Usa. La prima conferenza stampa di Trump da presidente eletto

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Mercoledì 11 gennaio. Nella sua Trump Tower di NYc, il neo-presidente Usa risponde alle domande su Russia, Messico, Obamacare, investimenti stranieri e affari di famiglia.

trumpDonald Trump ha aperto la sua prima conferenza stampa dopo l’elezione dello scorso novembre, nella hall della Trump Tower a New York. Poco moderato, poco diplomatico, Trump confermato quelli che saranno i toni verbali della sua presidenza: a muso duro con la stampa e nessuna risposta alle domande più scomode.

Le domande dei giornalisti presenti sono subito sul dossier contenente presunte informazioni sensibili (episodi compromettenti di carattere sessuale e finanziario) che riguarderebbero Trump e che sarebbero in mano ai russi pronti, questi ultimi, a ricattarlo. Il dossier, consegnato dall’intelligence Usa al presidente Obama e a Trump stesso, è finito anche sui media (Cnn, per questo snobbata durante la conference news). Trump ha subito precisato che si tratta di “informazioni non vere diffuse da oppositori della mia linea politica” precisando che “Alcune delle informazioni pubblicate, in realtà, erano materiale confidenziale. Per questo è una disgrazia, vergognoso che quelle informazioni siano state divulgate. Sono stati i nostri oppositori“. “Per altre storie di hackeraggio non c’è stato questo clamore – prosegue Trump – Sicuramente non è stato fatto un buon lavoro per difendersi dagli hacker. Di certo non si sono ben difesi i democratici. Per me è importante attivare una rete difensiva molto più efficiente“. E sempre continuando sul dossier, Trump ha ricordato come lo stesso Putin abbia definito false le notizie circolate e di “Rispettare il fatto che lo abbia detto“.

Alla fine Trump ha ammesso la possibilità che dietro gli attacchi informatici ci siano hacker russi (ma anche di altre nazionalità) precisando tuttavia che “Da adesso la Russia ci rispetterà di più“.

Trump ha anche chiarito i rapporti con Putin: “Lo considero una figura importante, le relazioni con la Russia saranno importanti. La vecchia relazione tra Usa e Russia ha creato l’Isis. Se Putin ora vuole agire in modo diverso non credo non sia una buona cosa”. Infine, ha smentito ogni interesse personale in Russia. “Ho scritto che non ci sono accordi, non ho rapporti privilegiati con la Russia, questo è importante dirlo: non ci sono prestiti, niente. Non ho detto che non sia importante farli, ma io non ho pendenze con loro“.

Durante la conference news di New York, Trump ha confermato sia la costruzione di un muro al confine con il Messico (che sosterrà le spese di tale “progetto”) per arginare l’immigrazione clandestina alla frontiera meridionale degli Stati Uniti, sia l’abrogazione (“Un disastro completo“) dell’Obamacare, la riforma sanitaria fortemente voluta dall’amministrazione americana uscente, che aveva permesso anche alle classi sociali della società statunitense economicamente più svantaggiate, di accedere a un’assicurazione per garantirsi il diritto alla salute. “Sarà abrogata e sostituita simultaneamente” poichè dopo l’abrogazione dell’Affordable Care Act non ci sarà il vuoto, milioni di americani non verranno lasciati senza copertura sanitaria, ha assicurato Trump.

Il futuro inquilino della Casa Bianca si è compiaciuto con Fca (Fiat Chrysler) e Ford per i nuovi investimenti negli Stati Uniti frutto, secondo l’ex tycoon, dell’esito delle presidenziali: “Se l’elezione non fosse andata come è andata, non ci sarebbero questi investimenti e questo nuovo clima. Sarò il più grande produttore di posti di lavoro che Dio abbia mai messo sulla terra“.

Trump ha poi nuovamente precisato che i suoi “affari di famiglia” saranno “isolati” dalla presidenza degli Stati Uniti: “Da Dubai mi è stata offerta un’operazione da due milioni di dollari da una persona importante, il mio amico Hussein. Io ho rifiutato. Non avrei dovuto, perché non si sarebbe creata alcuna situazione di conflitto di interesse. Ma so che qui non si vogliono presidenti che si occupino del loro privato. Non mi piace, sono certo che come presidente potrei anche gestire le mie imprese e il governo. Adesso saranno i miei figli a occuparsi delle imprese, in modo professionale. Ne discuteranno con me, ma io non me ne occuperò più“.

Dopo l’addio di Obama a Chicago e questa prima conferenza dell’ex tycoon, il mondo attende il giuramento del 20 gennaio prossimo e l’inizio dell’era Trump.

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