Referendum Costituzionale: a un mese dal voto le principali posizioni

Print Friendly, PDF & Email
Read Time2 Minutes, 14 Seconds

Tra un mese esatto il tanto discusso referendum costituzionale porterà gli italiani alle urne e dopo mesi di acceso dibattito, lo scontro tra le diverse fazioni è tutto tranne che placato

referendum_costituzionaleSi o no. A un mese dal referndum costituzionale proviamo a ripercorrere le varie posizioni e le ragioni dei sostenitori della riforma.

Le prime contrarietà provengono dallo stesso Partito Democratico, nel principale partito di maggioranza infatti diversi esponenti della minoranza interna si dichiarano nettamente in disaccordo con la riforma, sostenendo la necessità di rivedere la legge elettorale e palesando seri dubbi riguardo il premio di maggioranza a favore del partito più votato e criticando aspramente la scelta di Renzi di aver strumentalizzato il voto sul referendum aggiungendo a questo il peso di scegliere di continuare a sostenere o meno il Premier. Tra i sostenitori interni del “no” Pier Luigi Bersani e Massimo D’Alema.

Tra gli acerrimi paladini del “no” ci sono anche il Movimento 5 Stelle, la Lega Nord, Sinistra Ecologia Libertà, Fratelli d’Italia e Forza Italia. Nello specifico, c’è da sottolineare che Forza Italia ha sostenuto la riforma costituzionale nelle prime fasi.

Ma qualcuno questa modifica la sostiene ancora, tra questi, oltre ai parlamentari del PD, i gruppi di Area Popolare, Alleanza Liberalpopolare-Autonomie (ALA), capitanato da Denis Verdini e altre formazioni minori come Centro Democratico, Partito Socialista Italiano e Scelta Civica.

Tra le motivazioni dei sostenitori della modifica della legge costituzionale si annoverano la trasformazione del bicameralismo paritario in «bicameralismo differenziato»; l’introduzione di un iter legislativo più agile, poiché un disegno di legge – nell’eventuale nuovo procedimento ordinario – non dovrà necessariamente essere approvato nel medesimo testo da entrambe le Camere, limitando così le cosiddette “navette parlamentari”; il risparmio, derivante dall’abolizione del CNEL, dalla riduzione del numero dei senatori e dall’eliminazione delle loro indennità e il superamento di molti conflitti di attribuzione fra Stato e regioni sull’esercizio della potestà legislativa.

Il nutrito fronte del “no” oppone, oltre alle forti critiche sul metodo di approvazione del provvedimento e sulla scarsa qualità espositiva del testo proposto, innumerevoli ragioni. Tra le più note il rischio che il nuovo Senato si trasformi in un organo inutile, si prosegue poi con la complessità del nuovo iter legislativo in relazione all’ampio numero di procedimenti possibili, che potrebbero far sorgere conflitti fra le due Camere. Inoltre nell’iter legislativo di molte tipologie di leggi il bicameralismo perfetto resta e non si è d’accordo nemmeno sull’entità degli eventuali risparmi prospettati dai sostenitori del “si”. L’abolizione dell’elezione diretta dei senatori, che contribuirebbe ad allontanare ulteriormente le istituzioni dai cittadini è un altro nodo di forte scontro, così come la riduzione dell’autonomia delle regioni, considerata eccessiva.

Alcuni contrari alla riforma inoltre, paventano che il nuovo assetto istituzionale possa favorire derive autoritarie.

(di Azzurra Petrungaro)

0 0

About Post Author

0 %
Happy
0 %
Sad
0 %
Excited
0 %
Angry
0 %
Surprise

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Close
Social profiles