Legambiente, presentato il rapporto Pendolaria 2016

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È un’Italia a due velocità, con notevoli diseguaglianze tra le diverse aree del Paese, quella che emerge dal rapporto “Pendolaria 2016” presentato il 24 gennaio da Legambiente a Palermo. Nella fotografia dell’associazione ambientalista, che cura il rapporto fin dal 2008, la situazione delle ferrovie italiane non è incoraggiante: linee cancellate, riduzione delle corse e ritardi rispetto al resto dei Paesi europei, oltre a forti differenze tra le Regioni, sia per numero di viaggiatori che per qualità del servizio offerto.

train-station-685061_960_720Sono quasi 5,5 milioni i pendolari in Italia: 2milioni e 832mila passeggeri usufruiscono del servizio ferroviario regionale (Trenitalia e altri 20 concessionari) e oltre 2milioni e 655mila persone ogni giorno prendono le metropolitane, presenti in 7 città italiane (Milano, Roma, Napoli, Torino, Genova, Brescia e Catania). Pur non essendoci significative differenze nel numero dei passeggeri rispetto al 2015 e al 2014, i principali cambiamenti riguardano i disagi a sfavore dei viaggiatori: +17% di aumenti tariffari, -6,5% di treni Regionali, -19,7% di treni Intercity. Cifre che, stando all’analisi di Legambiente, raccontano un vero e proprio “inferno dei pendolari”.

I dati contenuti nel rapporto “Pendolaria 2016. La situazione e gli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia” mostrano scenari diversi, per numero di convogli e passeggeri, a seconda delle regioni. Treni in aumento in Lombardia  (712mila, +1,3%), in Emilia-Romagna (+3%) e in Alto Adige (dove sulle linee riqualificate i nuovi convogli sono triplicati dal 2011 ad oggi, passando da 11.000 a quasi 32.000); in forte calo al Sud (in Calabria -26,4% treni in circolazione e -31% passeggeri, in Campania -15,1% treni e -40,3% passeggeri) e in Piemonte (–8,4% e -9,5%), regione in cui i tagli ai servizi proseguono dal 2010; e nelle città caratterizzate da convogli vecchi e scadenti Napoli sulla Circumvesuviana (-30% di corse dal 2010) o sulla Roma-Ostia Lido. Altri esempi di problemi e disservizi sono descritti nel dossier Pendolaria “Le 10 linee pendolari peggiori“, pubblicato nel mese di dicembre.

Legambiente

Complessivamente, la situazione dell’Italia è fortemente negativa. Il nostro Paese si colloca notevolmente al di sotto della media europea: 50% per metropolitane e tramvie e -51% per le ferrovie suburbane. Basti pensare che il totale di km di metropolitane in Italia è di 234,2 km, paragonabile a quello di singole città europee come Londra (464,2 km), Madrid (291,5 km), Parigi (219,5 km) e Berlino (147,5 km).

A livello territoriale, sono tanti i fanalini di coda. Particolarmente in ritardo è la Capitale. Roma dovrebbe attendere ben 80 anni per rimettersi in pari con le altre città europee: il disagio raccontato dai numeri e vissuto dai tanti pendolari che si recano in città ogni giorno lascia poco spazio all’ottimismo. Lo stato del trasporto pubblico è senz’altro uno dei problemi più sentiti da residenti e turisti. Nel 2016 non è stato realizzato alcun tratto di metro o linee di tram, e al momento l’unico progetto finanziato riguarda il prolungamento della metro C fino a Colosseo (3,6 km), sottolinea il rapporto.

Il divario del Sud rappresenta un’emergenza in costante peggioramento nel corso degli anni. Sempre meno treni (-21,9% dal 2010), più vecchi (20,3 anni rispetto ai 17,2 della media nazionale) e più lenti. Ogni giorno in tutto il Meridione circolano meno treni regionali che nella sola Lombardia. Emblematico è il caso della Sicilia. Nell’isola le corse quotidiane dei treni regionali sono 429 contro le 2.300 della Lombardia.

L’aspetto più allarmante, sottolinea Legambiente, è la “mancanza di progetti e risorse”. Gli investimenti, infatti, sono limitati e le buone pratiche sono di gran lunga inferiori rispetto alle inefficienze. Il trasferimento dei poteri sul servizio ferroviario locale alle Regioni senza indirizzi e controlli ha prodotto conseguenze negative sulla politica dei trasporti. Le risorse da parte dello Stato per far circolare i treni regionali tra il 2009 e il 2016 hanno subito un taglio del 19,1%. In media, la spesa per i pendolari non arriva allo 0,29% dei bilanci delle Regioni. 

“Dobbiamo puntare a raddoppiare i pendolari che prendono treni regionali e metropolitani ogni giorno”, ha affermato Edoardo Zanchini, Vicepresidente nazionale di Legambiente, aggiungendo: “Arrivare a 10 milioni di persone al 2030 è una sfida alla portata del nostro Paese e nell’interesse dei suoi cittadini, con vantaggi non solo in termini ambientali, ma di attrattività delle nostre città e dei territori, con ricadute positive sull’occupazione e sul turismo”. Nel frattempo, però, i dati appaiono allarmanti anche sul fronte dei collegamenti interni: oltre 1.120 chilometri di linee ferroviarie chiuse e 1.532 km di linee ferroviarie su cui non esiste attualmente alcun servizio passeggeri. In Molise, denuncia il rapporto, non esiste più un collegamento ferroviario con il mare: da qualche mese sono scomparsi i treni che dal 1882 collegavano Campobasso con l’Adriatico e con Termoli.

Non mancano gli esempi positivi, come si evince dalle 30 buone pratiche citate da Legambiente. Si investe nell’alta velocità (+394% dal 2007 sulla tratta Roma-Milano: +6% nel 2016, dopo il +7 del 2014 e 2015). Il trasporto su ferro testimonia realtà positive come il Tram Firenze-Scandicci (30mila passeggeri giorno), i nuovi tram di Palermo, i nuovi collegamenti in Alto Adige, la linea Palermo-Catania ed alcune linee pugliesi.

Quali soluzioni potrebbero portare benefici all’intero comparto ferroviario e come si potrebbe garantire un servizio di qualità? Secondo Legambiente, occorre aumentare l’offerta di treni sulle linee, soprattutto quelle urbane più utilizzate dai pendolari, lo Stato deve comprare treni, come succede in tutti gli altri Paesi europei, urge un cambiamento nelle priorità infrastrutturali, valorizzando, in particolare, le aree urbane e il Sud, affidando al Ministero delle Infrastrutture un ruolo di regia e controllo per l’attuazione degli “interventi necessari per rendere più semplice e sostenibile la mobilità dei cittadini”.

“Leggere dentro questi cambiamenti, analizzare queste differenze macroscopiche tra le parti del Paese, capire perché si evidenziano diseguaglianze sempre più forti è quanto mai urgente in un Paese come l’Italia perché incrocia i grandi temi dell’attualità e i problemi che vivono ogni giorno le famiglie, di contrazione della spesa per l’aumento del costo dei trasporti e in particolare proprio di quello legato all’automobile, di inquinamento e congestione delle città ma anche di impegni del nostro Paese nella lotta ai cambiamenti climatici”, si legge fin dalle prime righe di “Pendolaria 2016”. Un intento che non si può non condividere, nella speranza di leggere dati più confortanti nel 2017, di pari passo con una ripresa degli investimenti nel settore a vantaggio non solo dei singoli pendolari, ma dell’intera collettività.

(Elena Angiargiu)

 

 

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