Apparentemente questo è il modo in cui loro si vendicano di chi non riporta i fatti come piace a loro. Ma non non ci fermeremo ad ogni modo“.

Poche ore dopo il “veto”, è il Presidente Trump a motivare la decisione. E lo fa alla sua maniera, su Twitter: “FAKE NEWS media knowingly doesn’t tell the truth. A great danger to our country. The failing @nytimes has become a joke. Likewise @CNN. Sad!“. Insomma, Trump accusa i media di non dire la verità, soprattutto su di lui e il suo operato. Li accusa di non ricordare i suoi successi: la riduzione del debito pubblico a un mese dal suo insediamento (“The media has not reported that the National Debt in my first month went down by $12 billion vs a $200 billion increase in Obama first mo.“) e i prossimi provvedimenti sul taglio delle tasse (“Great optimism for future of U.S. business, AND JOBS, with the DOW having an 11th straight record close. Big tax & regulation cuts coming!“).
Trump quindi torna ad attaccare i media, accusandoli di mentire. Lo aveva già fatto il 17 febbraio scorso sempre su Twitter: “The FAKE NEWS media (failing @nytimes, @NBCNews, @ABC, @CBS, @CNN) is not my enemy, it is the enemy of the American People!

E a conferma della tensione crescente tra Trump e media, il presidente ha annunciato, senza fornire spiegazioni, che non parteciperà alla cena dei corrispondenti alla Casa Bianca, prevista per il 29 aprile. Nessun inquilino della Casa Bianca aveva disertato l’evento fino ad ora.

Continuano anche gli strascichi per il bando agli immigrati in arrivo negli Stati Uniti. Il figlio della leggenda della boxe Muhammad Ali è stato fermato e trattenuto per ore dal servizio immigrazione in un aeroporto della Florida.

Divieto che si abbatte anche su Hollywood, protagonista questo fine settimana dalla notte degli Oscar. Il regista iraniano Asghar Farhadi, il cui film “Il cliente” è nominato agli Oscar (mentre si scrive, la serata degli Academy Awards deve ancora iniziare) non ha potuto partecipare alla cerimonia proprio per il bando di Trump.

E Hollywood protesta, in quella che è stata l’edizione degli Oscar più politica di sempre. Jodie Foster ha organizzato insieme con Michael J. Fox una manifestazione contro il presidente americano a Los Angeles a poche ore dalla notte degli Oscar: “Noi siamo quelli fortunati e dobbiamo condividere la nostra fortuna con i profughi che provano a entrare negli Stati Uniti” ha urlato dal palco il protagonista di “Ritorno al futuro” mentre l’attrice e regista ha ribadito “Questo è un anno molto diverso da quelli passati. E’ arrivato il momento di scendere in campo e lottare“.

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