Trump, Guardia nazionale contro l’immigrazione irregolare?

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Un documento contenente l’ipotesi di mobilitare 100 mila riservisti della GN è arrivato all’Ap. Ma la Casa Bianca smentisce categoricamente l’esistenza di tale memo.

Una bozza di un documento arrivato all’attenzione dell’agenzia di stampa internazionale Associated Press (Ap), conterrebbe la proposta di mobilitare fino 100 mila unità della Guardia nazionale (forza militare di riservisti) in 11 degli Stati Uniti, per frenare l’immigrazione clandestina nel Paese.

La Guardia Nazionale era già stata chiamata per funzioni di ordine pubblico a Ferguson (Missouri) per le proteste anti-razzismo che la polizia non riusciva a contenere.
Se si passasse alla concreta mobilitazione (la quale necessita comunque dell’approvazione dei governatori degli Stati interessati, trattandosi di materia di loro competenza), si tratterebbe di una misura senza precedenti di impiego delle forze dell’ordine nel contrastare l‘immigrazione illegale anche in territori diversi da quelli al confine con il Messico, come gli Stati settentrionali di Portland e Oregon oppure orientali come New Orleans e Louisiana.
Tuttavia la Casa Bianca tramite il suo portavoce, Sean Spicer, ha smentito categoricamente la notizia: “Non è vero. 100% falso […] Non c’è alcun impegno volto ad utilizzare la guardia nazionale per radunare immigrati illegali”.

Secondo un’altra agenzia di stampa, la Reuters, la bozza della proposta ottenuta da Ap era una “versione iniziale” di un documento che stava preparando lo staff del segretario per la Sicurezza interna John Kelly. Tuttavia, l’ipotesi della Guardia nazionale pare essere stata bloccata prima ancora che il memo arrivasse all’attenzione di Kelly.
La misura riguarderebbe 11 Stati, dove vivono 11 milioni di immigrati, circa la metà dei quali irregolari, secondo le stime del Pew Reasearch Center basate su un censimento del 2014. Gli Stati in questione avrebbero la possibilità di scegliere se affiancare alle forze dell’ordine regolari anche i militari della Guardia Nazionale.

E mentre il tema dell’immigrazione continua ad essere il più controverso per Trump, dopo l’emissione del famoso bando anti-immigrati del 27 gennaio scorso, bocciato (dopo lo stop di un giudice federale di Seattle) anche dalla corte d’Appello federale del nono distretto con sede a San Francisco (che ha competenza geografica su tutto il Nordovest degli Stati Uniti), nei giorni scorsi negli Stati Uniti è andata in scena la “Giornata senza immigrati”: serrande chiuse per diversi esercizi commerciali (ristoranti, supermercati, negozi e imprese) per protestare contro le politiche migratorie dell’amministrazione Trump. Si è trattato di una sorta di boicottaggio, organizzato sui social network, che ha voluto dimostrare il “peso economico” degli immigrati negli Stati Uniti e le conseguenze negative che la loro assenza causerebbe. Molti negozi hanno esposto cartelli all’ingresso: “Solidarietà al giorno senza immigrati” o “Amiamo l’America ma il governo non ama noi”. Tuttavia, non sono mancati gli immigrati senza documenti che hanno scelto di non mancare al lavoro. Di rilievo la protesta messa in scena dal Davis Museum del Wellesley College (Massachusetts) che ha tolto dall’esposizione 120 opere della sua collazione permanente perché realizzate o donate da immigrati. L’obiettivo è mostrare che cosa sarebbe l’arte senza il contributo degli immigrati.

Su Repubblica.it Federico Rampini commenta così la notizia: “Può darsi che sia stata esaminata e poi scartata. Può darsi che la smentita della Casa Bianca valga oggi, e non domani. Tutto è possibile con un’Amministrazione di cui negli ultimi 20 giorni abbiamo verificato lo stile caotico. Per capire la portata enorme che avrebbe l’uso delle forze armate, ecco i quattro punti essenziali”. E ancora Rampini: “Trump sarebbe spinto a questo gesto estremo da un’impasse in cui si è cacciato lui. Il bando anti-musulmani è bloccato dai tribunali federali, il Muro col Messico è di là da venire e non può certo dare il senso di un’azione immediata contro i clandestini. Le espulsioni dei giorni scorsi fanno chiasso ma sono numeri piccoli (centinaia), analoghi a quelli di Obama“.

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