Referendum, la campagna elettorale più dura della storia italiana

Forse la campagna elettorale più dura e nervosa di sempre, certamente la più lunga della storia della Repubblica Italiana, cominciata addirittura un anno e mezzo fa

referendumMatteo Renzi aveva appena celebrato una storica vittoria alle elezioni europee e disse che se non fosse riuscito a far approvare la riforma costituzionale si sarebbe dimesso. Un’affermazione che ha marchiato a fuoco l’intero cammino che ha accompagnato gli italiani verso la consultazione elettorale di due giorni fa. Da quel momento tutte le forze di opposizione si sono schierate convintamente in favore del no, mentre i componenti del Governo e della maggioranza del Partito Democratico hanno cominciato a difendere le posizioni del Sì.

Sulla scia della Brexit e di Donald Trump

Un anno e mezzo di litigi e insulti, sui media e sui social network, da parte dei protagonisti delle diverse forze politiche e degli elettori. Una campagna elettorale che può essere paragonata agli ultimi due importanti momenti politici di cui si è tanto parlato anche in Italia, quello del referendum sulla Brexit e quello che ha portato all’elezione di Donald Trump a presidente degli Stati Uniti d’America.

In Inghilterra la tensione era sfociata addirittura nell’assassinio di Jo Cox, deputata laburista convinta sostenitrice del “Remain”. Era il 16 giugno di quest’anno, mancava praticamente una settimana al voto e la quarantunenne, madre di due figli, fu colpita dai colpi di pistola di un uomo che avrebbe urlato “Britain first” al momento degli spari. La campagna elettorale britannica fu momentaneamente interrotta per rispetto della vittima e dal quel momento i toni naturalmente si abbassarono.

In America per fortuna non si è arrivati a tanto, ma il clima, se possibile, è stato anche più acceso. In più di un’occasione la democratica Hillary Clinton è scesa allo stesso livello del suo avversario Donald Trump, accusandolo di diversi reati e soprattutto di essere abituato a non rispettare i suoi elettori. In entrambe le occasioni gli animi così accesi hanno favorito le posizioni più estreme, portando alla vittoria rispettivamente gli anti-europeisti e Donald Trump.

Per una politica sana. Post referendum costituzionale: da dove ripartire?

In Italia si è respirato per mesi lo stesso clima, una situazione esasperata che ha costretto il Paese a dividersi a metà. Adesso, riprendendo le parole pubblicate sabato 2 dicembre dal direttore del Corriere della Sera Luciano Fontana, bisogna ricostruire il clima politico, recuperare la razionalità e ritrovare le priorità. Sarà importante dimenticare in fretta i parallelismi di Grillo tra il Governo di Matteo Renzi e il regime di Pinochet, bisognerà smettere di considerare “accozzaglia”, come ha fatto il Premier, l’insieme dei sostenitori della fazione opposta, sarà fondamentale lasciare perdere i paragoni tra gli elettori del sì e quelli repubblichini del 1943 come fatto dal Presidente del Tribunale di Bologna Francesco Caruso. Queste polemiche d’altronde non hanno fatto altro che esasperare i cittadini, spostando l’attenzione della campagna elettorale dalla materia in questione (la modifica della costituzione) a tematiche più care alle forze di maggioranza e opposizione.

Ora però sarà importante accettare semplicemente l’esito delle urne, perché gli italiani, con la grande affluenza di domenica, hanno dimostrato che il referendum era importante, ma la cosa più importante è sicuramente il futuro di ognuno di loro. Lo stesso futuro che la Costituzione può e deve garantire, ma solo se unita a delle buone riforme. Si ricominci a pensare concretamente a come portare il Paese definitivamente al di fuori della crisi più pesante degli ultimi settant’anni.

(di Giovanni Fabbri)

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