Migranti sui media. Presentato il IV rapporto sulla Carta di Roma

Rapporto Carta di Roma. Come è rappresentato il fenomeno dell’immigrazione dai media? Quale posizione occupa all’interno dell’agenda di quotidiani e tg? Le risposte nel rapporto “Notizie oltre i muri” presentato a Roma

Il filo che intercorre oggi tra la realtà e il racconto di essa è sempre più sottile. Pc, smartphone e tablet hanno sostituito le nostre penne permettendo di raccontare, sempre più in tempo reale e attraverso immagini e video, la realtà che ci circonda. Ed ecco che chi arriva prima a documentare un grande avvenimento, o un attentato, diventa il reporter di punta di quel dato momento storico. E terminato quel momento?

Per capire come viene rappresentato il fenomeno dell’immigrazione dai media – dalla carta stampata ai social network – il 19 dicembre presso la Camera dei Deputati è stato presentato il IV rapporto Carta di Roma dal titolo “Notizie oltre i muri”, che fotografa le tendenze che hanno caratterizzato il 2016, anno di racconto di migrazioni e minoranze. Lo studio, presentato dal presidente dell’Associazione Carta di Roma Giovanni Maria Bellu e dalla ricercatrice senior dell’Osservatorio di Pavia Paola Barretta, è suddiviso in quattro sezioni: analisi della carta stampata (Corriere della Sera, il Giornale, l’Avvenire, l’Unità, la Repubblica, la Stampa); analisi dei telegiornali nazionali (Rai, Mediaset, La7); Brexit, tra populismo e xenofobia: la narrativa mediatica in 5 paesi europei a confronto (Italia, Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna); omicidio di Fermo: razzismo e linguaggio d’odio su mainstream e social media.

Nell’agenda di quotidiani e tg quanto spazio ha trovato questo tema? Quale il linguaggio utilizzato per raccontarlo? Quali le buone e le cattive pratiche emerse? Come i news media hanno contribuito (o contrastato) alla diffusione dei discorsi d’odio? A questi e altri quesiti risponde il rapporto i cui dati sono elaborati dall’Osservatorio di Pavia, in collaborazione con l’Osservatorio europeo per la sicurezza.

Dal rapporto emerge che il 2016 è l’anno della “metabolizzazione” del fenomeno migratorio con una netta presenza sulle prime pagine dei quotidiani o nelle agende dei notiziari.

Nel 2016, infatti, la presenza delle notizie in prima pagina sui quotidiani è cresciuta con 1.622 notizie dedicate al tema dell’immigrazione, 100 volte superiore rispetto al 2013, confermando il trend del 2015, che vedeva le notizie in aumento rispetto agli anni precedenti. Mentre sui telegiornali la visibilità del fenomeno migratorio si attesta su 2.954 notizie in 10 mesi con un calo del 26% rispetto al 2015. La presenza del tema nell’agenda dei media mainstream, dunque, è costante, ma non si registrano più picchi di attenzione intorno a singoli episodi come nel 2015.

A parlare del fenomeno migratorio, specie in tv, sono stati i politici che ne hanno fatto “bandiera” per le proprie battaglie politiche: sono intervenuti, infatti nel 33 per cento dei casi rispetto all’attenzione prestata alla voce degli immigrati, migranti e rifugiati, i quali sono intervenuti soltanto nel 3 per cento dei servizi (meno della metà rispetto all’anno precedente).

Pur essendo di nuovo l’accoglienza (con il 34%) il tema attorno al quale ruota la maggior parte della comunicazione sull’immigrazione, è in calo di oltre 20 punti rispetto al 2015 e si può spiegare in ragione dell’ampia visibilità che hanno avuto le dimensioni della politica e della gestione europea e nazionale dell’accoglienza. Tra le questioni assenti, oltre a quella del post-accoglienza e dell’integrazione, vi è anche quella dei corridoi umanitari.

Sui social media, invece, si assiste alla proliferazione di linguaggi profondamente intolleranti a contorno di una vicenda drammatica: la tematizzazione politica di casi come quello dell’omicidio di Fermo mescola cronaca nera, disagio sociale, visioni politiche fino a sfociare in un violento scontro ideologico fra accuse di razzismo da una parte e di eccesso di buonismo verso gli immigrati dall’altra.

Ed è su Twitter che si assiste a una sguaiata “deumanizzazione” del linguaggio: compaiono insulti razzisti e sessisti violentissimi. Per questo, risulta che sono i social, più che i media tradizionali, i volani di un dialogo che sfocia sempre più in conflitti verbali aperti. A colpi di insulti razzisti e sessisti violenti.

(di Anna Piscopo)

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