Editoriale. De Mundo misero

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’editoriale del filosofo Carcea

Pare che la nostra epoca abbia fatto tesoro della famosa riflessione di Sant’Agostino sul Tempo, infatti ci dimostriamo capaci di utilizzarlo, un po’ meno a comprenderne il valore o come si suol dire, il senso. Piegato all’arguzia del mondo degli affari, surrogato con la pianificazione degli investimenti economici, insomma, appiattito sul presente, pare che “all’appello” manchi un sano senso del futuro.

Non si intende per futuro la  semplice   previsione   delle opportunità di investimento   economico – questione più che legittima per il mondo degli affari – e neanche la drammatica realtà, ormai sempre più diffusa, che custodisce il valore del futuro come amara scoperta di chi non ne ha più, perdendo il lavoro e con esso la possibilità di aspettativa e sviluppo di un progetto di vita. A questo punto sembra che crolli uno dei miti della nostra Civiltà: il rapporto tra ricerca, incremento e sviluppo economico, ma anche, occupazione, stabilità, Welfare.

Per l’Occidente americano ed europeo il valore del futuro è stato da sempre sinonimo di una certa visione politica del Mondo, appunto, quella democratica, mentre, secondo l’autorevole parere di Parag Khanna, eminente studioso indiano della Globalizzazione, è la Terra e non il Mondo a dare cittadinanza a una concezione del Mercato capace di ripensare anche la geopolitica occidentale. Qual è la differenza tra Terra e Mondo? P. Khanna non affronta tematicamente una tale questione, ma possiamo ricostruirla in questi termini: partiamo da” Connectography”, che è il saggio in cui il nostro studioso si occupa esclusivamente del concetto di Terra, non solo come metafora del Mapping of Global Civilization, in cui lascia intuire che la posta in gioco del nuovo realismo globale in materia di economia è centrato sui flussi che hanno in “pugno” finanche le multinazionali, quali flussi? Quelli delle connessioni tra: Web, Supply Chain e Infrastrutture.

Quindi tra la velocità della informazione / comunicazione con cui la manodopera a basso costo (Supply Chain) si dimostra capace di creare infrastrutture che articolano come i tentacoli di una piovra le lunghissime filiere della produzione. Per il Nostro eminente studioso, la Globalizzazione è un evento di straordinaria positività, in quanto permette agli esclusi, agli emarginati e ai poveri del Globo terracqueo di partecipare al “gioco del potere” senza rimanere schiacciati né dalla povertà né dalla guerra.

Ci sembra di capire che, secondo P. Khanna i valori dell’Occidente siano ormai in declino, troppa ingerenza degli apparati governativi, eccessiva se non ossessiva difesa dei diritti, una esagerata ipertrofia del Welfare, troppa importanza attribuita alla libertà, alla formazione del consenso, ai valori della Persona.

Se per noi il Mondo è il luogo delle speranze, delle aspettative, delle idee che chiedono alla Politica di realizzarle; per gli asiatici, la Terra è invece la rete della connessione Web- work in progress che premia chi rinuncia a essere una Persona per diventare una traccia incisa in un immenso geroglifico degli affari. Ancora meglio se il tutto si svolge nel silenzio degli apparati governativi, i quali intervenendo creano solo problemi; La visione orientale dell’economia pensa ai summenzionati flussi come allo scorrere della vita che passa per il chakra, il punto di convergenza in cui le energie coincidono con la loro circolazione e il nutrimento del corpo. La Terra è perenne fluire di investimenti che cambiano i confini geopolitici delle nazioni, con buona pace per Z. Bauman, il quale vede in questo il liquefarsi della solidità, delle certezze e dei valori, quindi il palesarsi della crisi dell’ Occidente stesso.

Se “ a casa nostra” la Globalizzazione pone seri problemi al ripensamento dei confini della Giustizia, della Libertà e dei Diritti e con essi del valore della Persona che aspira ad acquisire visibilità pubblica, per P. Khanna la Globalizzazione è ormai un destino a cui non può sottrarsi nessuno. Si tratta di un destino, ha ragione il Nostro? Oppure si tratta di una destinazione, quella tracciata dopo la caduta del Muro di Berlino dalla strada lungo la quale l’Occidente si è aperto, facendo uscire dai suoi confini quella forma di economia che oggi rappresenta la forza dei paesi del BRICS, ossia il Liberismo, figlio onnipotente e parricida del Liberalismo.

Abbattendo ogni muro e confine questa forma di economia è profondamente inebriata di anomia, illudendosi che un mondo senza confini sia più libero.

E’ così? Un esempio che può apparire folle ci viene proprio da D. Trump, il quale si appresta ad affrescare i nuovi orizzonti di un’America che sul piano politico-istituzionale ed economico-sociale intende riscattare il proprio ruolo di leader mondiale, in che senso? Introducendo il protezionismo del Mercato e successivamente, procedendo nel ridare rigore a un modello culturale, orientato al riconoscimento di una solida identità nazionale; terzo: la possibilità di successo delle due precedenti misure dipende dalla regolazione dei flussi migratori dal confine del Messico.

E intanto cosa accade in Europa, quale ruolo ha in questi marosi? A onor del vero, l’Europa sembra la “Bella addormentata nel bosco”, inebriata per le proprie conquiste di civiltà: le unioni civili, le sanzioni per chiunque maltratti gli animali, la cittadella della nuova sovranità in stile “Denunciopolis”, i diritti formali, insomma, tutte questioni nobilissime, orgoglio della società civile, ma che in America non hanno impedito agli operai di votare per il nuovo Presidente americano. Voto di protesta? Può  darsi, e mentre stiamo a guardare, disquisendo se Trump sia un fascista o meno, se la società civile sia in salvo al riparo nel magnifico mondo d’Amélie, le democrazie sono sotto assedio da parte dei paesi asiatici che dettano le nuove regole della Globalizzazione, perdendo la rotta sulle questioni più sostantive: la tutela del lavoro, la distribuzione della ricchezza, l’utilizzo delle risorse, il valore della Persona.

(di Giuseppe Carcea )

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17 thoughts on “Editoriale. De Mundo misero

  1. I mercati asiatici rappresentano una svolta nel nostro tempo …dobbiamo riflettere su quale modello di Globalizzazione vogliamo adottare…o ci faranno adottare. Sicuramente la globalizzazione non è solo una. Dobbiamo pensare a quella in cui ci riconosciamo.

  2. Sono dalla parte di Trump, l’Europa è politicamente e culturalmente debole, nonostante le crociate della società civile. bisogna dare priorità ai valori fondamentale in cui la collettività non solo si riconosce, ma che le permettono di sopravvivere.

    1. Già, bisogna dare priorità alla scelta dei valori in cui l’Occidente si riconosce. il fatto che ci vogliono fare credere che la globalizzazione sia una per tutto il Mondo e la terra è assolutamente da rigettare.

  3. La Cultura asiatica è molto ricca e, se vogliamo pacifica, tuttavia non possiamo rinunciare ai nostri valori per farci dettare le regole da chi, alla fine risponde alle leggi del Mercato

  4. Beh, possiamo fare qualcosa? I cittadini siamo impotenti, o no? Dobbiamo ricordare quanto eravamo grandi? La protesta può dare all’ agenda dei politici una rotta?

  5. I valori contano molto, siamoconvinti che le scelte siano neutrali, ci sbagliamo. Il Mondo deve vincere sulla terra. Deve potersi affermare, custodendo i nostri valori.

    1. Il Mondo e la Terra sono i poli di un eterno conflitto. Basti pensare alle belle pagine scritte da Heidegger sulla lotta tra Mondo e Terra. Andando anche un po’ oltre Heidegger, possiamo dire che il Mondo è sostenuto da speranze e convinzioni che possono essere mantenute vive solo dalla solidarietà che testimonia l’ impegno di una concrettezza che si fa di volta in volta forza delle idee. Queste , pou diventano concretamente Terra, solidità, per poi, di nuovo sgretolarsi e via, via….

  6. La cultura asiatica è nobile ma e troppo distante da quella occidentale…..pertanto dovremmo pensare ai valori di ” casa nostra”

  7. La globalizzazione si è rivelata il male del mondo e noi siamo vittime ignare di essere divenute pedine dei poteri forti e occulti che non sono solo asiatici, ma sovrannazionali. La caduta dei valori e della persona, come dice questo bell’articolo, sono contemporaneamente, la causa e la conseguenza della globalizzazione

    1. La contemporaneità, esatto, ottima considerazione. L’ eslusione della Storia dai processi di cambiamento rende irriconoscibile il cambiamento stesso, rischiando la distruzione del senso producendo l’ eclisse del valore degli attori che ne sono coinvolti. Il primato della Terra intesa come cartografia dei destini umanitari assoggettati alle sole dinamiche dello sviluppo, peraltro cieco, non permette la necessaria comprensione della rotta sul futuro.

  8. Dobbiamo dare spazio alle culture che vengono da lontano, anche se i nostri valori sono in discussione. Forse anche per questo, in fondo la Storia insegna che nessuna cultura può rimanere chiusa all’influenza delle altre. La Civiltà va in questa direzione.

    1. Le civiltà con le loro differenze sono un valore. Non possiamo escludere che il capitalismo tardomoderno tenda a sradicare la ricchezza culturale dall’alveo in cui vive, essendo troppo attento a trasformare in profitto e arricchimento ogni cosa che ha un valore.

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