Rinnovare la pubblica amministrazione: Diego Piacentini è in carica

Da vice presidente di Amazon a commissario per l’innovazione e il digitale in Italia. Ecco chi è Diego Piacentini e quale arduo compito gli spetta

Con l’atteso Decreto della presidenza del Consiglio dei ministri del 30 settembre scorso, Diego Piacentini, 55 anni, vice presidente senior di Amazon in cui ha lavorato per 16 anni, dopo 13 anni trascorsi in Apple, è ufficialmente Commissario straordinario per l’attuazione dell’Agenda digitale. Il Dpcm ha infatti reso effettiva la nomina arrivata lo scorso febbraio dal Consiglio dei ministri: al lavoro già dal 17 agosto, giorno in cui iniziava la sua aspettativa da Amazon, Piacentini manterrà l’incarico per due anni e lavorerà pro bono. A lui l’arduo compito d’innovare la Pubblica Amministrazione.

Il profilo

Che sia uno di quelli che conosce il meglio delle soluzioni tecnologiche moderne è certo: la sua biografia è un ottimo biglietto da visita che gli conferisce un’aura di credibilità e affidabilità fuori dal comune. Nato a Milano da una famiglia di modeste origini (il padre era muratore), Piacentini fin da ragazzo ha dimostrato curiosità verso il mondo. A diciassette anni, durante il liceo, ha partecipato al programma Intercultura ed ha vinto una borsa di studio per Olympia, capitale dello Stato di Washington, a 50 miglia da Seattle. Tornato in Italia si è laureato in economia politica all’Università Bocconi. Dopo un periodo trascorso in Fiatimpresit, dove si è occupato di gestione finanziaria, nel 1987 è entrato in Apple, dove è passato dal ruolo di amministratore delegato per l’Italia a direttore commerciale e poi vice presidente e general manager per l’area EMEA (Europa, Medio Oriente e Africa). Dal 2000, è vice presidente senior di Amazon, di cui è il dipendente maggior azionista dopo il CEO Jeff Bezos.

La scelta

Piacentini inizia la sua vita da commissario per il digitale prendendosi due anni di aspettativa dalla sua carica ad Amazon. Ma perché? Secondo interviste rilasciate dallo stesso Piacentini, l’idea di tornare a lavorare in Italia è arrivata dopo un incontro con Matteo Renzi, in visita nella Silicon Valley nel settembre 2014. All’epoca il Presidente del Consiglio gli chiese la disponibilità ad “aiutare il Paese a non perdere il treno dell’innovazione e del digitale” tastando la disponibilità di Piacentini a tornare per un periodo in Italia. Piacentini inizialmente declinò la proposta ma Renzi dopo qualche mese gli telefonò e continuò a tentarlo. Così, Piacentini iniziò a pensarci davvero, cominciando a parlarne con la moglie e con Bezos. “Cosa rimpiangerò di non aver fatto tra 10 anni? – ha raccontato Piacentini nelle sue interviste – ho capito che mi sarei portato dietro il rimpianto di non averci provato”. Così la decisione: restituire al proprio Paese e alle istituzioni quanto ricevuto in termini di insegnamenti ed esperienza altrove.

L’incarico

La strategia impostata dal governo, è ambiziosa, basata su un’architettura interoperabile e orientata alla semplicità d’uso. Ma l’esecuzione della strategia è ben più tortuosa. Piacentini potrà contare sull’aiuto del consigliere per l’innovazione Paolo Barberis, imprenditore digitale di grande esperienza. La difficoltà più grande sarà mettere al servizio dei cittadini italiani la cultura della tecnologia che finora è stata fortemente viziata da una burocrazia macchinosa fatta di tentativi, annunci, rinvii e nulla di fatto che si mescolano ad un complesso intreccio di organismi, agenzie, aziende che si occupano di questa materia e contribuiscono alla confusione: dall’Agid alla Sogei, dai tavoli di coordinamento tra lo Stato e le regioni a vari comitati. Ma sarà proprio il collaudato metodo manageriale di Piacentini che dovrà portare a casa il risultato, dando all’Italia la chance del digitale.

AAA cercasi talenti digitali

Ora, alla ricerca di talenti digitali. Già al lavoro da fine agosto a Palazzo Chigi, Piacentini ha fatto preparare e ha appena pubblicato un bando per reclutare talenti informatici con padronanza della lingua italiana e inglese e con comprovata esperienza in Informatica (Software Architecture, Mobile Application Development, Software Open Source, Information Security, API), in Matematica e Statistica (Modelli Predittivi, Machine Learning), in Product Design, User Experience e in altre discipline connesse all’agenda digitale. “Bisogna sapere che ci troveremo di fronte a burocrazie, regole complicate, a tecnologie obsolete e a una mancanza di coordinamento – sottolinea nel testo –  ma anche a isole di eccellenza in grado di ottenere molto con poche risorse”. Per gli esperti digitali un tetto massimo di 150.000 euro l’anno di compenso, ma la maggior parte dei ruoli sarà remunerata tra i 40 e 120.000 euro. Dove vuole arrivare? A sviluppare una “sorta di startup all’interno di una macchina antica come l’amministrazione statale” portando a Palazzo Chigi “una ventina di persone di altissima competenza tecnologica”.

(di Annalisa Spinelli)

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