Giunta Raggi: a Roma è già crisi

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Il Campidoglio nel caos. Dopo le dimissioni a catena di Raineri e Minenna, lasciano anche i vertici ATAC e AMA e scoppia il caso Muraro

Virginia-RaggiSettimana nera per la neosindaca romana Virginia Raggi. A poco più di due mesi dalle elezioni, la squadra grillina a Roma si fa in brandelli con la revoca della nomina del capo di gabinetto, Carla Raineri e le successive dimissioni dell’assessore al Bilancio, Marcello Minenna, del dg ATAC Marco Rettighieri, dell’amministratore unico Armando Brandolese e del neo presidente di AMA Alessandro Solidoro.  E se fin da subito la Raggi era stata travolta dal vortice delle polemiche sui ritardi nella nomina della sua giunta e dai dibattiti senza tempo sulla questione rifiuti nella Capitale, ora la bufera s’inasprisce ferocemente con l’ombra della menzogna che aleggia sul caso Muraro e scuote le fondamenta dell’intero Movimento 5 Stelle.

L’antefatto

È iniziato tutto con un post notturno della Raggi in cui è stata resa nota la scelta di revocare il capo di Gabinetto Carla Raineri. La decisione, ha spiegato la Raggi su Facebook, è arrivata dopo un parere dell’ANAC, richiesto dal Campidoglio, in cui è stato chiarito che la nomina della dottoressa Carla Romana Raineri a capo di Gabinetto andava rivista in quanto “l’applicazione, al caso di specie, dell’articolo 110 del Testo unico degli enti locali TUEL è da ritenersi impropria” e “la corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l’articolo 90 (TUEL)”.

Da qui l’ordinanza di revoca, anticipata però dalle dimissioni della Raineri.

L’incarico in realtà era già oggetto di contese da settimane, soprattutto a causa dell’ammontare compenso accordato (193mila euro) considerato incoerente con la promessa dei Cinque Stelle di risparmiare. Incoerenza tale da rendere lo stipendio della Ranieri oggetto di un esposto di Fratelli d’Italia, su cui la procura ha aperto un’inchiesta.

“La trasparenza – ha chiarito la Raggi – è uno dei valori che ci contraddistingue e che perseguiamo” e la revoca quindi dipenderebbe da un problema burocratico e non, come sostiene anche la stessa Raineri, dallo stipendio. E allora perché la Raggi, anziché riproporne la candidatura sulla base di una procedura corretta, ha deciso di mandarla via?

Così, è da un interrogativo senza risposte chiare che è partito l’effetto domino. In poche ore hanno lasciato, Minenna, membro decisivo dell’esecutivo capitolino, ed i vertici ATAC  (Marco Rettighieri  e Armando Brandolese) e AMA (Alessandro Solidoro) – le due aziende municipalizzate che si occupano di trasporti e rifiuti.

Le ragioni? Minenna, vicino alla Raineri, accusa la Raggi di “deficit di trasparenza nella gestione della procedura di revoca di quella delicatissima e nevralgica figura amministrativa del capo di Gabinetto, vero garante della legalità e trasparenza nella tecno-macchina comunale”. Si è dimesso – come ha spiegato su Facebook – “per avere avvertito disagio di fronte a una scelta non chiara, né trasparente in ordine alle autentiche dinamiche ad essa sottese (o retrostanti)” con “un gesto di umiltà e responsabilità: un gesto, divenuto oramai irrevocabile che consegno alla sindaca Raggi con l’auspicio di un reale chiarimento nell’interesse comune dei cittadini di Roma. E con la coscienza di aver fatto il mio dovere di perseguire interessi generali e bene comune, valori fondanti e cari al M5s”.

Sostenendo Minenna, anche Solidoro di AMA ha rassegnato le dimissioni. Mentre, si staccano dalla vicenda Raineri, le due dimissioni da ATAC – quelle del direttore generale Marco Rettighieri e dell’amministratore unico Armando Brandolese – arrivate per una questione diversa. Lo stesso Rettighieri ha infatti spiegato come “l’intromissione negli affari della società [ndr ATAC] dell’assessore ai Trasporti Linda Meleo” sia stata “una palese violazione delle regole del buon senso, la goccia che ha fatto traboccare il vaso”.

Il secondo scivolone

 “Questa non è una crisi” aveva assicurato il vicesindaco Daniele Frongia dopo l’ondata di dimissioni, cinque in una sola giornata. “Stiamo lavorando per individuare delle personalità di rilievo che possano contribuire al rilancio della città: non ci fermiamo», aveva annunciato la Raggi mostrandosi determinata nel “lavorare per il bene della città” affermando di non essere spaventata dalla situazione e lanciando un segnale culminato con la nomina del nuovo assessore al Bilancio, Raffaele De Dominicis.

Magistrato in pensione della Corte dei Conti, De Dominicis rappresenterebbe uno dei profili di altissimo rilievo valutati per far parte della squadra capitolina, ma proprio le sue prime dichiarazioni hanno rimesso carne al fuoco ed infiammato ancor più la discussione.

“Ho accettato l’incarico in Campidoglio” – ha spiegato il magistrato “perché un amico, l’avvocato Sammarco, mi ha chiesto la disponibilità e io ho deciso di mettermi a disposizione. Con la Raggi c’è stato solo un colloquio telefonico”.  E subito è tornata la bagarre. Fulcro della polemica: il contatto tra la giunta M5s e l’assessore, ovvero Pieremilio Sammarco, presente all’insediamento della Raggi in Campidoglio e colpevole di essere il titolare di uno studio di Diritto amministrativo, che ha difeso Cesare Previti in importanti processi e dove la sindaca ha svolto il praticantato di avvocato.

Tutti collegamenti che hanno scatenano le critiche battenti del PD ma non solo

“Chi decide a Roma? – chiede Giachetti – Perché mi pare che questo scontro nella giunta e nella maggioranza stia diventando uno scontro tra lo studio Sammarco e lo studio Casaleggio”. “Qual è la libertà del sindaco eletto? Qual è il ruolo dello studio Sammarco?” – si chiede ancora l’ex candidato sindaco di Roma – “è impensabile che le scelte del sindaco Raggi possano essere mediate con studi legali e previsioni di penali.”

Clima incandescente, pervaso di dubbi, sospetti, confusione. Condizioni che tolgono valore alle parole Di Maio pronunciate proprio dopo l’ondata di dimissioni. “Governare Roma è un atto di coraggio – aveva affermato – che ci siamo assunti dopo che tutti gli altri partiti l’hanno distrutta. Noi a Roma vogliamo cambiare tutto, l’abbiamo promesso e lo faremo”.

Ma è realmente così? Le parole della Raggi in commissione Ecomafie sull’indagine a carico dell’assessora all’Ambiente di Roma Paola Muraro purtroppo lasciano il vento del cambiamento molto incerto. Le polemiche all’interno del Movimento non si placano: Beppe Grillo e il direttorio non nascondono il nervosismo per la gestione della crisi da parte della sindaca, cui si recrimina di non aver condiviso le scelte con la base M5s e soprattutto di non essersi consultata con direttorio, ma solo con il mini direttorio romano. Neanche due mesi e mezzo di governo e la Raggi è già al capolinea? “Sapeva, non sapeva” di certo non è solo la questione morale ad infiammare gli animi: lo zoccolo duro del giustizialismo estremo del M5s fa i conti con una realtà piena di grigi e sfumature sottovalutate. Per ora, silenzio e caos stanno avendo la meglio sulla necessità impellente di prendere decisioni. Scelte che influiranno non solo sul futuro della capitale, ma sulla stessa credibilità politica del Movimento e sulla sua, si spera, possibile maturazione.

(di Annalisa Spinelli)

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